Acciaio, momento in chiaroscuro. Ma nel 2024 tornerà la domanda

Secondo l'analisi di Siderweb, nel 2023, nonostante il calo previsto dei prezzi, il consumo sarà stagnante o in lieve ribasso, ma nel 2024 si intravede una speranza. Gli operatori del settore, che hanno preso parte ad un webinar, sono però preoccupati perchè la domanda sarebbe dovuta risalire già ora: "Il settore che soffre è ancora l’auto. Un possibile cambio di passo potrebbe arrivare dal Pnrr"
Il 2023 non sarà semplice per gli acciai speciali. I prezzi sono in calo e si prevede un consumo stagnante o in lieve ribasso. Sembrano essere migliori le prospettive per il 2024. Dal punto di vista strutturale, poi, l’Italia ha bisogno di una maggiore produzione di acciai speciali piani.
È questa la fotografia del comparto scattata dall’Ufficio Studi siderweb nel corso del webinar “Acciai speciali: ritorna la domanda?”, che si è tenuto lo scorso 22 febbraio.
Il quadro generale
Nel 2021 (ultimo dato disponibile, fonte Federacciai) la produzione nazionale di acciai speciali è stata il 31,5% del totale in Italia (7,567 milioni di tonnellate su 24,411).
Una quota che rappresenta «un aumento, seppur lento, rispetto al 2010, quando la percentuale di acciai speciali era del 28,6%» ha ricordato Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb. La parte maggiore (33%) è rappresentata dagli acciai da costruzione a impieghi meccanici, seguiti dai non legati (23%), dall’inox (20%) e dagli acciai al boro (15%).
«Se osserviamo le variazioni delle quote nel lungo termine - ha specificato Ferrari -, vediamo che l’inox è relativamente stabile, mentre i non legati e gli acciai da costruzione per usi particolari sono in netta contrazione (rispettivamente -30% e -43% dal 2010 al 2021).
Di contro, gli acciai al boro sono più che raddoppiati (+120%) e gli acciai da costruzione per impieghi nella meccanica sono saliti del 60%».
In generale, la produzione è salita del 4% circa dal 2010 al 2021 e dell’8% dal 2017 al 2021. L’output di acciai speciali lunghi è aumentato del 44% tra il 2010 e il 2021, crescendo di circa 1,2 milioni di tonnellate e arrivando a sfiorare i 4 milioni di tonnellate.
Nello stesso periodo ha invece sofferto la produzione nazionale di acciai speciali piani, che è scesa da 1,404 a 1,034 milioni di tonnellate, con una riduzione del 26%.
«Ciò rappresenta potenzialmente una criticità per l’Italia, visto la crescita che il segmento conoscerà nei prossimi anni», anche per via dell’atteso sviluppo del comparto dell’auto elettrica, ha spiegato Ferrari.
L’Italia è al decimo posto nella classifica mondiale dell’export di acciai speciali, con un controvalore di circa 1,9 miliardi di dollari (3% del totale). È poi il quarto importatore mondiale, con acquisti per circa 3 miliardi di dollari (4%).
Il deficit si aggira dunque intorno a 1 miliardo di dollari. I principali fornitori sono Germania, Austria e Cina. La maggior parte delle esportazioni è diretta in Ue (75%); all’import la quota dell’Ue è il 69%. Si tratta quindi di un mercato prettamente europeo.
Quanto ai prezzi, da settembre 2020 fino a circa a maggio 2022 si è assistito a una continua risalita, arrivando a un raddoppio delle quotazioni. Da questo picco si è passati a una costante discesa fino a oggi.
Altro fenomeno da sottolineare, fino a circa metà 2021 c’è stata una certa concordanza tra andamento del rottame e del prodotto finito, cui è seguito un lungo periodo, fino a maggio 2022, nel quale i finiti si sono mossi molto di più in crescita rispetto al rottame.
Oggi la situazione è capovolta, con il rottame che sale, seppur leggermente, e i finiti che scendono. «Sono due le considerazioni che si possono fare - ha spiegato Ferrari -: sta scendendo il margine per i produttori, anche se nei mesi scorsi era aumentato fortemente; c’è poi da chiedersi se si sia di fronte a un cambio di paradigma, con la fine dello storico legame tra andamento del rottame e dei finiti».
Le posizione degli imprenditori
Al webinar hanno preso parte anche alcuni imprenditori del settore. Roberto de Miranda, membro del Comitato esecutivo di ORI Martin, sottolinea come «I prezzi degli acciai speciali lunghi oggi sono in un «trend di discesa, molto influenzato dal fatto che è venuto a mancare il paradigma che legava l’andamento del rottame a quello del prodotto finito, a causa del prezzo dell’energia.
È una difficoltà che quotidianamente abbiamo con i nostri clienti. In questo contesto, mi aspettavo una domanda migliore in questo inizio d’anno».
Secondo Giorgio Buzzi, presidente del Gruppo Lucefin, «già in questa apertura d’anno il movimento terra e il comparto truck hanno mostrato richieste conformi a quella che si può definire una storica "normalità", forse anche in leggero aumento. Il settore che soffre è ancora l’auto.
Un possibile cambio di passo potrebbe arrivare dal Pnrr» commentato Siro Della Flora, amministratore unico di Metallurgica Legnanese aggiunge: «Il calo della domanda da un lato e l’aumento dei costi dall’altro sta portando a comprimere i nostri margini.
Anche perché più che beneficiare della riduzione delle quotazioni da parte delle acciaierie, sono i commercianti che stanno abbassando il prezzo, a seconda della domanda.
Ciò a mio parere non è positivo, Non abbiamo fatto speculazione nel momento di grande crescita dei prezzi, per mantenere un buon rapporto con i clienti. E oggi c’è chi anticipa le eventuali riduzioni dei fornitori. Non è una bella scelta».
Redazione Cuoreeconomico
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