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03/06/2022

Agnelli (Confimi): «La crisi dell’approvvigionamento costringe le imprese a barattare le materie prime»

(Paolo Agnelli, presidente Confimi)

Il presidente delle Confederazione dell’industria manifatturiera: «Mancano i containers e il costo dell’energia ci sta mettendo in difficoltà. Dalla Cina dazi al 40%. Mutui? La preoccupazione è proporzionale agli scoperti»

L’industria manifatturiera italiana alla prova di metà anno, fra rilancio e crisi economica. CUOREECONOMICO fa il punto con Paolo Agnelli, presidente di Confimi, la Confederazione Italiana dell’Industria Manifatturiera della Impresa Privata.

Come arriva il settore manifatturiero al giro di boa del 2022?

«Pieno di ordini e di problemi. Le imprese del manifatturiero sono arrivate al 2022 avendo già in calendario consegne per il mese di dicembre.

In alcuni casi però proprio per i problemi correlati all’approvvigionamento delle materie prime e alle difficoltà logistiche. Voglio rendervi partecipi di un fatto.

All’interno di Confimi Industria si è arrivati al baratto: gli imprenditori chiamano in associazione per matchare le disponibilità di materie prime dei colleghi e operare degli scambi.

Per non parlare poi dei containers: sono difficili da recuperare e lì dove disponibili hanno raggiunto dei prezzi insostenibili, costi decuplicati, tanto che molti imprenditori hanno iniziato a rivedere le loro “rotte” sia per la catena di fornitura che per i mercati di vendita.

A questo si aggiunge il dramma del costo dell’energia e il costante “ricatto” di sospensione del gas russo. Assorbire una bolletta maggiorata in un anno del 500% non è possibile per molti, e quelli che ci riusciranno saranno costretti (e hanno già iniziato a farlo) a scaricare a valle i costi maggiori.

L’inflazione è galoppante anche perché non si intravede un punto di arresto. E vogliamo aprire l’annoso capitolo del personale che manca?

Oggi poi la situazione è aggravata per via dei sussidi che lo Stato offre. Ecco che chi cerca occupazione è meno disposto a spostarsi o a formarsi per entrare o rientrare nel mondo del lavoro».

Le sanzioni alla Russia e l'embargo commerciale, oltre alla fine del mercato con l'Ucraina, quanto stanno influendo sul settore?

«Stanno influendo in modo importante. Scendo nel dettaglio del settore in cui opero io, ad esempio. Ho un gruppo che lavora alluminio, metallo che arriva in Europa per lo più da Cina e Russia.

Da quello che arriva dalla Cina ci sono dazi di quasi il 40% da circa 18 mesi perché per anni il colosso asiatico ha esportato in dumping. È inutile che le dica che ora dalla Russia non arriva nulla».

Come sta affrontando il settore l'aspetto della transizione ecologica e digitale?

«Diciamo che i due aspetti sono spesso complementari, ma che per il momento sono stati messi in stand by. Ci sono troppe incertezze su tutti gli altri fronti di cui abbiamo appena discusso».

Fine della moratoria sui mutui e accesso al credito: quanto vi preoccupano?

«Non c’è una risposta che possa valere per tutti. Solo una certezza, la preoccupazione è direttamente proporzionale allo scoperto».

L'allarme del commissario europeo Gentiloni sulla necessità di attuare il piano di riforme, pena la perdita dei soldi del Pnrr. Qual è la vostra posizione?

«Sono anni che sentiamo parlare di riforme. La maggior parte di quelle che abbiamo visto passare sono però, come dire, monche. Guardate quella sulla liberalizzazione dell’energia…

Manca proprio l’ultimo miglio, quella parte che oggi ci vede dipendere da soggetti terzi. Per tornare all’esortazione di Gentiloni, le riforme sono necessarie e urgenti. Ma affrontiamole senza il peso di un “ricatto”».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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