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27/07/2023

A Roma la sfida per un cibo equo. Ma intanto il carrello della spesa si impenna

Al World Food Summit concluso nella capitale, ci si confronta su una tematica sempre d'attualità, quella di un'alimentazione diseguale. Gli aumenti dei prezzi delle materie prime si stanno facendo sentire, allargando il gap. In Italia, intanto, secondo Nielsen, i generi alimentari - ed in particolare i prodotti confezionati - sono sempre più cari. Ma anche il cibo fresco fa segnare forti impennate: pane, pasta e formaggi alle stelle. Coldiretti: "Tutelare la biodiversità italiana dalle minacce". Cia: "Cibo non sia arma". Cofagricoltura: "Innovazione fondamentale per tutelare le filiere"

La sfida per un cibo più equo, per la gente che deve consumarlo nel mondo, ma anche per chi lo produce è al centro del World Food Summit organizzato al Roma dall'Onu. Un dato emerge su tutti, sollevato da Coldiretti: volano i prezzi in tutto il mondo, ma  ai contadini i prodotti agricoli vengono pagati il 21% in meno.

Rispetto allo stesso periodo del 2022 si registrano cali del 22% per il latte alla stalla e del 24 per i cereali nei campi.

Tutto questo mentre cresce l'inflazione alimentare dal +6,7% in Usa al +13,8 nell'Unione Europea, dove in Italia l'incremento è stato dell'10,7%; ma la situazione più difficile è nei Paesi poveri, dove ovviamente cresce la fame. 

Il dato viene confermato anche dall'indagine "Lo stato del Largo Consumo in Italia" NielsenIq (Niq). La quale sottolinea che con un aumento medio del 36,3% sono i prodotti grocery che guidano la classifica top 10 del mese di giugno 2023.

Lo studio effettuato fotografa lo scenario della Grande distribuzione organizzata (Gdo) nel Paese e analizza l'andamento dei consumi e delle abitudini di acquisto delle famiglie italiane per il mese di giugno 2023.

L'analisi registra "che non si ferma nemmeno a giugno 2023" la crescita del cibo confezionato (+14,4%). Per quanto riguarda invece l'andamento a volume, il food confezionato rimane ancora l'unica categoria con un andamento positivo (+1,8%), mentre in tutte le altre si osserva un trend negativo, specialmente nelle bevande (-8,7%) e nel freddo (-7,3%).

Gli analisti segnalano che "il Fresco (Peso Fisso + Peso Variabile) risulta in crescita in tutti i format distributivi: la performance migliore è quella dei Discount (+12,1%), mentre i Liberi Servizi registrano l'incremento meno consistente (+6,6%)".

A livello di categoria, le più dinamiche sono Pane & Pasticceria & Pasta (+14,1%), Formaggi (+12,7%) e Frutta e Verdura (+9,5%), mentre la Salumeria è quella in cui si osserva il trend di crescita più basso (+2,4%).

Stando ai dati di Niq, nel mese appena trascorso il fatturato della Grande distribuzione organizzata in Italia a totale Omnichannel è cresciuto del +8,7% rispetto alla performance dello scorso anno, registrando un giro d'affari pari a 9.2 miliardi di euro.

La biodiversità di Coldiretti

Coldiretti sottolinea anche che Italia sono scomparse dalla tavola tre varietà di frutta su quattro nell’ultimo secolo, ma la perdita di biodiversità riguarda l’intero sistema agricolo e di allevamento con il rischio di estinzione che si estende dalle piante coltivate agli animali allevati.

Un pericolo – secondo la Coldiretti – per i produttori ed i consumatori per la perdita di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy, ma anche un attacco alla sovranità alimentare.

E proprio per questo che l’agricoltura italiana ha invertito la rotta negli ultimi anni ed è diventato il Paese più green d’Europa anche grazie alla legge di orientamento approvata nel 2000 che ha favorito la multifunzionalità delle aziende agricole garantendo uno sbocco di mercato alle produzioni agricole con la vendita diretta ai consumatori.

Una opportunità che ha consentito di salvare dall’estinzione attraverso i sigilli di Campagna Amica ben 418 cibi antichi, grazie alla più grande opera di valorizzazione della biodiversità contadina mai realizzata nel Belpaese Un’azione di recupero importante della biodiversità – continua la Coldiretti – si deve infatti in Italia ai nuovi sbocchi commerciali creati dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica attivi in tutte le Regioni e che hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà e razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione.

La grande varietà italiana da salvaguardare

L’Italia – sottolinea la Coldiretti – è l’unico Paese al mondo con 5547 prodotti alimentari tradizionali censiti, 320 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 526 vini Dop/Igp ma è anche leader in Europa con quasi 80mila operatori nel biologico.

Sul territorio nazionale – spiega la Coldiretti – oggi ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e su 533 varietà di olive contro le 70 spagnole.

Senza dimenticare la riscoperta di grani antichi e dei frutti antichi mentre grazie all’impegno dell’Associazione italiana Allevatori (Aia) – continua la Coldiretti – con il Progetto Leo, acronimo di ‘Livestock Environment Opendata’, ad esempio si stanno valorizzando ben 58 razze bovine per un totale di oltre 3 milioni e 130 mila animali, 46 ovine (oltre 52 mila e 800 animali) e 38 caprine (121 mila animali).

Un patrimonio messo a rischio dai bassi compensi riconosciuti agli allevatori e dagli attacchi della fauna selvatica che spinge all’abbandono delle aree interne e montane.

La difesa della biodiversità non ha solo un valore naturalistico ma è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy” ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini del sottolineare che “investire sulla distintività è una condizione necessaria per le imprese agricole di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo”.

Cia: stop a guerra sul cibo

Fare in modo che il cibo non venga più usato come arma geopolitica e costruire una vera alleanza globale per trasformare i sistemi alimentari in un’ottica più sostenibile, equa, sana e resiliente.

A dirlo, sempre nell'ambito del summit nazionale sul cibo, è Cia. Basta utilizzare il cibo come arma di ricatto o merce di scambio - ha detto il presidente di Cia, tra le organizzazioni presenti con la delegazione italiana -. Anche ora, ciò che sta accadendo con il mancato rinnovo dell’accordo sul grano tra Russia e Ucraina è preoccupante.

Le conseguenze internazionali possono essere enormi, dall’aumento dei prezzi alle speculazioni sui mercati, fino al rischio di nuove crisi alimentari, a partire dall’Africa”.

Invece, ha spiegato Fini, “il cibo deve essere considerato un diritto inalienabile e un bene comune. In un mondo dove quasi 800 milioni di persone sono malnutrite, occorre lavorare insieme per garantire la sicurezza alimentare globale, con uno sforzo collettivo per costruire sistemi più giusti, green e resistenti a clima e malattie, compiendo progressi decisivi verso l’attuazione dell’Agenda 2030”.

(Ettore Prandini, presidente Coldiretti)

Aree rurali e agricoltura centrali 

In tal senso, la strada da percorrere passa ovviamente per la centralità degli agricoltori e delle aree rurali. Pilastri che però vanno sostenuti con politiche dedicate e risorse adeguate.

Bisogna aumentare l’accesso al credito e investire in ricerca e nuove tecnologie, dalle tecniche di miglioramento genetico all’agricoltura 4.0 - ha elencato il presidente di Cia -. E poi assicurare l’accesso alla terra e fermare il consumo di suolo; lavorare sulla formazione e la cooperazione; ridurre gli sprechi nelle filiere favorendo la prevenzione e incrementando il recupero delle eccedenze di cibo; assicurare mercati aperti con regole commerciali chiare; promuovere le diete tradizionali, come quella mediterranea, contro etichettature fuorvianti e cibo sintetico”.

Anche per questo, “è urgente il pieno riconoscimento giuridico del ruolo economico, sociale, culturale dell’agricoltura familiare - ha evidenziato Fini - che è la principale forma di agricoltura sia nei paesi sviluppati che in via di sviluppo ed è responsabile della produzione di circa l’80% del cibo mondiale in termini di valore”.  

Infine, “i nostri sistemi alimentari locali, come i distretti e le comunità del cibo, con il loro modello di governance partecipativa, possono davvero costituire le best practice italiane da promuovere nel mondo - ha chiosato il presidente di Cia - rappresentando un fattore strategico, in tutte le aree geografiche, per lo sviluppo dei territori, la permanenza delle famiglie agricole nelle aree interne, la tutela di qualità e biodiversità”.

Innovazione fondamentale per la crescita del settore

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, ha sottolineato invece come  "l'innovazione e la digitalizzazione sono strumenti essenziali per lo sviluppo economico, ambientale e sociale.

Sono di fondamentale importanza per affrontare, in primo luogo, la sicurezza alimentare, poi il cambiamento climatico”. In Italia la siccità e l'alluvione hanno colpito tutte le filiere, dall'ortofrutta al riso, dal Nord al Sud del Paese.

La sola siccità ridurrà dal 10% al 40% le risorse idriche. Considerando che un ettaro di terreno irrigato ha una resa superiore del 30% rispetto al non irrigato, il problema è chiarissimo. Serve una strategia per prevenire queste catastrofi ambientali, proteggendo la produzione agricola e l'economia dei territori.

L'acqua e le sue infrastrutture - ha sottolineato Giansanti - giocano un ruolo fondamentale. E le innovazioni tecnologiche e digitali sono fondamentali per aumentare produttività, competitività e sostenibilità del settore agricolo”.

Confagricoltura ha quindi creato HubFarm per fornire gli strumenti necessari per ottimizzare i raccolti, ridurre gli sprechi e migliorare la sostenibilità nel settore agricolo.

Redazione Cuoreeconomico
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