Zambianchi (Unioncamere ER): “Regione resta locomotiva italiana, ma l’inflazione può minare la fiducia”

(Alberto Zambianchi, Unioncamere Emilia-Romagna)
Il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna a CUOREECONOMICO: “Imprese resilienti al momento complesso, ma pesa anche il mismatch tra domanda di manodopera e capacità di assumere i profili professionali che le imprese ricercano”
“L’inflazione, la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, l’incertezza in cui si muovono le imprese sono evidenti fattori di criticità.
A fronte della chiusura di aziende spinte fuori dal mercato dall’aumento dei costi e dalla mancanza di ricambio generazionale, altre però si rafforzano, come testimonia la crescita dell’occupazione e il fatto che circa due terzi delle imprese manifatturiere, nel 2022, abbia effettuato, in misura superiore al passato, investimenti”.
Il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Alberto Zambianchi, traccia con CUOREECONOMICO le coordinate dello scenario economico in cui si muove l'Emilia-Romagna.
Pronti ad affrontare le nuove sfide
“Le nostre imprese - spiega - sono consapevoli della fase che stiamo attraversando, ricca di sfide, con la transizione digitale, ambientale, energetica, e si stanno attrezzando per affrontarla con coraggio, passione e competenza e per mantenere la propria competitività”. Insomma il sistema impresa in Emilia-Romagna tiene.
L'indagine congiunturale relativa al quarto trimestre 2022 sull’industria manifatturiera, realizzata da Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo, dimostra che, grazie alla crescita nella prima metà dell’anno, il 2022 è stato ancora positivo nei numeri, a cominciare dalla produzione, che registra un aumento del 5,8%, anche se c'è un sensibile rallentamento nella seconda parte dell’anno e nell’ultimo trimestre.
Dalla pandemia alla guerra
L’anno di uscita dalla pandemia è stato quello dell’avvio del conflitto in Ucraina, degli effetti negativi a cascata e delle diverse criticità collegate: dalle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e i conseguenti aumenti dei prezzi, ai costi dell’energia, all’adozione di politiche monetarie restrittive a livello mondiale per frenare l’inflazione.
Tra fiducia e incertezza
È proprio il fattore inflazione la costante negativa del 2022 (in cui in media è stata dell’8,4 per cento in Emilia-Romagna) che apre uno scenario pieno di incognite e prelude a una frenata nel 2023. Il 2022 chiude, in ogni caso, con un un valore del Pil entusiasmante (+4%), superando i livelli pre-pandemia (+2,3% rispetto al 2019).
“Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto restano le locomotive italiane – assicura il presidente di Unioncamere - ma, se il 2022 chiude con il Pil regionale al +4%, superando i livelli pre-pandemia (+2,3% rispetto al 2019), questo dato nel 2023 dovrebbe tramutarsi in un ben più sparuto +0,6%/+0,8%”.
Il recupero di fiducia e le buone prospettive attese dalle imprese dovranno, insomma, fare i conti con i crescenti costi del credito e l’incertezza dei prezzi energetici, che potrebbero condizionare le decisioni di investimento.
“Ci sono delle problematiche inelutattabili - scandisce Zambianchi -, come quella della denatalità, del coefficiente di invecchiamento e di un altro fenomeno che preoccupa in particolar modo il mondo delle imprese: il mismatch tra domanda di manodopera e capacità di assumere i profili professionali che le imprese ricercano”.
Zambianchi mette in guardia soprattutto sull'impatto del "conflitto ucraino e sui conseguenti effetti deleteri", prima tra tutte l'inflazione, "che per tutto il 2023 non scenderà sotto il 6%".
Di Paola Benedetta Manca
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