Somma (Confindustria Basilicata): “Decreto Sud e Zes unica volano, ma il Mezzogiorno va a più velocità”

(Francesco Somma, presidente di Confindustria Basilicata)
Il presidente degli industriali lucani a CUOREECONOMICO: “Servono misure di perequazione per quei territori come la Basilicata, che scontano oggettivi gap di competitività legati soprattutto ai deficit infrastrutturali. Le imprese hanno investito molto nulla digitalizzazione per fronteggiare una crisi iniziata molto prima che nel resto d’Italia. Stellantis dia risposte sui volumi produttivi di Melfi”
Ottimizzazione delle risorse. È il concetto chiave che il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma, vuole trasferire alle istituzioni politiche nazionali e locali.
Il numero uno lucano di Confindustria mette in evidenza le condizioni per avviare una stagione di rilancio per le imprese, colpite duramente dagli effetti tragici della pandemia e delle guerre in corso. In ogni caso, resta l’ottimismo per un’occasione storica, quella del Pnrr, che non può essere gettata al vento.
Presidente, cominciamo dal “Decreto Sud”. È una misura soddisfacente?
“C’è un aspetto su tutti che apprezziamo particolarmente ed è l’approccio al tema dello sviluppo del Mezzogiorno. Ci convince la volontà del Governo di intervenire con un quadro composito di misure per il rilancio dell’economia meridionale.
Il tentativo di coordinare l’utilizzo delle risorse del Fsc (fondo di coesione ndr) alle politiche di investimento e di riforma del Pnrr va in questa direzione. Le risorse ci sono, ma è fondamentale garantirne il corretto utilizzo.
Comprendiamo le ragioni che hanno portato a una profonda revisione della governance dei fondi di coesione, sulla base di una riflessione che pure andava fatta sull’incapacità di utilizzo di buona parte dei fondi europei assegnati.
Il rafforzamento della regia centrale sulla destinazione delle risorse e sul rispetto dei tempi di utilizzo può sicuramente garantire maggiore efficacia. Ma ad alcune condizioni”.
Quali nello specifico?
“Sosteniamo che il nuovo meccanismo degli “Accordi per la coesione” debba essere regolato anche in caso di mancato accordo tra Stato e Amministrazioni locali e che, soprattutto, anche in questo ultimo caso, venga sempre rispettato il criterio di allocazione territoriale.
Questa è davvero l’ultima chiamata per mettere il Mezzogiorno e l’Italia nelle condizioni di competere alla stessa velocità del resto d’Europa”.
Come valuta la Zes unica per le imprese del Sud?
“Anche la Zes Unica è figlia di questa visione. Noi crediamo che si tratti di una potente leva per accendere i motori del Mezzogiorno. Andrà inserita in un piano più ampio di politiche industriali per il Sud.
A patto che parta, però, dal riconoscimento dell’esistenza di diversi Sud, a differenti velocità. Riteniamo, pertanto, necessarie misure di perequazione per quei territori come la Basilicata, che scontano oggettivi gap di competitività legati soprattutto ai deficit infrastrutturali”.
Poi c’è il tema delle risorse.
“Esatto. Va garantita una dotazione adeguata a una Zes che interessa un’area così vasta. Per il 2024 sono previsti due miliardi di euro. Ma non abbiamo notizie per gli anni a venire. Le imprese che programmano investimenti avrebbero bisogno di maggiori rassicurazioni in proposito”.
Quindi come è possibile valorizzare le opportunità del Pnrr per il rilancio del Mezzogiorno?
“Abbiamo condiviso la scelta della rimodulazione delle risorse del Pnrr di progetti evidentemente non realizzabili entro il 2026. Ora con quelle risorse è necessario spingere gli investimenti, affinché le imprese possano innovare e competere.
Dobbiamo avere bene a mente che si tratta di un debito che stiamo contraendo. Vanno superate le difficoltà che, nel passato, hanno limitato l’effettivo utilizzo dei fondi comunitari. Anche se con qualche ritardo, le rate arrivano e questo significa che l’Italia si sta muovendo nella giusta direzione.
È necessario recuperare il tempo perduto e dare una forte accelerazione alle procedure di spesa. Restano fondamentali le riforme: lavoro, fisco, pubblica amministrazione e giustizia”.
Capitolo Basilicata. In che condizioni si trova il mondo dell’impresa?
“Come nel resto del Paese, anche in Basilicata si registra un rallentamento della crescita legata alla forte instabilità geopolitica e alla politica monetaria molto restrittiva della Bce.
Anche quei settori che in questi ultimi anni hanno dimostrato particolare vivacità, come il Mobile Imbottito, stanno facendo registrare preoccupanti segnali di rallentamento. La corsa dell’inflazione ha fortemente condizionato la domanda interna. Ha iniziato a soffrire anche il comparto edile a causa dello stop ai bonus fiscali.
C’è da dire che, a differenza del trend nazionale, in Basilicata la frenata del Pil era stata già registrata nella seconda parte dello scorso anno. Impennata del prezzo delle materie prime e, soprattutto, crisi energetica hanno fatto sentire gli effetti anche sul nostro tessuto produttivo.
Ad aggravare il quadro economico lucano la grande crisi che sta attraversando la filiera automotive e in particolare l’indotto Stellantis”.
Le aziende lucane come sono venute fuori dalla difficoltà della pandemia?
“C’è da dire che la reazione di molte Pmi alla pandemia è stata in molti casi inattesa e in alcuni casi esemplare. Il tessuto produttivo lucano ha mostrato una forte capacità di adattamento e reazione. Questo, chiaramente, è dipeso anche dagli strumenti messi in campo dai Governi, nazionale e locale, che evidentemente hanno garantito un buon sostegno.
Questo ha consentito a molte di esse di resistere e, nel migliore dei casi, di crescere. Ce lo dimostra la bella risposta, in termini di propensione agli investimenti, che è arrivata rispetto a misure quali i contratti di sviluppo regionale o ancora il bando per la “produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse”.
Qual è stata la lezione che ha lasciato questo periodo critico?
“Le realtà a maggior tasso di innovazione e digitalizzazione dimostrano una maggiore capacità di fronteggiare le crisi. Questo ha spinto molte di esse a investire nella digitalizzazione.
Nel 2021 il mercato digitale lucano è stato di 385 milioni di euro, con un +3,5 percento rispetto al 2020. Il 65,2 delle imprese lucane, nello stesso periodo di riferimento, ha raggiunto almeno un livello base di digitalizzazione, recuperando più di 15 punti rispetto all’anno precedente.
Questa consapevolezza più matura va ora accompagnata con un nuovo piano Transizione 5.0. Lo aspettavamo nella Manovra finanziaria del Governo ma ci auguriamo che venga recuperato con il RepowerEu”.
Prima ha citato Stellantis. Qual è la vostra posizione?
“La nostra posizione in proposito è sempre stata chiara. La transizione ecologica, per quanto necessiti di tempi e strumenti di accompagnamento adeguati, non è il principale problema dello stabilimento lucano e del suo indotto.
La gran parte della componentistica che produciamo a Melfi viene montata indifferentemente sia nelle auto con motore a combustione che in quelle elettriche.
Il vero problema che minaccia il futuro della filiera e con essa la tenuta economica e sociale della Basilicata è che i modelli che verranno prodotti nello stabilimento di San Nicola non garantiranno il mantenimento dei livelli produttivi e occupazionali che abbiamo conosciuto nel passato.
Sono necessari più volumi. E poi c’è un altro tema. A parità di condizioni di reale competitività, vanno coinvolte le aziende dell’indotto nell’assegnazione delle commesse. Sarà fondamentale che sul tavolo nazionale si arrivi alla definizione di un accordo di programma con Stellantis che offra opportune garanzie allo stabilimento e all’indotto”.
Quali sono le vostre richieste al governo Bardi per aumentare la competitività del settore?
“Nel caso specifico del settore automotive che rappresenta la prima emergenza socio economica della Basilicata, bisogna fornire almeno un primo sollievo alle imprese assicurando piena operatività al Bando Area di Crisi Complessa e al Bando Automotive.
Al contempo vanno stimolate le nuove iniziative imprenditoriali provenienti da settori diversi dall’automotive. Tra le misure che hanno avuto una risposta importante da parte del tessuto produttivo locale ci sono i contratti di sviluppo a valenza regionale. Chiediamo che ad essi vengano assegnate nuove risorse.
E poi continuiamo a dire che la Regione deve fare ogni possibile sforzo per estendere la misura del gas gratis - beneficio di cui attualmente godono le famiglie lucane - anche alle imprese. Non possiamo perdere questa opportunità. Soprattutto in considerazione dell’inasprimento della crisi energetica che potrebbe derivare dal nuovo conflitto in Medio Oriente.
C’è poi un altro tema su cui chiediamo alla Regione di attivarsi e riguarda la stortura che vede penalizzata la Basilicata - nell’ambito della Carta degli Aiuti di Stato a finalità regionale 2022/2027 - rispetto a regioni limitrofe come Puglia, Campania e Calabria. Bisognerebbe creare le condizioni per ridiscutere l’intensità degli Aiuti”.
Di Guido Tortorelli
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