A Montevarchi nasce la prima comunità energetica toscana: impianti su 26 immobili comunali

(Silvia Chiassai Martini, sindaco di Montevarchi)
Via al primo bando, prevista elettricità da inviare anche ai comuni periferici. Il sindaco Chiassai Martini: «Siamo in anticipo sui tempi europei»
Oltre alle metropoli, anche le città più piccole stanno diventando protagoniste della transizione energetica. In Italia esistono 20 comunità energetiche, associazioni tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni che decidono di unirsi per dotarsi di uno o più impianti condivisi per la produzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.
In ordine di tempo l’ultima comunità in procinto di nascere è quella di Montevarchi, in provincia di Arezzo, che in questo mese lancerà il primo bando.
«Il progetto è nato la scorsa estate, quando ancora non si era paventato il rischio di crisi energetica, anche se si percepivano le prime falle del Piano energetico nazionale», dice Silvia Chiassai Martini, sindaco di Montevarchi e presidente della provincia di Arezzo.
I sistemi che andranno a produrre energia saranno quelli a energia solare e, secondo i primi dati, i risparmi iniziali saranno del 20% rispetto ai consumi attuali.
L’obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di sfruttare 26 immobili di proprietà comunale dove saranno realizzati 26 impianti con una potenza complessiva installata pari a 1,1 MWp, in grado di produrre 1.385 MWh all’anno così da avere l’elettricità a costo zero e inviarla anche ai comuni periferici della provincia di Arezzo.
Tutti i passi per la realizzazione di una comunità energetica
Se le energie rinnovabili consentono di risparmiare soldi e rispettare l’ambiente, il modello di Montevarchi rappresenta un esempio di collaborazione tra pubblico e privato.
Infatti, i terrei su cui poggeranno gli accumulatori di raggi solari sono quelli di proprietà del comune, come i tetti degli uffici, cimiteri e scuole purché siano adatti ai pannelli fotovoltaici.
Successivamente verrà creata una società consortile, composta sia dalle imprese che ai singoli cittadini in cui sono produttori e consumatori allo stesso tempo.
«Il progetto risponde - afferma il sindaco Martini - ai programmi della Commissione europea secondo i quali entro il 2030 gli edifici pubblici debbono essere alimentati a energia pulita. Come sindaco posso dire che siamo in anticipo sui tempi».
Quanto agli oneri del gestore, i costi riguarderanno l’affitto da pagare all’amministrazione (o ai privati) per lo sfruttamento degli spazi e per rivendere l’energia in più.
Tra vuoto normativo e nuovi modelli
Ma in un progetto così ambizioso non sono mancate le difficoltà, soprattutto sul fronte burocratico. Nonostante esista una legge che disciplina il funzionamento delle comunità energetica (Decreto Milleproroghe convertito in legge nel 2020), il sindaco lamenta problemi legati agli strumenti giuridici per l’intero progetto.
«Purtroppo dal Governo non vedo azioni per risolvere i problemi energetici e alla transizione alle fonti pulite, così come da parte della Regione Toscana.
L’Italia ha bisogno di un piano chiaro per la progettualità delle infrastrutture e i piccoli comuni necessitano di chiarezza normativa per attuare le iniziative», dice Martini.
Allora a quale istituzione affidarsi per promuovere l’autoconsumo? Secondo il sindaco le provincie potrebbero giocare un ruolo decisivo per portare delle fonti pulite.
«Credo che il modello di Montevarchi si possa replicare anche in altre città, tanto che-conclude - ho elaborato una proposta per creare una comunità energetica provinciale rivolta a tutte e 76 le provincie italiane, così da semplificare le procedure».
Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)
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