Uggè (Fai): “Valichi, ristori e Pnrr, la politica è ferma: così ne va della competitività del Paese”

(Paolo Uggè, presidente della Fai-Federazione Italiana Autotrasportatori)
Il presidente nazionale degli autotrasportatori a CUOREECONOMICO: “La permeabilità dei valichi è una questione che va affrontata con forza, anche in Europa. Il Governo ha tagliato gli investimenti sul parco circolante: ora chi lo ha rinnovato non avrà un euro. Alla politica dei trasporti continua a mancare una logica di sistema: non si può ragionare su base regionale”
Le sfide e le attese di un settore, quello della logistica, che fa muovere l’economia italiana ma che adesso è stretto fra i rincari del carburante e la questione dei valichi. Con in mezzo un passaggio cruciale, quello di una transizione ecologica inevitabile, da conciliare però con le esigenze del trasporto pesante e di un Paese ancora molto lento su questo fronte.
Paolo Uggè, presidente della Fai-Federazione Italiana Autotrasportatori, fa il punto con CUOREECONOMICO e disegna un quadro con cinquanta sfumature di grigio.
La situazione dei valichi alpini
“Ci inseriamo in un quadro complesso che riguarda tutta l’economia nazionale – sottolinea – In questo senso, una questione che indubbiamente ci tocca ma non è solo nostra è quella della permeabilità dei valichi alpini, conseguenza di scelte sbagliate di 10 anni fa.
Allora fu firmata una convenzione che prevedeva proprio la possibilità di interventi che in qualche modo rallentassero la circolazione, come adesso succede. Oggi abbiamo il Brennero bloccato dall’atteggiamento dell’Austria che provoca molte code dal lato italiano, fra l’altro causando molto più inquinamento rispetto a se circolassero velocemente.
Poi c’è il San Gottardo dove sono venute giù parti della volta e che quindi va messo in sicurezza: serviranno forse mesi. Poi abbiamo la questione del Fréjus e nel Monte Bianco, che nonostante la proroga ottenuta, sta comunque rallentando i flussi in modo significativo.
Infine abbiamo Ventimiglia, con un’autostrada non velocissima. Quello che mi chiedo è: ma la classe politica si rende conto che tutto questo ricade sulla competitività del prodotto italiano?”.
Il ministro dei trasporti Salvini a questo proposito presenterà denuncia formale per provare a sbloccare la situazione alla Ue: “Forse il calo dell’industria dipende anche un po’ da questa difficoltà nell’export”, sottolinea Uggè.
Il taglio degli investimenti sui mezzi
Uggè poi punta l’indice su un altro aspetto: “Abbiamo scoperto che sono stati tagliati 37 milioni di investimenti sul palco circolante, per la sostituzione dei mezzi obsoleti: sono state fatte delle intese e adesso scopriamo che questi soldi non ci sono più.
Bisogna che il ministero dei trasporti incontri la categoria e dica chiaramente che chi ha investito non riceverà più un euro”.
La rimodulazione del Pnrr
Forti critiche arrivano anche sulla rimodulazione del Pnrr, che penalizza alcune realtà soprattutto al Sud: “Il presidente di Conftrasporto Russo ha criticato fortemente le scelte fatte sui porti del Mezzogiorno, molto raffazzonata.
Sono stati destinati fondi a piste ciclabili penalizzando alcune infrastrutture chiave al Nord come al Sud – dice Uggè – per esempio il traforo del Mortirolo che con soli 9 chilometri di galleria collega due valli: nel 2026 ci sono le Olimpiadi Invernali a Milano e Cortina e sarebbe utilissima.
La domanda è? Abbiamo cercato di cambiare le impostazioni sbagliate o chi doveva individuare gli interventi necessari non lo ha fatto?”.
Inflazione e trasporti
L’altro tema caldo è ovviamente l’inflazione che fa impennare i prezzi e riduce i consumi, con ricadute di riflesso – ma non solo – su chi la merce da vendere la trasporta: “Nel momento in cui calano i consumi – conclude Uggè – c’è meno prodotto in vendita e quindi sul mercato e dunque che viaggia per arrivare dove poi viene distribuita.
Il calo dei consumi è dovuto ovviamente a criticità generali che ovviamente ci toccano tutti. Ma attenzione che se le merci che produciamo e trasformiamo non arrivano sui mercati europei, le conseguenze le paga l’economia italiana.
Quindi la preoccupazione è molto forte, ma purtroppo alla politica dei trasporti continua a mancare una logica di sistema: quando sento dire per esempio che la questione porti va affrontata su base regionale, mi viene la pelle d’oca. I porti fanno parte di un sistema portuale, che deve essere messo in rete. E così le altre infrastrutture”.
Di Emanuele Lombardini
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