TASSI. Imprese italiane strette tra debiti e richieste di aiuto

I tassi di interesse continuano a salire, e le imprese italiane sentono il fiato sul collo. Con l’ultima stretta della Banca Centrale Europea, che ha portato il tasso di riferimento al 4,25% – il livello più alto dal 2008 – il costo del denaro pesa come un macigno su PMI e famiglie. Le associazioni di categoria, da Confcommercio a Confindustria, denunciano un rischio concreto per la tenuta del sistema produttivo e chiedono al governo misure immediate, mentre i territori più indebitati contano i danni.
Secondo i dati della Banca d’Italia, il tasso medio sui nuovi prestiti alle imprese è salito al 5,8%, rispetto al 4,1% di un anno fa. Per le PMI, che rappresentano il 92% del tessuto imprenditoriale italiano, questo significa un aggravio di costi stimato in 8 miliardi di euro annui, come riporta un’analisi di Confindustria.“Il credito è diventato un lusso - ha dichiarato Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto - “Le aziende che hanno investito nel post-pandemia ora faticano a rifinanziarsi”.
Il rapporto della BCE giustifica la stretta con la necessità di contenere l’inflazione, scesa al 2,1% nell’area euro a marzo. Ma per l’Italia, dove il debito delle imprese ammonta a 1.200 miliardi di euro, l’effetto è devastante. “Il 30% delle PMI ha mutui a tasso variabile - ha aggiunto Carraro - “Ogni punto in più è una stangata”.
Il Nord-Est è tra i più colpiti. Secondo la Camera di Commercio di Verona, nel 2024 le imprese venete hanno contratto prestiti per 45 miliardi di euro, il 60% a tasso variabile. A Vicenza, distretto dell’oreficeria, il 25% delle aziende ha sospeso gli investimenti, secondo un’indagine locale di Confartigianato.
Al Centro-Sud, la situazione non è migliore. In Abruzzo, Confcommercio Pescara segnala un +15% di richieste di moratoria sui mutui nel primo trimestre 2025. In Campania, la filiera del turismo – che nel 2024 ha fatturato 12 miliardi di euro – rischia di rallentare.
Le associazioni di categoria alzano la voce. Confindustria chiede un fondo di garanzia da 10 miliardi di euro per rifinanziare i debiti delle PMI a tassi calmierati. Mentre Confcommercio propone una moratoria fiscale per le imprese in difficoltà. CNA punta sulla semplificazione. Coldiretti, infine, guarda agli agricoltori chiedendo un piano di sostegno per il settore primario.
Il Ministero dell’Economia ha assicurato che sta valutando misure per mitigare l’impatto dei tassi riconoscendo che il costo del denaro è un problema per la crescita. Ma le associazioni chiedono risposte concrete.
Claudia Boccucci
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