Vini e liquori italiani sempre apprezzati nel mondo, ma inflazione e crisi marcano export e consumi esterni

(Micaela Pallini, Presidente Federvini)
Dati in chiaroscuro dal rapporto dell'osservatorio Federvini. La presidente Pallini: “Il rallentamento delle economie mondiali ha pesato sulle performance dell’export dei nostri prodotti. Il settore è resiliente e si conferma un pilastro fondamentale dell’agroalimentare italiano. Oggi più che mai è il momento di fare sistema di fronte alle sfide internazionali”
Federvini presenta il nuovo quadro del settore vinicolo italiano, una fotografia generale delineata dai dati dell'Osservatorio della stessa associazione ed elaborata da Nomisma e TradeLab.
Un contesto segnato da incertezze legate alla crescita economica e al trend inflattivo, mettendo a rischio la solidità dei comparti cardine della Federazione.
Nel panorama delle esportazioni vinicole, l'Italia registra una leggera flessione dello 0,7 percento a valore nei primi otto mesi del 2023, ma mantiene una stabilità nei volumi (+0,8). Un dato che va valutato alla luce del record del 2022, con un incremento nelle quantità vicino al +4 percento.
Se la Spagna, gli Usa e altri paesi mostrano flessioni, la Nuova Zelanda tiene in modo "flebile", mentre le esportazioni in Francia crescono notevolmente (+15,5). Gli spumanti trovano terreno fertile in Francia e in Svezia.
Per gli spiriti, nonostante una crescita a valore del 5 percento si osserva una flessione nei volumi (-2,4). Gli aceti vedono una contrazione significativa negli Stati Uniti, ma risultano in crescita in Austria, Regno Unito e Germania.
Mercato Interno: grande distribuzione organizzata e consumi fuori casa
Nel mercato interno, il vino registra un aumento del 3,3 percento sul 2022, con la categoria dei fermi e frizzanti che copre la quota più ampia: nei primi nove mesi fa segnare un +3,3 percento sul 2022 per un ammontare superiore ai 2 miliardi di euro.
Sul totale delle vendite la categoria dei fermi e frizzanti ricopre la quota più ampia (77) seguiti dagli spumanti (21,8) e dal vermouth (0,7).
Positivo il trend di vendita degli spumanti (+6,2 a valori) con la categoria dei fermi e frizzanti che cresce del 2,6 a valore, sostenuta dal gradimento dei vini a marchio Igp (+3,5 a valore) e Dop (+2,7 a valore).
Segno più per gli spiriti italiani (+2,6) rispetto allo scorso anno con un valore di circa 900 milioni di euro. Tra le categorie i distillati e le acquaviti rappresentano il 44,9 del totale, seguono liquori dolci (19,8), aperitivi alcolici (19,1) e amari (16,3).
Grappa e whisky si attestano tra i prodotti più venduti nella grande distribuzione organizzata. Quanto ai liquori dolci in testa il limoncello, la sambuca e i liquori cremosi.
Spicca la crescita dei prodotti a base d’uovo (+12,5 a valori) e al caffè (+9,9 a valori). Tra gli aperitivi, si evidenzia un vero e proprio boom per gli alcolici pre-miscelati (+25 a valori e +23,8 a volumi).
I consumi fuori casa mostrano un aumento della spesa di 2,5 miliardi di euro rispetto all'anno precedente (+4,3 percento in valore), ma si registra una contrazione durante i mesi estivi del 2023 (-6 percento a visite e -4 a valore).
Le bevande alcoliche rappresentano il 12 percento del totale dei consumi, con una crescita dell'1 percento per vino e cocktail alcolici e del 9 per le bollicin . Riscontro al ribasso invece per amari (-7) e spiriti lisci (-11)
Il trend negativo durante i mesi estivi del 2023 si traduce in una contrazione delle visite e dei consumi (-6 percento e -4 percento).
Questo risultato è influenzato da vari fattori, tra cui il contesto economico sfavorevole, il confronto con il positivo benchmark del 2022, le condizioni meteo altalenanti e un aumento degli italiani che hanno trascorso le vacanze all'estero
Le parole della presidente Pallini
Micaela Pallini, Presidente Federvini, commenta: "Dopo un 2022 caratterizzato da una forte ripresa post pandemia, l’andamento di quest’anno era in larga parte previsto, anche alla luce di un quadro caratterizzato da tensioni geopolitiche e dal rallentamento più marcato nell’Eurozona".
La resilienza del settore dei vini, degli spiriti e degli aceti italiani rimane fondamentale per l'agroalimentare nazionale.
Redazione Cuoreeconomico
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