Vitali (ASviS): “Su sviluppo sostenibile necessario accelerare e coinvolgere di più i cittadini”

(Walter Vitali, coordinatore del Gruppo di lavoro di ASviS)
Il coordinatore del gruppo di lavoro di ASviS sul Goal 11 "Città e comunità sostenibili” a CUOREECONOMICO: “E’ necessario cogliere al meglio le opportunità del Pnrr, che rappresenta un salto di qualità rispetto a tutte le forme di contributo finora conosciute. C’è poca sensibilizzazione sul tema, sulla decarbonizzazione dei trasporti siamo in ritardo. Va rivista anche la politica dei bonus edilizi”
Per accelerare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile è fondamentale adottare un approccio bottom up, che entri in sintonia con i problemi dei cittadini cercando, da un lato, di diffondere conoscenza su questi temi e, dall’altro, di favorire una transizione socialmente giusta.
Solo integrando in modo efficace la dimensione ambientale ed economica della sostenibilità con quella sociale, si potrà infatti realizzare una svolta in tema di transizione ecologica e affrontare in modo concreto le problematiche legate al riscaldamento globale, una questione che richiede interventi urgenti e di respiro globale.
A tracciare questo quadro è Walter Vitali, ex sindaco di Bologna ed ex senatore del Pd, attuale coordinatore del Gruppo di lavoro di ASviS sul Goal 11 "Città e comunità sostenibili”, che ha spiegato a CUOREECONOMICO come il Pnrr, rappresenti un’occasione unica per il nostro Paese e come il modello operativo proposto in questo documento, - che mette a disposizione risorse legandole a risultati puntuali da raggiungere - appresenti la chiave di volta per concretizzare in modo efficace i diversi obiettivi nel quadro di percorsi strutturati ed efficienti.
Quale opportunità rappresenta il Pnrr per avere un Paese all’avanguardia e in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile?
“Il Pnrr rappresenta una grande occasione per il nostro Paese, un’occasione che va colta al meglio. Si tratta di un piano di investimenti molto complesso, suddiviso in missioni con target specifici, che traduce in Italia il Next Generation EU, ovvero il piano di investimenti europeo orientato al perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Per la prima volta non ci troviamo di fronte ad un semplice piano di finanziamento, ma a un documento con cui l’Ue mette a disposizione delle risorse economiche legandole al raggiungimento di risultati precisi e concreti.
Già solo prendendo in considerazione questo aspetto, si vede un salto di qualità rispetto a tutte le forme di contributo finora conosciute. Se un meccanismo del genere venisse adottato anche a livello nazionale rappresenterebbe un strumento efficace per rendere più efficienti le amministrazioni locali e regionali.
Il modello operativo del Pnrr permetterebbe inoltre di ottenere risultati efficaci anche nelle politiche di investimento nazionale.
Bisogna saper sfruttare al meglio questo piano, perché rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare in modo efficace le sfide dello sviluppo sostenibile, un tema chiave in un contesto come quello attuale in cui è fondamentale intervenire in modo rapido per arginare gli effetti devastanti del cambiamento climatico”.
ASviS ha realizzato recentemente un report che analizza la modalità con cui vengono declinati all’interno del Pnrr gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Qual è il quadro emerso?
“Abbiamo analizzato i vari investimenti del Pnrr alla luce di una trentina di obiettivi quantitativi. Innanzitutto abbiamo cercato di capire cosa accadrebbe se tutti gli investimenti previsti dal Pnrr si realizzassero senza intoppi.
Ci sono alcuni ambiti in cui il raggiungimento degli obiettivi del piano darebbe un grande contributo allo sviluppo sostenibile del Paese, inteso in tutte le sue accezioni: ambientale, economico e sociale.
Un settore in cui si potrebbero vedere rilevanti risultati sarebbe quello degli asili nido. Se si riuscisse a traguardare il target del 33% in quest’ambito, come indicato dal piano, si otterrebbe un fortissimo contributo al raggiungimento del Goal 4, ovvero quello sull'istruzione.
Un altro campo in cui le risorse del piano sarebbero cruciali è poi quello dell'alta velocità. Se gli obiettivi previsti nel Pnrr si realizzassero potremmo aumentare del 78% la rete attuale dell’alta velocità.
Per quanto riguarda poi il tema della mobilità sostenibile, fondamentale per favorire il percorso di decarbonizzazione del Paese, abbiamo analizzato, tra i vari settori, il trasporto pubblico nelle grandi aree urbane. Dalla nostra analisi è emerso come in quest’ambito il Pnrr risulti carente.
Nel documento si parla infatti solo di 426 chilometri di linee di tram e metropolitana, un dato che non basta neanche a raggiungere i livelli degli altri Paesi europei. Basti pensare che al momento l’Italia ha - sommando tutte le linee di presenti nelle sue varie città - meno chilometri di metropolitana della sola città di Madrid.
Un discorso analogo può essere fatto sugli autobus, dove sarebbe necessario un importante potenziamento delle vetture che invece non riscontriamo”.
“In generale dal report emerge come sul fronte dello sviluppo sostenibile il nostro Paese debba fare qualcosa di più. Occorre recuperare terreno e mettere in atto una vera e propria svolta, che ad oggi purtroppo non c’è stata.
Nonostante ciò, ci sono settori, come l'economia circolare, in cui abbiamo buoni risultati. Siamo, ad esempio, un Paese che riesce a riciclare una buona quota di rifiuti. Qualche problema rimane ancora sul loro smaltimento.
Ci sono infatti alcune città che trasferiscono l’indifferenziato all’estero, ma complessivamente il comparto dell'economia circolare è un ambito in cui abbiamo buone performance”.
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E sul fronte delle emissioni qual è la situazione?
“Secondo i dati Ispra nel biennio 2020- 2021 c’era stata una diminuzione delle emissioni climalteranti legata principalmente alla pandemia. Successivamente, dal 2022, i numeri hanno però ricominciato purtroppo a crescere.
Un quadro analogo si è verificato sul fronte della biodiversità. Anche in questo caso l’Italia dovrà cercare di migliorare, arrivando ad avere il 30 percento di aree protette sul territorio nazionale.
In generale ribadisco che nell’approccio al tema dello sviluppo sostenibile sia necessario un cambio di passo. In quali ambiti bisogna intervenire per favorire questo cambio di passo?
Al di là della burocrazia, di cui si parla molto, una tema da affrontare con attenzione è quello della sensibilità pubblica sui temi dello sviluppo sostenibile.
Gli orientamenti delle forze politiche sono infatti legati anche all’opinione pubblica. Per questo motivo è fondamentale fare attività di disseminazione, di educazione e di informazione. E’ fondamentale che le persone abbiano le conoscenze adeguate per affrontare questi temi delicati. Questo è uno degli ambiti in cui ASviS si sta muovendo in modo rilevante.
Un esempio concreto per far comprendere l’importanza del coinvolgimento dei cittadini è quello della mobilità elettrica. Qui le questioni chiave sono quelle dell’elevato costo delle auto elettriche e della riqualificazione dei lavoratori del settore automotive, che dovranno essere formati per avere le competenze necessarie ad accompagnare questo cambiamento.
In sostanza dobbiamo affrontare in modo mirato il tema della giusta transizione. Dobbiamo favorire un percorso di cambiamento che sappia coniugare in modo proficuo le tre anime della sostenibilità: economica, ambientale e sociale. Nessuno deve essere lasciato indietro.
Per fare questo è fondamentale adottare un percorso bottom up che tematizzi efficacemente le problematiche dei cittadini accompagnando il cambiamento senza tralasciare le problematiche sociali. Solo così, entrando in empatia con le persone, si potrà rendere più agile e rapido il percorso di transizione ecologica”.
A breve presenterete in Parlamento un position paper sul tema della Rigenerazione Urbana. Quali sono i punti chiave del documento?
“Il documento - intitolato “Rigenerazione urbana, Governo del territorio e politiche abitative per lo sviluppo Sostenibile” - è stato curato dal gruppo di lavoro sul Goal 11 e affronta diversi temi chiave.
Tra questi c’è quello del consumo di suolo, di cui si è parlato molto a proposito della recente alluvione in Emilia Romagna e di altri eventi estremi avvenuti a Senigallia, nelle Marche e a Ischia.
La relazione evidenzia una situazione di grande fragilità dell’Italia dal punto di vista del rischio idrogeologico, un problema che si lega alla maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico e a una diffusa antropizzazione, che ha portato a costruire anche in zone in cui non andava fatto.
Affrontare in modo mirato questo tema è cruciale. Un approccio sostenibile al consumo di suolo permette infatti di tutelare il più possibile il territorio da eventi climatici estremi. In quest’ottica il ruolo della rigenerazione urbana per l’industria edilizia è centrale.
Il nostro Paese ha un patrimonio edilizio datato, che necessita di importanti interventi di riqualificazione. Per raggiungere risultati concreti in quest’ambito è necessario ancora una volta coinvolgere l’opinione pubblica, come dicevo poco fa.
Bisogna spiegare l’importanza delle norme europee sull’efficienza energetica degli edifici, cercando di coniugare la necessità di promuovere il percorso di transizione ecologica con le problematiche dei cittadini. Anche in questo caso, come nel settore auto, il tema della transizione giusta ha un ruolo di primaria importanza.
Nel position paper abbiamo analizzato in particolare il Superbonus, una misura che ha rappresentato per lo più uno strumento per favorire la ripresa del settore edilizio.
Noi riteniamo che, per raggiungere risultati concreti in termini di efficienza energetica, sia fondamentale disegnare una politica di bonus fiscali che abbia un arco temporale di almeno dieci anni, senza la necessità di rinnovo nel breve termine, come nel caso del 50 percento degli inventivi che abbiamo attualmente.
Oltre a questo, è fondamentale che l’erogazione dell’incentivo sia graduale e modulata sulla base dei risultati legati agli obiettivi fissati dalla direttiva europea. In sostanza bisogna premiare chi raggiunge un determinato obiettivo e cercare allo stesso tempo di supportare le famiglie in questo percorso virtuoso di efficientamento energetico.
Ancora una volta torna quindi il tema della transizione giusta, che per noi rappresenta il nodo cruciale da sciogliere per riuscire a rendere agile ed efficace il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile”.
Di Monica Giambersio
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