Vesia (LiberiAgricoltori): “Anche in Basilicata danni ingenti, settore primario completamente distrutto”

(Emilio Vesia, presidente di LiberiAgricoltori)
Parla a CUOREECONOMICO il presidente di una delle realtà agricole più influenti al Sud: “Deroga per chi non applica la perfezione alla Pac e premi diretti agli agricoltori. La politica non è stata messa in condizioni di capire le difficoltà del mondo agricolo. Le nuove regole sono un cocktail micidiale per noi”
“Dignità per il mondo agricolo”. Questa la principale richiesta avanzata da Emilio Vesia, presidente di LiberiAgricoltori Basilicata, associazione molto attiva sul territorio, il quale evidenzia i numerosi problemi che attanagliano il settore oramai da diversi anni.
Tante le proteste nel territorio per richiedere azioni concrete e rapide da parte della politica regionale, nazionale ed europea ma, a detta di Vesia, al momento non si registra ancora una soluzione alle varie difficoltà.
Dunque il numero uno lucano di LiberiAgricoltori rimarca i danni causati agli imprenditori lucani e rilancia la mobilitazione che proseguirà a oltranza.
Da mesi siete scesi in piazza per lanciare il vostro grido di aiuto. Come mai?
“Da subito la LiberiAgricoltori ha deciso di mobilitarsi a livello nazionale, dopo che le manifestazioni avevano già assunto, a livello europeo, connotati importanti. Non abbiamo voluto usare mezzi termini, il mondo agricolo era da tempo in difficoltà e ora va sostenuto nella sua totalità.
Sono tanti i motivi della protesta. Ecco perché il malumore accumulato negli anni è sfociato in proteste sacrosante. Il mondo agricolo è stretto a tenaglia da tanti problemi come mercati drogati, fauna selvatica distruttiva, enti come carrozzoni e sciupa soldi.
Infine, il colpo di grazia, ovvero la Pac, con premi dimezzati, difficoltà nella sua applicazione e regole allucinanti che, molto spesso, nemmeno chi le ha scritte riesce a decifrare. Tutto questo ha comportato un cocktail micidiale per noi”.
Ad oggi quali risposte avete ottenuto?
“Ad oggi nessuna risposta concreta. La politica annaspa e le altre associazioni si svegliano solo perché in crisi. Inoltre la rivolta è anche verso le sindacali storiche.
Parliamo di una politica che non è stata messa in condizioni di comprendere le difficoltà del mondo agricolo. Magari per leggerezza? Lo scopriremo solo con il tempo. Sta di fatto che è stato rovinato un settore primario”.
In particolare quale sarebbe il primo intervento necessario nel breve termine per poter tirare almeno un sospiro di sollievo?
“A stretto giro serve una deroga a tutte le multe previste per chi non applica alla perfezione la Pac, poi più attenzione ai premi diretti verso gli agricoltori. Aggiungo che ci dovrebbe essere prezzi garantiti dei nostri prodotti dal momento che non possiamo vendere sotto costo.
Chiaramente particolare cura è da dedicare alle importazioni di materie prime che non rispettano i parametri italiani. In sintesi, sì al mercato libero, ma no a quello scorretto”.
Con la Regione Basilicata avete avviato un dialogo. Quali le risposte per il momento?
“Non siamo tra i gruppi spontanei, anche se in Basilicata ben due presidi a Matera erano sotto la responsabilità della LiberiAgricoltori, uno in particolare terminato con una manifestazione il 6 febbraio con 300 trattori. Non siamo ben accetti al “tavolo verde”, dove siedono le datoriali storiche.
Ma abbiamo comunque mandato documenti, tra cui la dichiarazione dello stato di crisi del settore. Fino ad oggi nessuna risposta concreta. E nemmeno azioni che porteranno immediato ristoro alle aziende, gasolio in primis”.
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Quali danni economici avete vissuto nell’ultimo anno?
“Abbiamo lavorato per il secondo anno consecutivo con costi di produzione proibitivi. Ma, paradossalmente, abbiamo subito un calo verticale del prezzo dei nostri prodotti, vedi grano duro meno 20 euro al quintale, a causa di massicce importazioni di grano dalla Russia, Paese da noi sanzionato, con l'embargo.
Un’azienda media, che produce 1000 quintali, ha perso 20.000,00 euro in sei mesi. Un disastro. E così come i cereali, tutto ciò che produciamo”.
Ora quali sono i vostri auspici?
“Attualmente i nostri auspici sono stimoli per andare avanti. La speranza è la nostra forza, siamo abituati a soffrire e faticare. Ma la politica Regionale, Nazionale ed Europea, non può più ignorarci.
O meglio, non può additarci come inquinatori seriali, creandoci difficoltà nel produrre e poi farci inondare da prodotti esteri. Gli auspici hanno un termine. Se non si concretizzano le proteste non si fermeranno”.
Di Guido Tortorelli
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