ven 20 mar 2026

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Sicolo (Cia puglia): “Serve nuovo piano agricolo nazionale per rilanciare la competitività del sistema”

(Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia)

Il presidente pugliese e vicepresidente nazionale dell’organizzazione agricola: “Gli agricoltori si stanno indebitando per sostenere costi di produzione spropositati e i margini di guadagno sono molto bassi. La Pac è fortemente ideologica  e penalizza il made in Italy. In più ci sono questioni irrisolte come i cinghiali e la peronospora, che provocano danni incalcolabili”

Bisogna restituire dignità e certezze al lavoro agricolo e alle imprese della nostra agricoltura”. Questa la posizione assunta da Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia e vicepresidente nazionale dell’organizzazione agricola, il quale chiede risposte rapide e concrete per dare certezze al futuro del settore dell’agricoltura, danneggiato e trascurato da tempo.

Il numero uno pugliese di Cia evidenzia come la denuncia dei problemi sia iniziata da almeno due anni, pertanto, secondo lui non c’è più altro tempo da perdere.

Dunque Sicolo indica quali siano le priorità di intervento e confida che ci sia presto un’azione determinata e risolutiva nei riguardi dei lavoratori che vivono gravi difficoltà sotto diversi punti di vista.

In tutta Italia si sta tenendo la mobilitazione degli agricoltori. Quali sono le principali criticità riscontrate?

Cia Puglia è in mobilitazione permanente da almeno due anni. Da mesi denunciamo l’inadeguatezza della Pac e l’urgenza di una sua riforma radicale. Stessa cosa per quanto riguarda la necessità di confermare l’esenzione Irpef e i contributi per l’accesso agevolato alle assicurazioni contro le calamità.

Le criticità sono molte, ma si riassumono in alcuni punti: il riconoscimento di prezzi remunerativi ai prodotti coltivati e raccolti dalle imprese agricole; misure che riducano i costi di produzione aumentati a dismisura; azioni per difendere il made in Italy dalle importazioni massicce e dalla concorrenza sleale; mettere al centro delle politiche italiane ed europee il ruolo e il lavoro dei nostri agricoltori”.

Come si è giunti a queste condizioni?

A livello nazionale ed europeo hanno trascurato la crisi di un’agricoltura italiana vessata e zavorrata dalla burocrazia.

Hanno sottovalutato il nostro grido d’allarme e le richieste e proposte d’intervento che facciamo da almeno due anni per invertire la rotta.

Nel 2023, circa 2300 aziende agricole pugliesi sono state costrette a chiudere: costi di produzione alle stelle, minore accesso al credito, taglio ai sostegni alle filiere in difficoltà e la tragica incidenza delle calamità naturali hanno portato a tutto questo”.

In particolare un focus sulla Puglia: qual è la situazione?

La mortalità delle imprese agricole, in Puglia, è aumentata vertiginosamente negli ultimi due anni. Il settore vitivinicolo è stato messo in ginocchio dalla peronospora e dalle giacenze produttive.

L’olivicoltura quest’anno è stata favorita dalla congiuntura internazionale, ma il ripristino del potenziale produttivo e la rigenerazione delle zone colpite dalla Xylella sono obiettivi ancora lontani dall’essere realizzati.

La ghigliottina dei prezzi al ribasso riconosciuti ai produttori colpisce tutti i settori, da quello zootecnico all’ortofrutticolo, dalla cerealicoltura all’uva e agli agrumi. E poi restano in tutta la loro drammaticità i problemi legati ai danni della fauna selvatica e quelli rappresentati dall’inefficienza dei consorzi di bonifica commissariati.

Gli agricoltori si stanno indebitando per continuare a sostenere costi di produzione spropositati, mentre i loro prodotti sui mercati sono messi “in fuorigioco” dalla concorrenza sleale delle importazioni che attingono dai Paesi che producono con standard qualitativi e di sicurezza alimentare molto più bassi dei nostri”.

Quali sono le priorità di intervento nel breve e nel medio/lungo termine?

Nel breve termine, occorre che l’Europa cambi radicalmente la Pac e che il governo italiano ripristini i sostegni previsti per le aziende agricole in difficoltà.

Nel medio-lungo periodo è necessario un nuovo Piano agricolo nazionale che metta in primo piano la competitività del nostro sistema, fonte primaria del Made in Italy, con azioni strutturali su costi di produzione, redditività, ammodernamento delle reti irrigue, alleggerimento dei carichi fiscali, ripristino dell’equilibrio ambientale con la presenza della fauna selvatica, azioni a vasto raggio per favorire anche commercialmente il prodotto italiano rispetto a quello proveniente dall’estero”.

Il settore è fortemente penalizzato dalla sproporzione presenza dei cinghiali sul territorio. Qual è la stima dei danni?

Negli ultimi due anni, le richieste di ristoro dai danni alle produzioni causate da storni, lupi, cinghiali e dalle altre specie selvatiche sono triplicate.

Interi raccolti sono andati distrutti. Una stima precisa è molto difficile, ma stiamo parlando danni davvero ingenti. Il numero dei cinghiali negli ultimi 10 anni si è quadruplicato. Si tratta di animali voraci che, in branco, sono capaci di distruggere un intero raccolto”.

Cosa chiedete al governo regionale per combattere il problema?

Il problema va affrontato anche dal punto legislativo a partire dal livello nazionale, con una normativa che metta non solo la Regione ma anche i Comuni e le Province nelle condizioni di poter intervenire realmente e celermente con la caccia selettiva e altre forme di contenimento. Vanno superati i fondamentalismi degli ambientalisti da salotto che hanno un approccio tutto ideologico al problema.

Il proliferare fuori controllo delle specie selvatiche non preserva l’equilibrio ambientale, ma lo altera, con conseguenze tragiche a cui sempre più spesso assistiamo sulle nostre strade, dove ormai le vittime di incidenti causati da cinghiali sono sempre più numerose”.

Con l’opportunità dei fondi del Pnrr, come si potrebbe valorizzare il settore pugliese?

Servono opere idriche per l’irrigazione: nuovi invasi, nuovi depuratori per il riutilizzo dell’acqua a scopo irriguo, impianti per l’ottimizzazione dell’utilizzo di ogni singola goccia.

Occorre colmare il gap della grande logistica, in modo da permettere ai nostri prodotti di arrivare più celermente sui mercati di tutto il mondo. Serve sostenere l’ammodernamento tecnologico-digitale e l’internazionalizzazione delle nostre imprese agricole.

La qualità prodotta dalla nostra agricoltura non teme concorrenza, ma sulle infrastrutture e l’innovazione tecnologica dei servizi e delle opere a sostegno del comparto occorre fare ancora moltissimo. Noi continueremo a batterci anche per questo”.

Di Guido Tortorelli
(Riproduzione riservata)

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