AGROMAFIE. Un business da 25,2 miliardi: Coldiretti ed Eurispes lanciano l’allarme sulle nuove minacce al cibo e alla legalità

Le agromafie italiane valgono oggi 25,2 miliardi di euro, una cifra impressionante che testimonia quanto la criminalità organizzata abbia esteso la propria influenza sul sistema agroalimentare. È quanto emerge dal nuovo Rapporto Coldiretti/Eurispes/Fondazione Osservatorio Agromafie, presentato a Roma, alla presenza di esponenti di Governo, giustizia e mondo accademico
Il quadro dipinto dal dossier è allarmante: le mafie sono ormai protagoniste in ogni anello della filiera alimentare, dalla terra alla tavola, passando per fondi pubblici, logistica, distribuzione e persino la comunicazione sul packaging. Il loro potere si rafforza sfruttando le fragilità delle imprese agricole, rese vulnerabili dalla crisi economica, dalla guerra, dal cambiamento climatico e dal peso crescente della burocrazia. Il volto moderno delle agromafie è globale: reti transnazionali di caporalato arruolano lavoratori da Paesi come India e Bangladesh, illudendoli con un visto e imprigionandoli in circuiti di sfruttamento e ricatto. Una volta in Italia, vengono smistati verso cooperative “fantasma” – le cosiddette “imprese senza terra” – che non possiedono campi ma forniscono manodopera sottopagata ad aziende inconsapevoli.
Oltre allo sfruttamento umano, l’altra grande minaccia arriva dal business dell’inganno alimentare. Prodotti adulterati, etichette false, certificazioni bio fittizie, fino all’“Italian sounding”: l’imitazione globale del Made in Italy agroalimentare. Dal Parmesan americano al Prosek croato, fino all’ultimo nato, il Calsecco californiano. Un mercato che sfiora i 120 miliardi di euro, quasi il doppio dell’intero export italiano di settore. Ma anche dentro i confini italiani si gioca una partita truccata: grazie a lacune del codice doganale, si vendono come “italiani” alimenti che non lo sono. Una zona grigia che danneggia produttori e inganna consumatori.
Una risposta concreta arriva dal Parlamento: il disegno di legge ispirato alla storica “Legge Caselli” introduce nel codice penale una sezione dedicata ai reati contro il patrimonio agroalimentare. Nasce così il reato di agropirateria, che colpisce chi commette frodi alimentari in modo sistematico. Introdotti anche reati specifici per commercio di alimenti con segni mendaci e per frodi sulla qualità e provenienza dei prodotti. Un passo avanti atteso da dieci anni, che finalmente rafforza gli strumenti a disposizione di forze dell’ordine e magistratura.
«Se paghiamo il cibo troppo poco, qualcuno lo paga al nostro posto: ed è quasi sempre l’agricoltore o il bracciante», ha dichiarato Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti. Il potere della GDO e delle multinazionali impone prezzi al ribasso, lasciando spazio alle mafie che, grazie alla loro liquidità, offrono prestiti usurari o comprano aziende in crisi. Un meccanismo perverso che si fonda sulla disuguaglianza e sulla mancanza di controlli. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, chiede all’UE un impegno concreto: «L’Italia è l’unico Paese ad avere un sistema sanzionatorio avanzato. Ma le agromafie sono un fenomeno internazionale, e serve reciprocità. La battaglia contro l’Italian sounding e per l’etichettatura obbligatoria dell’origine deve diventare europea». Coldiretti ha lanciato una raccolta firme per una legge popolare che imponga trasparenza su ogni alimento venduto in Europa.
Redazione Cuoreeconomico
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