Valentino (Filcams Calabria): «La regione è in ritardo su tanto, turismo usato solo come propaganda»

(Giuseppe Valentino, segretario regionale Filcams Calabria)
Il segretario regionale del sindacato: «Guerra e crisi energetica ci stanno mettendo in ginocchio ed i giovani continuano ad abbandonare questa terra»
Commercio, turismo e servizi. Le sfide e le prospettiva della Calabria Ne abbiamo parlato con Giuseppe Valentino, segretario regionale della Filcams Cgil.
Qual è la situazione nel vostro settore in Calabria? Quali sono i problemi riscontrati nel mondo dei servizi e del commercio? Quali sono le difficoltà maggiori legate al vostro comparto?
«La Filcams CGIL rappresenta una varietà di settori con dinamiche anche totalmente differenti tra di loro, ma la situazione sicuramente più complicata riguarda nello specifico commercio e servizi.
Tanto per dire chi lavora nel commercio ha vissuto la situazione meglio o peggio a seconda della tipologia di prodotto che la sua azienda distribuisce, del territorio dove opera».
«Tutta la filiera degli appalti, negli anni ha subito una tendenza alla riduzione delle risorse, condizionando così la qualità e la tenuta stessa dei livelli occupazionali per molte lavoratrici e lavoratori.
Cito per esempio il settore delle pulizie ospedaliere, che è stato fondamentale durante la pandemia ed ha visto lavoratrici e lavoratori ammalarsi quando si lavorava senza protezioni. Ma non solo loro».
«Bisognerebbe ragionare di come in questi settori andrebbe rimodulato l’orario di lavoro a parità di salario per poter davvero recuperare anni di mancato riallineamento del loro potere d’acquisto con l’inflazione reale, invece la politica è assente e soprattutto indifferente, lontano dalle loro vite e dai loro problemi.
Infine rimane il turismo e nulla si è mosso se non qualche episodio sporadico nel quale siamo riusciti a far emergere alcuni problemi specifici della nostra terra.
Se ci si pensa, il settore del turismo è quello maggiormente colpito, quasi in maniera persecutoria, verrebbe da dire, da pandemia, guerra e crisi energetica.
Un mix che può rivelarsi mortale per molte imprese e per il futuro occupazionale di molti giovani lavoratori e lavoratrici che, se non si agisce nell’immediato, continueranno ad abbandonare la Calabria».
Che bilancio si può tracciare della stagione turistica estiva e quindi delle attività connesse? L’episodio di Soverato di quest’estate ha riacceso i fari sulla questione dei contratti di lavoro?
«Soverato ed il caso di Beauty, la sua determinazione e di contro la violenza usata dal suo ex datore di lavoro nel rapportarsi, sono l’esempio plastico di come si caratterizza il lavoro nel turismo in Calabria.
Questa ragazza ha rischiato di essere denunciata perché aveva avuto un contratto di lavoro regolare di 2 ore al giorno e la sua paga per il mese di giugno le era stata saldata, ma a suo dire la lavoratrice aveva faticato per almeno 12 ore al giorno ma senza poterlo dimostrare.
In questa vicenda si racchiude uno dei temi più spinosi e complicati del settore turismo: l’irregolarità e l’evasione contributiva ed economica che senza strumenti adeguati sarà sempre difficile contrastare. In Calabria turismo fa sinonimo con disastro. Si sfrutta il settore per “propaganda” ma non si interviene davvero».
L'aumento dei prezzi di gas e materie prime ha sconvolto letteralmente le piazze dell’economia italiana e internazionale, infatti le bollette di acqua, luce e gas sono triplicate. Il prezzo dei generi alimentari è arrivato alle stelle e i prodotti di consumo in attività come bar, ristoranti e pizzerie sono decisamente cresciuti. A questo si aggiunge l’inflazione che azzera il potere d’acquisto degli italiani. Cosa vedete all’orizzonte per la Calabria?
«Le famiglie, le lavoratrici ed i lavoratori della mia terra stringono la cinghia da troppo tempo ormai, il dato più preoccupante è che non ci siano rimasti più buchi ai quali agganciarla e si rischia di ritrovarsi in pessime condizioni.
La situazione è esplosiva poiché dopo aver superato la fase acuta della pandemia si puntava ad una ripresa forte, ad uno scatto di reni, ad un rilancio.
Invece guerra e crisi energetica rischiano di dare un colpo tremendo all’economia delle già deboli imprese calabresi e di conseguenza alle lavoratrici ed i lavoratori».
«La Cgil ha chiesto alla politica di “ascoltare il lavoro” proponendo una serie di misure di contrasto alla crisi a partire dalla tassazione degli extra-profitti da distribuire a lavoratori e pensionati per l’erogazione di una mensilità aggiuntiva di retribuzione a carico della fiscalità generale, oltre ad un necessario tetto sulle bollette ed a una nuova politica fiscale.
Il rischio è chiaro, è che si vada verso la recessione se non si interviene immediatamente e per questo servono misure straordinarie ed urgenti da parte del Governo nazionale ma anche dalla Regione e dalle principali città capoluogo dove si annidano i maggiori problemi legati alla tenuta anche sociale oltre che economica delle persone».
«Vorrei però far emergere quella che considero una grande ingiustizia ai danni dei calabresi: il territorio è stato completamente devastato, in quella che è stata definita “la faida dei boschi” ma che in realtà era solo una battaglia della vera guerra di ‘Ndrangheta combattuta per catturare il vento e gestire il movimento terra, il ferro ed il cemento dei tanti parchi eolici che sono stati poi installati in Calabria.
Al popolo di tutto questo non è stato restituito nulla, nemmeno uno sconto in bolletta e nessun servizio pubblico beneficia dell’energia pulita che viene prodotta».
Il futuro sarà la sostenibilità, alimentata dalla transizione ecologica. A che punto siamo nel settore in Calabria?
«Siamo in forte ritardo a partire dalla rete digitale e a tutto ciò che occorre per garantire la connessione stabile e veloce alle aziende ad alle famiglie.
Durante l’apice pandemico ed ancora oggi molti lavoratori e lavoratrici che lavoravano in aziende fuori Regione sono rientrati a casa per utilizzare forme di lavoro agile e smart-working.
Qui tutto scade, l’asticella dei valori si abbassa e, anche in situazioni gravi come interi centri commerciali e catene di distribuzione inquinati dalla ‘ndrangheta, le grandi aziende non si assumono la responsabilità scaricando sulla classe imprenditoriale calabrese le loro stesse contraddizioni.
Il timore è che il cambiamento viaggi a due velocità lasciando indietro e scaricando i costi sociali sulle lavoratrici e sui lavoratori calabresi che saranno sempre più poveri e precari di questo passo».
Il Pnrr, come detto dal Commissario europeo agli affari economici Gentiloni, deve essere la possibilità di rilancio del nostro paese e deve proseguire il percorso già intrapreso, senza cominciare daccapo. Qual è la sua opinione riguardo questo tema? Cosa chiedete alla politica? Cosa domanderete al governo, indipendentemente dal suo colore?
«La Cgil ha già formulato delle proposte al governo, e alle regioni sul Pnrr e io mi occupo del settore che la Filcams rappresenta.
Il Pnrr può essere uno strumento utile a rilanciare interi comparti che sono arretrati e che hanno bisogno di andare al passo con i tempi. Non si è mai pensato di mettere in rete le offerte culturali, turistiche e sociali della Calabria.
Non c’è un sistema digitalizzato, per esempio, per attrarre ed incuriosire adulti e bambini ed invitarli a scoprire e ricercare le proprie radici.
Ogni cosa è lasciata al caso, si spera insomma che qualcuno un giorno si affacci dalla finestra a risolverci i problemi con un colpo di genio».
«Inoltre sul Pnrr è importante e determinante se davvero vuole essere un’opportunità di crescita agire ed influirne la gestione, costruire cioè un sistema di protezione e di regolazione degli appalti pubblici che saranno banditi per l’erogazione dei fondi per evitare che siano inquinati dalla ‘Ndrangheta o caratterizzati da lavoro irregolare o sommerso.
Si possono utilizzare i fondi politicamente per costruire consenso anche nella chiarezza e nella correttezza, non necessariamente indirizzando la spesa sulla costruzione della propria carriera o della propria parte politica, distribuendo inutili e dannose prebende.
Per fare questo occorre visione, generosità e autorevolezza, tutte doti che l’attuale Governo Regionale non ha ancora dimostrato di avere».
Di Andrea Rizzatello
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