Vini, aceti e liquori oltre la crisi: vola produzione ed export, ma anche gli attacchi

Il Made in Italy nel settore è sempre molto apprezzato nel mondo, come confermato dall'assemblea di Federvini. La presidente Pallini però avvisa: "La recente normativa europea ci penalizza, no al proibizionismo". Il ministro Lollobrigida: "In arrivo Ocm per sostenere l'export". Urso e Tajani: "Governo vicino nella tutela delle nostre eccellenze"
Vini, spiriti e aceti italiani valgono oltre 20 miliardi di euro di fatturato e rappresentano il 21% dell'export complessivo Food & Beverage italiano. Nomisma fotografa così il quadro relativo al settore in una indagine che Federvini ha presentato in occasione dell’assemblea generale svoltasi a Roma.
Un’assemblea che ovviamente ha visto al centro la recente normativa europea sulle etichettature sui rischi per la salute del consumo di alcool (i cosiddetti health warning) promossa dall’Irlanda e non osteggiata dalla Ue.
Federvini si era già espressa in maniera fortemente contraria, trovando in questo sponda nel Governo, peraltro presente col ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida e con quello delle imprese Adolfo Urso.
"La scelta irlandese mette sullo stesso piano consumo e abuso, senza intervenire sull'educazione ad un approccio responsabile e moderato - ha commentato Micaela Pallini, presidente di Federvini - e quel che è peggio è che si rivelerà sostanzialmente inutile.
Sulla questione,l'Italia ha saputo muoversi compatta, istituzioni e imprese, ma dobbiamo ora continuare a fare squadra sul piano internazionale per evitare che il caso irlandese possa indurre altri Paesi a seguire la stessa strada.
Alla base della decisione irlandese c'è la mancata comprensione che l'abuso si sradica e si combatte con l'educazione, non con il proibizionismo. L'Irlanda e più in generale Bruxelles guardino all'Italia, ai valori della dieta mediterranea e alla sua cultura di consumo consapevole".
Peraltro, anche il ministro Lollobrigida, parlando proprio a CUOREECONOMICO aveva ribadito la linea chiara del Governo, deciso a difendere l’eccellenza italiana da quello che ritiene essere un danno al settore.
Il valore del Dop e Igp
Il quadro che emerge, comunque, è quello di una produzione Dop e Igp di grande livello, che il consumatore sa riconoscere: "Il valore delle Ig (Indicazioni Geografiche) è riconosciuto dal consumatore finale - ha sottolineato Albiera Antinori, presidente del Gruppo Vini di Federvini - sia sul mercato italiano che su quello estero, facendo registrare un differenziale di prezzo tra vini Doc/Docg e quelli da tavola sia nella grande distribuzione organizzata (+228 percento) che sul fronte dell'export (+50 percento).
La ricerca evidenzia come il 53% del campione dichiari di conoscere il significato delle sigle Dop e Igp e li consideri una garanzia di qualità, mentre un terzo degli intervistati, pur ammettendo di non sapere, si dice interessato alla materia".
“Raccogliamo con fiducia questi dati, convinti che la strada della valorizzazione - ha commentato Antinori - sia un percorso a senso unico: solo lavorando sulla qualità intrinseca e sul valore intangibile dei nostri prodotti saremo in grado di mettere al sicuro il nostro settore dalle tempeste che vediamo all'orizzonte. Al governo chiediamo semplificazione ed un quadro normativo che favorisca la creazione di valore”.
Anche per questo, proprio perché la produzione italiana è di livello e riconosciuta, la battaglia contro l’italian sounding è molto serrata, così come gli attacchi.
Nel vino, ma anche nell’aceto. Come sottolinea Giacomo Ponti, presidente del Gruppo aceti della Federvini: “Gli attacchi che da più fronti hanno insidiato nei mesi scorsi alcuni tra i prodotti più caratterizzanti del patrimonio agroalimentare italiano, dall'Aceto Balsamico di Modena al Prosecco Dop, devono ricordarci che la battaglia per la tutela del Made in Italy ha un carattere prioritario per le imprese e per il Paese.
Nella dimensione del mercato globale in cui ci confrontiamo non possiamo derogare alla riconoscibilità della qualità e della particolarità dei prodotti di cui siamo ambasciatori nel mondo.
Per questo chiediamo al Governo che, senza indugi, proceda quanto prima a promuovere un ricorso contro la Slovenia e Cipro.
Sul Piano comunitario, invece, guardiamo con speranza alla riforma del Regolamento delle IIGG (indicazioni geografiche) in corso in Europa per garantire al meglio il rispetto dell'autenticità dei prodotti, ponendo un freno alle imitazioni e falsificazioni che rischierebbero di causare un danno ai nostri comparti".
Urso: numerose azioni a tutela del settore
Su questo tema, il ministro Adolfo Urso ha aggiunto: “Vogliamo tutelarvi sui mercati, siete da sempre sottoposti all'Italian sounding per il quale stiamo inasprendo la lotta e le misure al fine di limitare i danni che questo fenomeno genera ogni anno pari ormai a 120 miliardi di euro, il doppio delle esportazioni di cibo e bevande tricolori.
In primis, dobbiamo arginare ogni campagna falsa e fuorviante in grado di ledere la vostra reputazione così da affossare in maniera ingiustificata il settore.
Il ddl Made in Italy approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 31 maggio prevede una serie di misure a sostegno delle nostre produzioni conosciute e imitate in tutto il mondo.
In particolare abbiamo inasprito la lotta alla contraffazione e poi abbiamo introdotto un Fondo dedicato al riconoscimento delle certificazioni delle indicazioni geografiche e dei prodotti agroalimentari”.
Export vino sempre ai massimi livelli
Quanto all’export, per il vino italiano il conto è sempre a due cifre con le eccezioni di Germania e Cina. Lo evidenzia una ricerca Nomisma illustrata da Denis Pantini, responsabile Agroalimentare & Wine Monitor.
Tra i mercati più ricettivi quello britannico (+46,5%) e giapponese (+25%). Record delle esportazioni di spiriti nazionali che lo scorso anno hanno prodotto un fatturato di 1.650 milioni di euro, +25% sul 2021.
Bene anche l'aceto balsamico, con segno più a doppia cifra (+15% in valori rispetto al 2021) nei principali mercati di destinazione tra cui Stati Uniti e Germania. Notizie positive anche sul fronte dei consumi fuori casa, in ripresa dopo il periodo pandemico (+19% delle visite rispetto al 2021), che genera nel complesso un fatturato 93 miliardi di euro.
Dall'indagine realizzata da Nomisma per Federvini emerge inoltre un quadro che vede i cittadini del Belpaese piuttosto avvezzi al tema delle certificazioni di qualità.
Lollobrigida: Ocm in arrivo
Proprio a sostegno dell’internazionalizzazione, il ministro Lollobrigida ha specificato che “il decreto di attuazione dell'Ocm vino è in dirittura d'arrivo, in un confronto con le Regioni come è giusto fare, ed arriverà il più presto possibile”.
Un decreto molto atteso dai produttori e dalle Regioni che potranno così attivare i progetti di promozione all'estero. Il ministro Lollobrigida ha inoltre sottolineato il "buon lavoro di squadra, trasversale, a Bruxelles con gli europarlamentari italiani Paolo De Castro, Nicola Procaccini, Herbert Dorfmann e tutti gli altri, sui disciplinari di produzione e la tutela delle indicazioni geografiche".
Tajani: anche il Ministero degli esteri c’è
"Contate su di me per la difesa della Dieta Mediterranea", ha aggiunto il ministro degli esteri Antonio Tajani.
"Sosteniamo le nostre aziende - ha inoltre ricordato Tajani - anche all'interno della Ue con un'azione su più fronti volta a tutelare il comparto agroalimentare e la sua concorrenzialità nei numerosi negoziati europei ed extraueropei.
Sul tema delicatissimo delle bevande alcoliche il governo è impegnato - ha sottolineato Tajani - in una intensa azione a difesa degli interessi del settore, sempre nell'ottica di un consumo responsabile e moderato".
"La nostra diplomazia della crescita - ha concluso - è concepita per e con le aziende che sono vere ambasciatrici dell'Italia nel mondo".
Redazione Cuoreeconomico
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