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27/12/2022

Vola il turismo in Umbria nel 2022: funziona l’operazione di promozione del brand

Secondo Aur, ciascun mese dell’anno che si va concludendo ha fatto registrare il record assoluto degli arrivi rispetto al corrispondente mese dei sei anni precedenti considerati

L’Umbria, turisticamente parlando, nel 2022 non manca di lanciare importanti segnali di vitalità. E questo lo si registra nonostante il Covid abbia condizionato le nostre vite in modo significativo fino a non molti mesi fa.

Lo dice lo studio dell’Aur, Agenzia Umbria Ricerche, secondo la quale “questi segnali di vitalità sono in netta controtendenza con quanto si era di fatto consolidato nel periodo pre–pandemia (2019-14), quando ci si trovava ad analizzare dati annuali che sostanzialmente si rincorrevano nello stesso alveo e finivano con l’aprire le porte a una poco costruttiva spirale di pessimismo sulle potenzialità reali del comparto”.

Di seguito, l’analisi di Aur relativamente al flusso turistico, che non comprendono le prenotazioni alberghiere previste a Perugia per l’ultimo dell’anno anche in considerazione della serata evento di Rai 1 ad afflusso gratuito.

Arrivi e presenze

L’analisi di Aur non prende in considerazione il 2020, il 2021 e anche la prima parte del 2022, quando la paura del virus – in aggiunta alle limitazioni di ordine sanitario – continuava a frenare tutti e non rendeva completamente liberi di programmare le vacanze.

Per cui vengono analizzate le dinamiche dei flussi turistici relative al periodo luglio- ottobre 2022 e le confronta con quelle degli stessi periodi degli anni che dal 2019 risalgono al 2014.

Stando agli arrivi turistici registrati in Umbria tra luglio e ottobre 2022, sembra che il settore abbia ingranato la marcia rispetto al passato: +79.106 rispetto al 2019; +72.418 rispetto al 2018; +200.190 rispetto al 2017 e così per ogni anno.

I dati relativi alle presenze turistiche registrati in Umbria nel periodo preso in considerazione ci mostrano anche in questo caso un settore più attrattivo rispetto al passato: +426.864 rispetto al 2019; +408.612 rispetto al 2018; +702.016 rispetto al 2017 e così via.

Uno sguardo ai comprensori

La stessa analisi a livello comprensoriale evidenzia che la sostenuta crescita delle presenze turistiche in Umbria sia stato un fenomeno diffuso territorialmente.

E questo è un dato davvero sorprendente in quanto era impensabile, al di là delle più rosee previsioni, che già alcuni mesi del 2022 potessero superare i rispettivi mesi del 2019 con, fra l’altro, alcuni casi che presentano performance davvero significative: si pensi in particolare alle +73 mila presenze nel Trasimeno, alle +50mila nel Perugino, alle +111 mila nell’Assisano.

Degne di nota anche le affluenze nel Ternano e nell’Amerino che si sono distinti per i tassi di crescita più alti in termini di presenze (il primo anche come arrivi).

Se le presenze sono aumentate ovunque, la crescita degli arrivi ha investito dieci comprensori su dodici. Presentano un lievissimo delta negativo solo il Tuderte (-1.344) e l’Orvietano (-2.008), che però hanno fatto registrare numeri da record in termini di presenze nei mesi del 2022 presi in considerazione rispetto ai corrispondenti mesi del 2019.

Annotazioni finali

Il successo turistico di un territorio, anche se molto dotato come l’Umbria sotto un profilo culturale, artistico, ambientale,  non è mai casuale - sottolinea Aur - ma è sempre figlio di scelte e visioni.

In particolare, volendo usare un gergo calcistico, ci sono almeno un paio di partite dentro la partita che fanno la differenza a seconda di come le si gioca.

La prima è la  capacità di gestire in modo efficiente la propria immagine. Oggi, se un territorio sa rappresentarsi, può ambire a conquistare quote aggiuntive considerevoli di nuovi turisti.

La seconda è la determinazione a investire il più possibile, anche a costo di indebitarsi, su quelle che potremmo chiamare sinteticamente “precondizioni turistiche”.

Si pensi, ad esempio, all’importanza di accrescere la cultura dell’ospitalità; potenziare le attività formative sia nel ciclo secondario che manageriale; digitalizzare il sistema turistico; migliorare l’accessibilità e l’intermodalità; coordinare le varie social media strategy territoriali; potenziare le infrastrutture digitali finalizzate alla commercializzazione dell’offerta”.

Redazione Cuoreeconomico
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