Stipendi bassi e rischio povertà energetica: anche il lavoro dipendente non è più sicuro

Il rapporto del Censis segnala l'allarme su questo fronte: sono oltre 4 milioni i lavoratori del settore privato che non raggiungono i 12.000 euro annui, dei quali 412.000 con un contratto a tempo indeterminato ed un orario pieno. E tanti non ce la fanno a pagare le bollette del gas
C’erano una volta il posto fisso e il lavoro dipendente come garanzia di stabilità. Tutto questo non c’è più e se il primo è ormai da tempo fuori dai radar, la novità riguarda il lavoro dipendente.
Il rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, segnala infatti che nel 2021, sul totale degli occupati, il 9,7% si trovava in condizioni di povertà relativa. Fra i lavoratori dipendenti la quota sale al 10,2%, nel Sud il dato raggiunge il 18,3%.
Nel settore privato, secondo il rapporto, sono oltre 4 milioni i lavoratori che non raggiungono i 12.000 euro annui, dei quali 412.000 con un contratto a tempo indeterminato ed un orario pieno.
Un segnale d’allarme importante a cui le istituzioni dovrebbero prestare attenzione, per mettere le imprese in condizione di fornire ai lavoratori salari adeguati, fondamentali per mantenere quella sostenibilità sociale senza la quale non possono esserci quella economia e ambientale.
Rischio povertà ed esclusione sociale
Secondo il rapporto, ancora, nel 2021 le persone soggette al rischio di povertà o di esclusione sociale, poiché vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro o a rischio di povertà, o in condizioni di grave deprivazione, sono pari al 25,4% della popolazione, ovvero oltre uno su quattro.
Soffre in particolare il Sud: tra coloro a rischio di povertà o esclusione sociale il 41,2% è residente nel Mezzogiorno (a fronte del 21% nel Centro, del 17,1% nel Nord-Ovest e del 14,2% nel Nord-Est), per il 33,9% sono appartenenti a famiglie in cui il reddito principale è quello pensionistico (a fronte del 18,4% e del 22,4% appartenenti a famiglie con reddito principale da lavoro dipendente o da lavoro autonomo) e per il 64,3% sono membri di famiglie che percepiscono “altri redditi”, il 56,6% dei quali si qualifica anche come individuo a bassa intensità lavorativa.
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Infine viene nuovamente superata la soglia del 40% nel caso di persone appartenenti a famiglie dove almeno un componente non è italiano (42,2%) o dove vivono tre o più minori (41,6%).
Allarme povertà energetica
Un altro dato piuttosto allarmante è che l’attuale crisi energetica può portare sacche importanti di povertà su questo fronte: per il 33,4% delle famiglie italiane è la principale fonte di preoccupazione, dato che arriva al 43% tra le famiglie in una bassa condizione socio-economica, le più colpite dall'aumento dei costi incomprimibili.
Il 6,5% delle famiglie italiane era in ritardo con il pagamento delle bollette (dato in linea con la media europea) nel 2021, ma il dato potrebbe salire ancora nel 2022.
Ancora più numerosi sono coloro che affermano di non riuscire a riscaldare adeguatamente la propria abitazione: l'8,1% delle famiglie, un dato superiore di 1,2 punti percentuali al dato europeo.
Come spiega il Censis, il rischio povertà energetica è dietro l’angolo e si superi l’8,8% di persone che nel 2022 non sono riuscite a mantenere un livello adeguato di riscaldamento casalingo.
A si aggiunge l’impennata dell’inflazione, in grado di erodere drasticamente il potere d'acquisto e il valore dei risparmi di tutte le famiglie.
Rifiuto dei privilegi
Il rapporto del Censis evidenzia una crescita fra gli italiani dei privilegi. Per l'87,8% sono insopportabili le differenze eccessive tra le retribuzioni dei dipendenti e quelle dei dirigenti, per l'86,6% le buonuscite milionarie dei manager, per l'84,1% le tasse troppo esigue pagate dai giganti del Web, per l'81,5% i facili guadagni degli influencer, per il 78,7% gli sprechi per le feste delle celebrities, per il 73,5% l'uso dei jet privati.
Tuttavia, spiega il Censis, "non si registrano fiammate conflittuali, intense mobilitazioni collettive attraverso scioperi, manifestazioni di piazza o cortei", ma "una ritrazione silenziosa dei cittadini perduti della Repubblica".
Un rifiuto che gli italiani hanno manifestato con l’astensionismo elettorale, primo partito in Italia alle ultime elezioni (18 milioni di non votanti, il 39% degli aventi diritto).
Redazione Cuoreeconomico
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