Tagliavanti (CamCom Roma): “Commercio, turismo e lusso trainano il territorio, ma Pmi faticano su criteri ESG”

(Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma)
Il presidente dell’ente camerale della Capitale a CUOREECONOMICO: “Bene la ripresa del commercio, che era il settore più in difficoltà nell’immediato post Covid, ma gli scenari geopolitici aprono nuovi fronti di preoccupazione. Preoccupano lo stop alla crescita dell’export per alcune tipologie di impresa e la stretta monetaria della Bce. Bisogna poi evitare che il raggiungimento degli obiettivi climatici, pure giusto, si traduca in un razionamento del credito per le realtà più piccole”
Le sfide di Roma Capitale in un momento storico fondamentale per l’economia italiana, guardando anche alle prospettive future come il Giubileo del 2025. Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, fa il punto con CUOREECONOMICO.
Qual è lo stato di salute delle imprese romane all’inizio del 2024? Quali sono i timori e quali le prospettive anche alla luce della situazione geopolitica attuale?
"Il 2023 è stato un anno di consolidamento, secondo le nostre stime il valore aggiunto dell’economia romana è aumentato di circa l’1 percento, trainando il dato regionale e collocandosi al di sopra della media italiana. Al risultato ha contribuito il brillante andamento del turismo.
In linea con l’avvio dei programmi per il Giubileo 2025, importanti segnali di espansione si sono inoltre osservati dal lato degli investimenti pubblici. Si è esaurito il ciclo post- pandemico di forte crescita, ma anche se oggi abbiamo numeri più bassi del 2021-22, registriamo comunque una crescita dell’attività economica.
Ovviamente, le guerre in corso in Ucraina e in Medioriente e le tante tensioni geopolitiche continuano a rappresentare un serio rischio per il consolidamento della fase di ripresa economica dell’Italia e del nostro territorio.
Secondo l’indagine condotta a fine 2023 dalla nostra Istituzione, le imprese romane restano incerte sulle prospettive del 2024: il 49,3 percento delle imprese prevede un fatturato stabile rispetto al 2023, il 26 in aumento e il 24,7 in diminuzione”.
Quali sono i settori che trainano e quelli più in difficoltà?
“Su questo aspetto indicazioni importanti arrivano dall’indagine Excelsior- Unioncamere sulla domanda di lavoro delle imprese. Dal report risulta chiaramente che, nel 2023, un ruolo trainante è stato esercitato dall’edilizia, dal turismo e dai servizi alle imprese.
I primi dati del 2024 confermano questa tendenza, lasciando inoltre intravedere qualche segno di risveglio anche nel commercio. Questo sarebbe un segnale davvero importante, considerando a tutto il 2023 - come rileva l’indagine Excelsior - che il commercio era l’unico settore a non aver ancora recuperato i livelli di domanda di lavoro pre-Covid.
Per quanto riguarda in modo più specifico l’edilizia, dobbiamo considerare che, nel 2023, gli investimenti del Comune di Roma hanno ripreso a crescere.
Per il turismo il 2023 è stato un vero e proprio anno boom: 2 milioni di arrivi in più rispetto al periodo pre-Covid. E le presenze sono state oltre 4 milioni in più sul pre-pandemia. Flussi straordinari che trainano un’amplissima area di attività commerciali, ristorazione e alloggio.
Tra l’altro, va sottolineato, il proseguire dell’investimento in nuovi alberghi di lusso e come si stia consolidando lo spostamento del turismo a Roma verso un segmento a più alto valore aggiunto.
Questo non vuol dire, naturalmente, che tutto vada bene. Ci sono segnali di interruzione della fase di crescita delle esportazioni, e i segnali di sofferenza riguardano non tanto i settori quanto le tipologie di impresa.
In generale appaiono più in difficoltà quelle di piccole dimensioni, che non riescono a investire adeguatamente nelle tecnologie digitali e per le quali l’adeguamento ai nuovi principi di sostenibilità è, senza dubbio, più oneroso”.
Si può dire che la presenza di Roma renda il Lazio una regione a più velocità, visto che anche Roma al suo interno ha situazioni diverse nei vari quartieri?
“Il Lazio è una delle regioni protagoniste del panorama economico italiano: vale il 10,9 percento del Pil nazionale e conta oltre 2,3 milioni di occupati.
il Lazio può contare su una struttura produttiva consolidata – oltre 600.000 imprese (601.413 al 31.12.2023), pari al 10,1% del totale delle imprese italiane – e vitale: anche in un anno complesso per l’economia italiana come il 2023, la nostra è stata la prima regione in Italia per tasso di crescita delle imprese: +1,59 percento (media Italia +0,7).
Il contributo della città di Roma all’andamento dell’economia del Lazio è determinante: il suo peso economico è nell’ordine del 75 percento, più di qualsiasi altro capoluogo di regione in Italia.
È indubbio che le province del Lazio avanzino a velocità diverse fra loro, in conseguenza dei loro diversi modelli di specializzazione. E sono altrettanto innegabili le rilevanti differenze, tra aree centrali e periferiche, all’interno della stessa Roma, in termini di composizione socio-economica, incidenza dei titoli di studio e livelli occupazionali.
Per questo, il vero obiettivo per le politiche di sviluppo dev’essere quello di favorire un incremento complessivo della competitività regionale”.
Quanto sta incidendo la desertificazione bancaria sulle imprese del territorio?
“La desertificazione bancaria è un fenomeno su cui riflettere, ma non è un danno di per sé. In gran parte gli sportelli bancari si riducono perché tutti abbiamo imparato a utilizzare i servizi digitali e abbiamo quindi meno bisogno di recarci fisicamente in una filiale.
Incide piuttosto, e molto, la restrizione monetaria con cui si è contrastata l’inflazione. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che nei primi undici mesi del 2023 il flusso di credito verso le piccole medie imprese è diminuito del 5,5 percento, mentre quello a favore delle famiglie è rimasto fermo sui livelli del 2022. Ciò a fronte di tassi di interesse che sono quadruplicati.
Un altro fattore che incide è la tendenza che sta snaturando il ruolo delle banche popolari e di credito cooperativo, quelle più legate al territorio e alle imprese più piccole. A Roma la linea di resistenza è alta, ma certo è difficile contrastare la sempre maggiore concentrazione degli istituti bancari.
In prospettiva grande attenzione deve, poi, essere prestata per evitare che i criteri di sostenibilità ESG richiesti dall’autorità monetaria si traducano in un razionamento del credito per le imprese di minori dimensioni. Contrastare il cambiamento climatico è necessario, ma questo non al costo di immettere nel sistema creditizio un rischio di razionamento”.
Uno dei grandi problemi dell’impresa italiana è il ricambio generazionale. Per un giovane è più facile fare impresa a Roma rispetto che altrove?
“Il fare impresa ha sempre caratterizzato i romani e i giovani sono stati protagonisti, insieme alle donne e agli stranieri, della forte crescita imprenditoriale degli ultimi 15 anni e oggi, a Roma, operano quasi 36.000 imprese giovanili (35.990 al 31 dicembre 2023), pari all’8,1 percento delle imprese romane.
Nel mondo delle imprese innovative ad alto valore tecnologico, la presenza dei giovani è molto alta: le start-up innovative giovanili rappresentano il 18,1 percento del totale delle start-up innovative romane.
Un fatto che non deve sorprenderci, perché la città di Roma può contare su un ecosistema naturalmente vocato all’innovazione - numerose università, centri di ricerca e start-up - oltre che su un dinamico tessuto di imprese culturali e creative, che fanno del nostro territorio un luogo propizio alla presenza dei giovani e alla loro propensione imprenditoriale.
Non a caso, proprio nella Capitale, si tiene l’evento più importante in Italia dedicato alla diffusione della cultura digitale: Maker Faire Rome, promosso e organizzato dalla Camera di Commercio di Roma e giunto alla dodicesima edizione”.
Vi convince la manovra? E la rimodulazione del Pnrr?
“Nella manovra la tenuta dei conti pubblici ha rivestito, giustamente, un ruolo prioritario, anche in considerazione dell’alto livello del debito pubblico e dell’aumento dei tassi di interesse.
In questo scenario le risorse del Pnrr rivestono un ruolo fondamentale per sostenere gli investimenti pubblici e l’occupazione e alimentare la fiducia delle imprese. La rimodulazione ha molti aspetti positivi, tra cui una più chiara focalizzazione delle risorse del Piano verso le imprese.
Per Roma il Pnrr è decisivo, i dati dell’Osservatorio di Tor Vergata sugli investimenti nella Capitale ci dicono che sono partite procedure di gara per quasi 4 miliardi. Questa spinta sta sostituendo, per il comparto edile, il sostegno fornito dal Superbonus, che si sta fisiologicamente esaurendo”.
Di Emanuele Lombardini
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