Sicolo (Cia Puglia): “Tutela delle filiere e sostegni a Pmi colpite da fitopatie per dare slancio al comparto”

(Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia)
Il presidente della sezione pugliese dell’associazione a CUOREECONOMICO: “È fondamentale procedere con l’immediata attivazione del registro telematico Granaio Italia e del Registro Telematico dei Cereali. La sua posticipazione è stata un tradimento per i cerealicoltori italiani e pugliesi in particolare. Valorizzare e promuovere meglio il vino nelle sue specificità territoriali. Sì alla sostenibilità ambientale, purchè vada a braccetto con quella economica”
La Cia di Puglia è tornata al centro dell’attenzione mediatica nazionale richiamando l’attenzione sulla qualità del grano e sulle politiche di certificazione legate ai prodotti trasformati del grano.
La Cia chiede di far conoscere e diffondere la provenienza e la salubrità dei grani che arrivano nei porti italiani, anche con l’attivazione sia del registro telematico sia del pacchetto di azioni previste dal programma Granaio Italia.
Una tematica importante per la Confederazione Agricoltori Italiani che, partendo dal grano e dalla crisi del grano, tenta di far comprendere l’importanza dello sviluppo economico nazionale soffermando l’attenzione sulla sistematica mancanza di pianificazione verso il mondo dell’agricoltura e della trasformazione agroalimentare.
Nel tentativo di approfondire e comprendere le tematiche agricole, economiche e del food della nostra attualità, intervistiamo Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia.
Decine di cerealicoltori e cittadini stanno partecipando ai sit-in in difesa della filiera italiana grano-pasta che avete organizzato davanti al porto di Bari. Cosa chiedete alle istituzioni locali e nazionali?
“Chiediamo rispetto sia per la lunga e gloriosa storia del grano italiano e ancor di più per il lavoro delle nostre aziende agricole che rappresentano il primo anello del patrimonio alimentare del “Made in Italy”, nonché la incolumità dei cittadini e dei consumatori.
Per fare ciò è ovvio che si necessità di strumenti appropriati che permettano di tracciare le produzioni. Siamo ben consci che la produzione nazionale non riesce a soddisfare il fabbisogno industriale, ma siamo altrettanto consapevoli della necessità di tracciare il grano importato e qualificarlo in quanto tale, in modo da attribuire il giusto valore ai cereali e ai produttori nazionali e soprattutto la giusta informazione ai consumatori.
Le nostre richieste non comportano esborsi che gravano sulle casse dello Stato, così come non comportano sforzi assistenzialistici. Chiediamo solo trasparenza. Abbiamo chiesto e finalmente ottenuto la Cun (Commissione Unica Nazionale), che rappresenta uno strumento necessario per la determinazione del prezzo del grano duro e sarà operativa già da metà ottobre.
Ma ciò non basta. È fondamentale procedere con l’immediata attivazione del registro telematico Granaio Italia e, dunque, del Registro Telematico dei Cereali. La sua posticipazione è stata un tradimento per i cerealicoltori italiani e pugliesi in particolare”.
Segnatamente dunque cosa chiedete alle istituzioni locali e nazionali? Quali sono le richieste di Cia?
“Facciamo appello alle istituzioni, affinché realizzino alcune cose. Ai organizzi una task force che verifichi nei porti, nave per nave, il Dna e la provenienza della valanga di frumento utilizzata per far crollare il valore riconosciuto al grano dei nostri produttori; si organizzi, facendo appello al ruolo dei sindaci che assumono, in qualità di responsabili della condizione di salute della popolazione del proprio territorio, una task force che verifichi presso le giacenze e i centri di stoccaggio cerealicoli ricadenti nel territorio comunale, il Dna e la provenienza del frumento immagazzinato.
Chiediamo inoltre che venga revocata la decisione su “Granaio Italia” al fine di tutelare i consumatori della filiera del pane e della pasta, poiché il monitoraggio più stringente sulle operazioni di carico e scarico dei cereali, anche di quelli importati, aumenta la sicurezza alimentare; vengano rafforzati gli strumenti di sostegno alla produzione come i contratti di filiera che abbiano in parte, come base di partenza per i costi medi di produzione definiti da un ente terzo (Ismea – Università); si studino nuovi strumenti che certifichino i costi di produzione di grano duro, vigilando contro la speculazione che troppo spesso porta le quotazioni ben al di sotto di tali costi.
Ancora, alle istituzioni chiediamo che sì aumentino i controlli riguardo il corretto rispetto dell’etichettatura 100 percento grano duro italiano rendendoli strutturali e continuativi; sì valorizzi meglio la pasta 100 percento con grano italiano anche attraverso adeguate campagne di promozione; si aumentano i controlli e le verifiche nei porti e ai confini sulle importazioni di grano dall’estero; si valuti l’ipotesi di una inter-professione dei cereali, con una specificità per il grano duro, come strumento di modernizzazione del setto; sì incentivi la ricerca pubblica e privata per garantire il miglioramento delle rese e delle qualità”.
Cia guarda con interesse all’attenzione riservata, per la prima volta, all’agricoltura e alle sue esigenze, dall’Europa. In particolare, i focus sui tre dei passaggi chiave affrontati dalla von der Leyen e più significativi per il settore: l’annuncio di un dialogo strategico, per meno polarizzazione, sul futuro dell’agricoltura Ue; il riconoscimento di una sintonia tra comparto agricolo e tutela dell’ambiente; l’obiettivo di una transizione equa per agricoltori, famiglie e industrie. Quali sono le vostre considerazioni sulle priorità europee?
“Innanzitutto, bisognerebbe ripensare ad alcune scelte europee riguardanti la Pac. Tali scelte formulate nell’ambito del Piano nazionale strategico della Pac assumono un’importanza fondamentale nei confronti dell’economia agricola. Ed a tal proposito si rende necessaria una vera e propria riprogrammazione.
È evidente come sia fondamentale mantenere il sostegno accoppiato oggi previsto a favore dei produttori di determinate colture come per esempio il frumento duro delle regioni meridionali del nostro Paese.
Nello stesso tempo sono necessari interventi per migliorare la funzionalità e le prestazioni della filiera e per aumentare il potere negoziale degli agricoltori nell’ambito della catena del valore.
Particolare attenzione deve essere riservata all’individuazione di pratiche ecologiche che siano compatibili sia con le caratteristiche delle imprese coltivatrici sia con le caratteristiche pedoclimatiche degli areali di produzione.
Lasciando spazio al pragmatismo degli esempi, l’ecoschema 2 “Inerbimento delle colture arboree” definito dal Psn italiano nell’ambito della Pac prevede una copertura vegetale durante tutto l’anno.
In primo luogo, ciò significa non avere consapevolezza di ciò che può accadere nei campi pugliesi e di tutto il meridione già con le prime calure primaverili, a rischio incendi.
In secondo luogo, si dimentica o si omette di comprendere come la Xylella Fastidiosa abbia sterminato un enorme patrimonio olivicolo e paesaggistico composto da più di 22 milioni di piante. “Il Green non può mangiare il Green”. Inerbire i campi pugliesi significa ampliare il rischio di diffondere la Xylella Fastidiosa.
Deve essere compreso che non può aversi sostenibilità ambientale a discapito della sostenibilità economica delle aziende agricole. Dovrebbe essere valorizzato il ruolo multifunzionale dell’agricoltore in qualità di principale custode dell’ambiente.
I vari interventi della Pac del primo e del secondo pilastro vanno necessariamente programmati in maniera congiunta ed integrata, in modo da mettere a disposizione e a favore del sistema delle imprese, un pacchetto di misure tali da promuovere la stabilizzazione del mercato, assicurare un livello adeguato di redditività e migliorare le prestazioni economiche ed ambientali, legate alla qualità delle produzioni”.
Quella del 2023 sembrerebbe rivelarsi la vendemmia più leggera degli ultimi 6 anni, ancora una volta caratterizzata dagli effetti ormai cronici dei mutamenti climatici che, con i relativi decorsi meteorologici incerti e spesso estremi, hanno determinato importanti differenze quantitative lungo tutto lo Stivale. Quali sono le richieste e le preoccupazioni che avete raccolto dagli imprenditori agricoli e dai coltivatori?
“Se il 2022 è stata una grande annata per il vino, non si potrà dire altrettanto per il 2023. Quest’anno la produzione di uva da vino è stata fortemente ridotta a causa delle persistenti, incessanti e abbondanti piogge, che con un tasso altissimo di umidità e l’impossibilità nel poter accedere nelle aziende vitivinicole per effettuare i relativi trattamenti fitosanitari, hanno causato la diffusione di spore fungine con lo sviluppo della latente peronospora.
Un vero e proprio incubo. I viticoltori sono drammaticamente preoccupati per i loro redditi, tanto da chiedere lo stato di calamità naturale. Ma se i risultati saranno quelli degli indennizzi delle precedenti calamità, allora potremo dichiararci già falliti.
L’ultima calamità, quella relativa alla siccità 2022, ne è la dimostrazione. Agli agricoltori dei danni riconosciuti con l’applicazione del decreto legislativo 102/2004, di cui da anni ne chiediamo la revisione, andranno meno del 10 percento degli indennizzi dovuti.
Sarebbe fortemente auspicabile prevedere un poderoso sostegno temporaneo eccezionale a favore di agricoltori e Pmi particolarmente colpiti dalle fitopatie causate dalle avversità climatiche; prevedere la possibilità di poter attingere anche da risorse extra come, ad esempio, le risorse della vendemmia verde, che quest’anno non è stata attivata per le cause evidenziate e nello stesso tempo, si potrebbe anche considerare la possibilità di utilizzo di risorse rinvenienti dall’avanzo di gestione della misura sulla ristrutturazione dei vigneti.
L’utilizzo delle risorse previste nel C.S.R. 2023-2027 per il ripristino del potenziale produttivo vitivinicolo, oltre alla possibilità della norma mai abrogata della legge 102/04. Tutti strumenti che possono essere attivati per sostenere le aziende interessate dalle calamità.
Una crisi risalente che si traduce inevitabilmente in una stagnazione dei mercati che parte dalle chiusure del 2020 e del 2021, generate dalla pandemia da Covid- 19 e continua ancora tra sconvolgimenti e accelerazioni ad un livello mai visto negli ultimi decenni.
L’inflazione, la carenza di manodopera, la volatilità delle valute, le interruzioni della supply chain. Se a questo si aggiungono le guerre commerciali e quelle armate, l’instabilità politica e le sanzioni, il mondo del vino, appare in mezzo ad un fuoco incrociato.
Infatti, la preoccupazione più grande, prima delle nefaste avversità climatiche, era quella di tornare a vendemmiare senza essere riusciti a smaltire i milioni di ettolitri ancora nelle disponibilità delle cantine a maggio 2023, con conseguente immobilizzazione completa del mercato, favorita, tra l’altro, dall’infido e pericolo sistema delle cessioni dei diritti di reimpianto dei vigneti.
Tale meccanismo, infatti, ha condotto ad una migrazione dei diritti di impianto da aree meno produttive ad aree in cui si esplica una produzione maggiormente intensiva, provocando una sovrapproduzione e quindi saturazione del mercato.
A tutto ciò si aggiunge l’insidioso e annoso fenomeno della vinificazione delle uve da tavola, le quali, non trovando, parimenti, sbocchi sul mercato finiscono per contribuire all’aumento delle giacenze in cantina. Tra l’altro, tale fenomeno risulta assai pericoloso, non essendo consentito usarla per la vinificazione ma solo per estrarne succo.
Inoltre, diviene fondamentale affrontare il tema della valorizzazione e della promozione del vino, che deve spostarsi da un carattere di genericità ad un carattere di specificità, attraverso le definizioni di marchi e varietà autoctone, capaci di incanalare il fattore territorialità in un contesto di sviluppo economico”.
Di Domenico Letizia
(Riproduzione riservata)
Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com










