Vizza (Uil Lombardia): “Regione produce 367 miliardi di Pil, ma ora molte imprese chiudono o delocalizzano

(Enrico Vizza, segretario generale Uil Lombardia)
Il segretario regionale del sindacato: “Avevamo quasi riequilibrato il gap del periodo Covid, perché l’occupazione stava crescendo, ma caro-energia ed inflazione rischiano di far saltare tutto”
La Lombardia, una delle locomotive dell’economia italiana, non è esente dalla crisi che sta attraversando il Paese.
L’inflazione morde anche le tasche dei lombardi, nonostante un tenore di vita più alto e le imprese lottano per evitare di perdere personale.
Un quadro decisamente poco roseo, quello che Enrico Vizza, segretario generale di Uil Lombardia disegna con CUOREECONOMICO.
Come arriva il mondo del lavoro lombardo alla fine del 2022? Quali sono le sfide che ha davanti?
“Il numero degli occupati in Lombardia nel secondo trimestre 2022 ha raggiunto 4.439.000 unità, con una crescita di 115.000 posizioni su base annua. E’ proseguita la fase positiva del mercato del lavoro regionale avviata nel secondo trimestre dello scorso anno.
Il recupero dei livelli pre-Covid appariva quasi completato perché mancavano solo 30.000 occupati per tornare ai valori del 2019.
Il tasso di occupazione regionale si attesta al 68,3%: un livello nettamente superiore alla media nazionale (60,5%) e in crescita di quasi due punti su base annua. Purtroppo molti di questi nuovi posti di lavoro sono a termine.
Tutto questo però si sta esaurendo a partire dal terzo trimestre con la crisi energetica dovuta al conflitto in Ucraina e l’inflazione vera, quella percepita a due cifre.
Il termometro di questo lo vediamo con le richieste di cassa integrazione che erano pressochè crollate sino a giugno 2022 (-82,4%) mentre adesso registriamo un significativo aumento della cassa straordinaria che le imprese chiedono per far fronte al caro bollette (+57,25 ad agosto e in aumento anche a settembre).
La sfida è proprio quella di contenere i costi dell’energia per consentire alle imprese di continuare la produzione e quindi di garantire occupazione.
Mentre per i lavoratori le sfide sono molte: abbattere la disuguaglianza, uno stipendio adeguato sempre collegato alla contrattazione e un orario di lavoro, a parità di stipendio, ridotto.
Tutte sfide che la Uil è pronta a mettere in campo confrontandosi sin da subito con il nuovo Governo e con il livello territoriale per quanto di competenza con Regione Lombardia”.
L’Istat ha certificato un milione di dimissioni nei primi 6 mesi dell’anno, con raddoppio di quelle per motivi economici. Come è messa la Lombardia su questo fronte?
“Anche la Lombardia, se non si interviene a livello politico nazionale e regionale rischia davvero un numero elevato di licenziamenti proprio legati alla crisi del caro energia.
Molte imprese stanno chiedendo, la cassa straordinaria e questo non fa certamente il loro bene né, soprattutto, quello dei lavoratori, costretti a prendere la metà dello stipendio con le bollette triplicate.
Così anche le imprese imploderanno su loro stesse”.
Insieme con Anci, avete sollecitato le istituzioni a trovare una soluzione al caro-bollette, formulando anche delle proposte. Di che tipo?
“Questa è la vera crisi che la Lombardia sta registrando e che se, non si interviene, aumenterà sempre di più portando ad un vero pericolo di crisi sociale.
I bonus non sono una risposta alla crisi energetica. Servono misure strutturali attraverso una dilazionale del pagamento delle bollette a famiglie e imprese.
Dopo aver sentito le analisi degli ultimi tre mesi di Confindustria, Assolombarda e Confcommercio Lombardia durante gli Stati Generali con Regione Lombardia, crediamo che questo sia il momento delle istituzioni a tutti i livelli.
Circa 367 miliardi, pari al 22% del Pil Nazionale vengono prodotti in Lombardia.
Per questo la Uil Lombardia ha scritto a Regione e Anci per chiedere con la massima urgenza un tavolo comune che porti a misure concrete per imprese e famiglie.
Durante la stagione congressuale della Uil, ci siamo sentiti in dovere di chiedere misure straordinarie. Abbiamo sottolineato che le multiutility a maggioranza pubblica operative in Lombardia potrebbero contribuire a costituire un fondo comune regionale che coinvolga tutti i comuni lombardi.
Allo stesso tempo abbiamo sottolineato un richiamo alla politica nazionale per far leva sia sugli extraprofitti delle società energetiche così come su quelli delle banche che, proprio in virtù dell’amento dei tassi di interesse, stanno contribuendo a impoverire e indebolire le famiglie.
E in questa direzione abbiamo chiesto la convocazione di un tavolo urgente per intervenire con misure drastiche e concrete prima di un ulteriore precipitare della situazione.
Dopo l’adesione di Cgil e Cisl, Anci e Regione Lombardia hanno confermato la nostra posizione rendendosi disponibili ad affrontare la situazione con proposte e misure condivise volte a fronteggiare la situazione. Occorre un confronto”.
(Enrico Vizza, segretario generale Uil Lombardia)
Sicurezza sul lavoro, Legalità e sostenibilità saranno i punti chiave del futuro. Ma anche la transizione ecologica. Temete questa situazione contingente possa in qualche modo fermare il percorso di trasformazione?
“Parto dalla transizione. Certamente questa potrebbe subire dei fortissimi contraccolpi dovuti alla poca forza e propensione ad investire. Ma questa è la fase giusta per investire.
Farlo ora significa arrivare non solamente a raggiungere gli obiettivi mondiali ed europei, ma soprattutto capitalizzare seriamente il nostro futuro energetico valorizzando l’intero percorso delle energie rinnovabili.
Su questo la Regione Lombardia ha messo in campo iniziative che noi abbiamo guardato con interesse come ad esempio le Comunità Energetiche (che attendono i decreti attuativi da parte del Governo) il geotermico, il fotovoltaico, la promozione dell’ educazione Energetica; sono tutte azioni che andavano intraprese in modo strutturale 20 anni fa e di cui ora, se siamo bravi, vedremo i frutti tra qualche anno.
Occorre sostenere i piccoli comuni sulle iniziative di risparmio energetico e sulle comunità energetiche con processi di semplificazione. L’emergenza è ora.
Ci sono aziende che stanno per spostare la produzione all’ estero perché hanno costi energetici più favorevoli, questo significa meno posti di lavoro e di conseguenza disoccupazione, aumento della difficoltà economica, meno consumi.
Mentre per l’intera transizione ecologica, noi crediamo che siano necessari dei percorsi condivisi con il sindacato per raggiungere risultati di sostenibilità ambientale in stretto connubio con quella occupazionale.
Quanto al tema della sicurezza questo è l’altro grandissimo tema su cui la Uil è impegnata da tempo anche con una campagna, “Zero Morti sul Lavoro”, che lo stesso presidente Mattarella ha citato.
Noi non parliamo più di incidenti sul lavoro ma di omicidi sul lavoro quando si sente che per risparmiare e accelerare la produzione, si sono tolte, magari le sicurezze ai macchinari.
E in questo senso abbiamo le idee chiare per le proposte che andremo a fare: formazione continua retribuita, inasprimento dei controlli e maggiori sanzioni. Al fianco di questo occorre sempre di più implementare azioni sulla legalità nei luoghi di lavoro.
Dove ci sono abusi edilizi o situazioni di appalti poco trasparenti, si annida la criminalità che danneggia il paese e gli onesti. Serve una maggiore attenzione da parte di committenti siano essi pubblici o privati.
Le associazioni datoriali devono condividere con noi questa battaglia. Anche gli imprenditori hanno bisogno di formazione”.
Cosa chiedete al Governo entrante?
“Per la crisi economica chiediamo interventi immediati pensando, in una fase emergenziale come questa, come è stato anche per il covid, anche allo scostamento di bilancio per far fronte al caro bollette.
Ma soprattutto chiediamo una tassa vera sugli extraprofitti di società e banche per costituire dei fondi comuni. Le nostre richieste andranno poi verso una politica del lavoro concreta che superi lo scempio fatto dal jobs act e guardi al modello spagnolo per abbattere il precariato.
Vogliamo politiche nei confronti dei giovani che non possono essere sfruttati, mal pagati senza un futuro previdenziale, chiarendo ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che il salario minimo è quello previsto dai contratti collettivi firmato dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Serve introdurre la rappresentanza sindacale anche nelle piccole imprese e la possibilità di studiare una riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio viste le esperienze che già ci sono e sono un vero successo.
Ma i temi sono ancora tanti, serve una normativa seria sullo smart working senza mai tralasciare il tema più caldo e importante per noi che è la sicurezza dei luoghi di lavoro da cui aspettiamo risposte dal nuovo governo e percorsi concreti da Regione Lombardia”.
Di Emanuele Lombardini
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