mar 28 apr 2026

Seguici su:

09/05/2024

Livolsi, le ricchezze dei connazionali a sostegno delle aziende

(Ubaldo Livolsi, Professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A.)

Ubaldo Livolsi (Professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A.): “Gli oltre 5.200 miliardi di euro di ricchezza finanziaria dei nostri connazionali dovrebbero sostenere ed essere investiti nel capitale delle aziende per rendere più forte e competitiva la nostra economia. Adesso, anche l'Unione Europea sembra andare in questa direzione”

Rispetto ai competitors Cina, USA e India, per l’Europa è ancora tanta la strada da fare. "Le aziende europee – spiega Livolsi – sono in ritardo in termini di innovazione e crescita.

Senza equity le nostre imprese non sono in grado di contrastare sia il protezionismo, con cui gli Stati Uniti provano a tagliare fuori la concorrenza, sia la politica del Governo di Pechino, che mira a catturare e internalizzare tutte le parti della catena del valore nelle tecnologie avanzate e ad assicurarsi l'accesso alle risorse necessarie.

È fondamentale che l'Unione trovi il modo attraverso cui destinare alle aziende i 33mila miliardi di euro di risparmi privati dei suoi cittadini”.

Bruxelles ci sta lavorando in modo tale che l’Europa possa investire nel capitale umano e nell’innovazione e fare crescere l’economia dei 27. Frutto di questo progetto è il Patto di stabilità che era stato sospeso a causa del Covid 19.

La riforma introduce nuovi margini di flessibilità, ma restano i tetti del 3% e del 60% del Pil per quanto riguarda disavanzo e debito.

In particolare, le nuove regole prevedono che i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del Pil dovranno presentare entro il 20 settembre 2024 dei piani di riduzione in quattro anni, che possono essere estesi a sette in cambio di riforme e investimenti. 

Per superare le naturali resistenze dei Paesi nordici risulta fondamentale pensare a strumenti innovativi di risparmio che consentano al cittadino di avere buoni tassi di interesse che non siano rischiosi, ma connessi a dei progetti europei.

Anche se l'Unione fiscale europea è un traguardo difficile da realizzare per via delle differenze di reddito e di ricchezza tra i vari Paesi, è evidente che servirà armonizzare i quadri normativi fiscali degli Stati membri.

L'auspicio – conclude Livolsi – è che il nuovo Parlamento europeo che sarà eletto con le elezioni del 6-9 giugno abbia la creatività per arrivare a definire un sistema fiscale europeo unico”.

Redazione Cuoreeconomico
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com