Taddei (Cia Marche): “Problema non è green deal bensì politiche nazionali, ecoschemi penalizzano territorio”

(Alessandro Taddei, presidente di Cia Marche)
Il presidente regionale dell’associazione agricola: “Il taglio dell’Irpef è un contentino e chissà se verrà mantenuto. Serve un giusto riconoscimento alle produzioni”
Se fino a qualche mese fa alcune associazioni hanno criticato le politiche europee sull’agricoltura e con le proteste dei trattori il Green Deal è diventato il bersaglio delle polemiche, Cia si scaglia contro le misure del Governo.
“È vero che la Pac è stata scritta in fretta, ma il problema non riguarda i principi bensì le applicazioni a livello nazionale”, dice Alessandro Taddei, presidente di Cia Marche. “Infatti - continua - solo per l’Italia sono previsti gli eco-schemi.
Per le Marche passare all’ecoschema 4 porterebbe solo danni perché prevede la rotazione di 3 colture diverse in tre anni. Da noi la coltivazione barbabietola non sarebbe proficua perché non ci sono più zuccherifici mentre il mais in montagna non si può seminare e la stragrande maggioranza di coltivatori che produce cereali necessita dell’integrazione salariale della Pac”.
Presidente, però contro il Green Deal si manifesta anche in altri paesi. Rispetto al settore agroalimentare pensa che la Commissione europea debba cambiare l’approccio?
“L’Unione europea è l’istituzione che in questo momento ha meno responsabilità perché l’ultima Legge di bilancio ha garantito meno risorse per l’agricoltura e non ha fatto nulla contro gli aumenti dei costi di produzione.
Quanto al green deal, le modifiche all’uso dei fitofarmaci sono giuste anche se già decise in precedenza, ma penso che a livello europeo il problema più dannoso sia la concorrenza perché per i prodotti importati non vengono attuati gli stessi controlli per quelli interni”.
Il Governo però ha promesso il taglio dell’Irpef per le attività fino a 15.000 euro di reddito. Che ne pensa?
“Si tratta di un contentino, perché bisognerà vedere se verrà mantenuta anche per il prossimo anno. Servono misure efficienti per sostenere il reddito degli agricoltori e come Cia lo scorso 26 ottobre siamo scesi in piazza per chiedere il giusto riconoscimento alle produzioni, ma altre associazioni del settore hanno deriso la nostra protesta e ora le imprese agroalimentari sono sempre più in difficoltà”.
Restando sulle politiche del governo pensa che sia giusto il riconoscimento dello stato di calamità per i vigneti che hanno subito i danni da peronospora?
“L’avevamo chiesto all’Assessorato regionale anche per le imprese che si occupano dei foraggi e della coltivazione dei cerali. Le risorse ammontano a poco più di un milione che, come quelle per le alluvioni, serviranno per coprire gli interessi dei mutui”.
A questo proposito voi imprenditori agricoli vi sentiti più tranquilli dopo l’arresto all’aumento del denaro deciso dalla Bce?
“Ancora i tassi non sono scesi più di tanto, ma auspico che insieme alle associazioni per l’assistenza al credito si possano trovare soluzioni per salvare i mutui di chi ha un’attività”.
Sull’andamento dei progetti legati alla transizione ecologica invece qual è il suo giudizio?
“Agli ultimi bandi di novembre e di dicembre per l’acquisto di trattori elettrici non sono arrivate tante domande perché ancora non sappiamo come funzionano e quanto dureranno. Così come quello sul fotovoltaico, che prevede sostegni solo per l’autoconsumo e quindi ha tagliato fuori tante imprese.
Il problema più grave riguarda il click-day per accedere alle domande perché in diverse aree interne manca la connessione a internet e questo paradossalmente favorisce attività fuori dalle Marche.
Le anomalie non riguardano solo i bandi del Pnrr ma quelli del Psr, come l’ultimo legato alle recinzioni che prevedeva fondi per tutte le strutture tranne per i cancelli e qui la colpa non è dell’Europa ma della Pubblica amministrazione regionale”.
Di Matteo Melani
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