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28/02/2024

Ue, passa legge su ripristino natura: "Ora trovare fondi fuori da Pac"

(Cristiano Fini, presidente Cia-Agricoltori Italiani)

Agricoltori contrariati dopo il voto del Parlamento. Fini (Cia): "La tutela dell’equilibrio ad aver permesso di fare arrivare sulle tavole degli italiani, e di tutto il mondo, materie prime sane e di qualità. Dovrebbe essere questo l’obiettivo di una legge che si dichiara a salvaguardia della biodiversità e della sicurezza alimentare”. Giansanti (Confagricoltura): "La protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse naturali e della biodiversità devono coesistere con la salvaguardia dei livelli di produzione”. De Meo (Fi): "Prevalsa ideologia"

Il ripristino della natura è legge europea e per l’agricoltura, pienamente coinvolta con la riconferma degli ecosistemi agricoli, si prospetta un’altra strada in salita tra rischi sul potenziale produttivo e ulteriori oneri. Così Cia-Agricoltori Italiani commenta il via libera alla normativa da parte della plenaria del Parlamento Ue.

Con oltre l’80 percento degli habitat Ue in cattivo stato, ferma restando la necessità di recupero degli ecosistemi degradati, tra gli asset chiave della transizione green, è sempre con la gradualità della sua realizzazione che ci si deve misurare.

Adesso, quindi - chiosa Cia - occhio al Piano nazionale di attuazione del regolamento, in virtù di quella flessibilità che il nuovo testo ha assicurato di garantire.

Pesa non poco, alla luce di tutte le criticità geopolitiche e commerciali in atto, l’obiettivo ambizioso del ripristino degli ecosistemi di almeno il 30 percento entro il 2030, percentuale che aumenterà al 60 percento entro il 2040 e al 90 percento entro il 2050.

Inoltre, - sottolinea Cia - visti proprio gli eventi climatici estremi, oltremodo preoccupa la tendenza positiva che si dovrà registrare, per legge, rispetto alle risorse idriche, 25 mila chilometri di fiumi, come l’impegno imposto di garantire che non vi sia alcuna perdita netta né della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani, né di copertura arborea urbana.

Ora lavorare su piani di ripristino nazionali, ma servono fondi aggiuntivi

Dopo l’approvazione finale in Consiglio previsto a fine marzo, l’Italia dovrà lavorare alla tabella di marcia indicata a tutti i Paesi membri, in particolare sui Piani di ripristino nazionali fino al 2032, con le modalità per migliorare la biodiversità negli ecosistemi agricoli e fare in modo, soprattutto, che l’implementazione della normativa non impatti sul sistema produttivo con ulteriori oneri per gli agricoltori. Resta chiaro che andranno trovati fondi aggiuntivi dedicati perché non è pensabile intaccare ancora il bilancio della Pac.

Infine - conclude Cia - il freno di emergenza introdotto in caso di circostanze eccezionali, non è soddisfacente se non entra nel merito, quanto meno su tempistiche e quantitativi, per mettere al riparo, di volta in volta, le produzioni e tutelare agricoltori e consumatori rispetto agli approvvigionamenti e al rischio escalation dei prezzi.

La natura va preservata certo - dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini - e l’agricoltore è il primo ad avere questo interesse.

Ricordiamoci che è, piuttosto, la tutela dell’equilibrio ad aver permesso di fare arrivare sulle tavole degli italiani, e di tutto il mondo, materie prime sane e di qualità. Dovrebbe essere questo l’obiettivo di una legge che si dichiara a salvaguardia della biodiversità e della sicurezza alimentare”.

La posizione di Confagricoltura

"E’ stata persa l’occasione per segnare un punto di svolta nell’applicazione del Green Deal all’agricoltura. Con la nuova normativa verrà messo a rischio il potenziale produttivo del settore. Vogliamo comunque ringraziare gli europarlamentari italiani per l’attenzione che hanno rivolto alle nostre argomentazioni”.

Così il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, sul voto espresso oggi dal Parlamento europeo, che ha approvato il risultato del trilogo con il Consiglio e con la Commissione sulla proposta di regolamento riguardante il ripristino della natura (Nature Restoration Law).

L’intesa finale – rileva Giansanti – è decisamente peggiorativa rispetto alla posizione che era stata votata dal Parlamento europeo per tutelare la superficie agricola e l’attività produttiva. Inoltre, non sono stati previsti fondi aggiuntivi per il raggiungimento degli obiettivi fissati. E’ chiaro che le risorse finanziarie necessarie non potranno essere in alcun modo attinte dal bilancio della Pac”.

Dopo il ritiro della proposta di regolamento sui fitofarmaci – prosegue il presidente di Confagricoltura – ci attendevamo un esito diverso. La protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse naturali e della biodiversità devono coesistere con la salvaguardia dei livelli di produzione”.

La sostenibilità ambientale non può essere perseguita contro gli agricoltori che sono i primi guardiani dell’ambiente. Serve un cambiamento di rotta rispetto alla linea finora tenuta dalla Commissione e che abbiamo sempre contestato”, conclude Giansanti.

Ora facciamo affidamento sugli esiti del dibattito sul futuro dell’agricoltura che si terrà al prossimo Consiglio europeo, come annunciato ieri dalla presidente Giorgia Meloni nel videomessaggio alla nostra assemblea a Bruxelles”.

La posizione di Coldiretti

"Quella sul ripristino natura è una legge senza logica che, tra le altre cose, diminuisce la produzione agricola – sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare l’approvazione del regolamento da parte del Parlamento europeo – Un compromesso al ribasso rispetto alla proposta del Parlamento, anche se meno negativa della prima proposta della Commissione europea”.

Prandini sottolinea anche quanto fatto insieme agli europarlamentari “per far cadere una serie di vincoli – come ad esempio l’abbandono del 10% delle superfici agricole e disincentivi alla manutenzione del territorio. Tutte misure che avrebbero ulteriormente ridotto la capacità produttiva.

La legge – ribadisce il presidente della Coldiretti – resta però un controsenso perché mette in contrapposizione la natura e l’agricoltore, che in realtà è il vero custode di questo patrimonio ambientale. Non è allontanando gli agricoltori dalla terra che si preserva l’ambiente”.

E ci sarebbe un’altra questione significativa su cui porre l’accento: “Mentre continuiamo a chiedere e a spingere sul tema della semplificazione come ribadito anche a Bruxelles – conclude Prandini – questa legge va ad appesantire gli aspetti burocratici e i piani nazionali per le misure di ripristino che sarebbero molto complicati".

Così l'Europarlamentare De Meo

"Il voto contrario di Forza Italia all'accordo provvisorio raggiunto sul ripristino della Natura è coerente con il messaggio che da mesi ormai cerchiamo di dare: non si tratta di bloccare a priori ogni iniziativa europea destinata alla protezione dell'ambiente, ma di ribadire che su questa legge, come per altre, bisogna essere pragmatici e sarebbe stato utile ed opportuno rivedere una proposta la cui impostazione era erronea fin dal principio". Così l'eurodeputato di Forza Italia, Salvatore De Meo sulla stessa questione. 

"Purtroppo nonostante le condivisibili rivendicazioni del mondo agricolo, ancora in corso, è prevalso un approccio ideologico che, unitamente ad altri provvedimenti, rischia di minare la credibilità dell'Unione europea.

A chi intende strumentalizzare il dibattito ricordiamo che Forza Italia ha sempre sostenuto l'azione Ue contro il cambiamento climatico e continuerà a farlo nella misura in cui le proposte che arrivano dalla Commissione siano realistiche e rispettino criteri oggettivi e scientifici su cui si deve basare una buona legge.

Il voto di oggi, da alcuni evocato come una vittoria, in realtà è un fallimento perché i temi ambientali non sono di parte ma appartengono a tutti", conclude De Meo.

Redazione Cuoreeconomico
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