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21/09/2022

Agricoltura e sostenibilità, in Toscana la prima comunità mondiale del cibo a energia pulita

(Edo Volpi, presidente di Ccer)

Fotovoltaico e biomasse nel primo distretto agroalimentare totalmente green. Il presidente Volpi: «Fonti pulite e materie prime locali sono un valore aggiunto. Ma anche qui pesa il caro bollette»

Oltre che una virtù di una singola azienda, il rispetto dell’ambiente può essere una qualità che accomuna più territori. In Toscana si trova Ccer (Comunità cibo energia rinnovabile), la prima comunità mondiale di attività dell’agroalimentare a energie pulite e comprende le imprese situate nelle provincie di Pisa, Grosseto e Siena.

«L’idea di costituire l’associazione è nata nel 2009, quando insieme ad altri imprenditori agricoli  abbiamo pensato di unirci per valorizzare tutte quelle aziende che sfruttano le fonti a energia pulita come il fotovoltaico e le biomasse, oltre che l’energia geotermica», dice Edo Volpi, presidente di Ccer.

Proprio la geotermia rappresenta una vera e propria tradizione per le industrie dei territori che vanno dall’Alta Val di Cenina alla Val d’Orcia fino alla Maremma, tanto che fin dagli inizi del Novecento viene impiegata per la produzione di energia elettrica.

Oltre ai soci, all’inizitiva di Ccer hanno aderito anche Slow Food Toscana, Fondazione Slow Food per la Biodiversità e CoSviG, il Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche, ente a capitale pubblico che da molti anni opera nel settore della promozione e della realizzazione di iniziative coerenti con programmi di sviluppo sostenibile dei territori geotermici e dell’intera Regione Toscana.

Negli anni diverse imprese del territorio hanno aderito a Ccer, anche se per entrarne a far parte occorre soddisfare requisiti come l’uso dominante delle fonti rinnovabili nel processo produttivo, le materie prime toscane nella lavorazione dei prodotti e la sede nella regione Toscana. Insomma, tutti tratti distintivi della filiera corta e dell’agricoltura sostenibile.

«Oltre alla salvaguardia del Pianeta, crediamo che le fonti pulite e l’impiego di materie locali rappresentino degli elementi in più in un prodotto di qualità. Fra i nostri aderenti ci sono imprese che da sole realizzano l’intero prodotto e imprese che usano gli scarti della produzione per le biomasse», spiega Volpi.  

L’agroalimentare toscano fra rincari e nuove sfide

Nell’economia toscana, il cibo rappresenta un settore di eccellenza, sia per la qualità dei prodotti che il giro d’affari. Però, come tutti i distretti produttivi, anche Ccer sta facendo i conti con il caro-bollette che non esonera nemmeno quelle che si avvalgono di fonti pulite.

«Ad oggi il prezzo dell’energia rappresenta un peso assai forte nei bilanci e alcuni nostri soci hanno registrato rincari fino al 350% in più rispetto allo scorso anno», osserva Volpi.

«Al di là dell’intento - continua -, i decreti del governo non hanno spinto le aziende a puntare sulle fonti pulite, sia nella geotermia che in altre fonti.

Anziché investire nell’innovazione, in questo periodo le piccole aziende hanno necessità di non aumentare i prezzi e di non ridurre le ore di lavoro”.

Secondo uno studio di Coldiretti, con l’aumento dell’energia e la siccità il costo del mangime è aumentato in un anno del 90%, il vetro per alimenti del 30% e le etichette del 35%.

Ciò nonostante Ccer non si tira indietro e dopo aver aperto un centro per la trasformazione dei prodotti locali e ora si sta attivando per l’apertura di mercati a Grosseto e a Larderello. «Il nostro territorio- conclude- rappresenta un luogo unico e intendiamo sfruttare le opportunità offerte dalla regione Toscana per valorizzare i prodotti della nostra agricoltura».  

Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)

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