SPUM.E, il progetto di ricerca per un distretto della spumantistica umbra

(Marco Caprai, Ceo Arnaldo Caprai Società Agricola)
Sono stati presentati al Park Hotel ai Cappuccini di Gubbio, i risultati del progetto di ricerca SPUM.E che pone le basi per la possibile nascita di un distretto della spumantistica umbra che potrebbe andare a valorizzare le zone montane dell’Appennino in via di abbandono, promuovendone recupero e reinsediamento
SPUM.E (acronimo di Spumantistica Eugubina) è un progetto di valutazione della sostenibilità ambientale, economica e sociale della produzione di basi spumante sulla fascia appenninica Eugubino Gualdese, già riconosciuta storicamente per la produzione di vini di qualità, finanziato dalla Regione Umbria tramite PSR, realizzato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, e che ha visto il coinvolgimento delle aziende agricole Semonte e, come partner, Arnaldo Caprai (Vuoi conoscere l’andamento della società?) e Leaf (azienda di consulenza per il settore vitivinicolo).
Donatella Tesei: «Oggi l’Umbria è conosciuta in tutto il mondo e il progetto SPUM.E sono certa che può portare ulteriore riconoscibilità alla nostra regione.
È un progetto che si basa su degli studi e sul valore della produzione, essenziale per qualsiasi impresa agricola. Un progetto che credo sia molto utile per il nostro territorio, perché i nostri Appennini devono tornare a rivivere. SPUM.E parla dell’orgoglio di questi Appennini nel vedere sviluppare la sua comunità».
L'Umbria, infatti, possiede una grande superficie coltivabile in quota: oltre il 25% della superficie regionale si trova sopra i 600 m s.I.m. che ben si adatterebbe ai nuovi scenari climatici e produttivi.
«È in questo senso – ha spiegato il professor Leonardo Valenti del Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali, produzione, territorio, agroenergie dell’Università degli studi di Milano – che la pianificazione territoriale può assumere un ruolo chiave nell’azione di contrasto ai cambiamenti climatici e ai loro impatti.
In Umbria quasi il 40% della superficie si trova ad altezze tra i 200 m e i 400 m s.l.m., il 26% tra i 400 m e i 600 m, il 13% tra i 600 m e gli 800 m, e il 14% a più di 800 m.
La maggior parte delle attività vitivinicole umbre oggi occupano superfici tra i 200 m e i 600 m s.l.m. e si trovano sempre più frequentemente a dover affrontare le conseguenze degli eventi meteorologici estremi.
Il successo del progetto contribuisce a costituire uno dei primi esempi virtuosi di recupero dell’economia rurale in un territorio che soffre fenomeni di abbandono, invecchiamento e depauperamento delle attività economiche».
«Da un lato è evidente come, a causa dei cambiamenti climatici in atto e del conseguente innalzamento delle temperature, i terreni in quota – ritenuti in passato inadatti alla viticoltura, se non “eroica”, e non di rado abbandonati da decenni proprio per la loro improduttività – possano dimostrarsi ora ideali per la coltivazione della vite, in fuga da calore e siccità, e quindi fungere da volano per la nascita di una nuova imprenditoria legata al vino», sottolinea Marco Caprai.
Gli studi di SPUM.E sono partiti dal vigneto sperimentale di 6 ettari impiantato tra il 2017 e il 2019 a Chardonnay e Pinot Nero (i due vitigni ideali per la spumantizzazione Metodo classico) in località San Marco di Gubbio dall’azienda agricola Semonte, di proprietà della famiglia Colaiacovo, a una quota compresa tra i 750 e gli 850 metri di altitudine, su terreni abbandonati che, in passato, erano stati utilizzati come seminativo e poi come pascoli.
Redazione Cuoreeconomico
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