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26/05/2021

Anci: «I Comuni primi investitori del paese, finanziamenti diretti per essere protagonisti del rilancio»

Il vice presidente Vicario dell’associazione nazionale dei comuni italiani Roberto Pella: «Dai fondi europei occasione per disegnare l’Italia di domani, rimuovere gli ostacoli della burocrazia e promuovere i progetti di rigenerazione urbana sostenibile»

Una importante occasione per disegnare l’Italia del domani. Il vice presidente vicario Anci, Roberto Pella ha parlato a CUOREECONOMICO di sviluppo e rilancio del paese in cui i Comuni dovranno essere protagonisti. Ma occorre abbattere la burocrazia.  

«Il peso della burocrazia è determinante e decisivo - spiega Pella - non ci sarà rilancio senza un ripensamento del modello di gestione dei processi funzionali alla realizzazione delle politiche pubbliche.

Non ci sarà nei tempi richiesti dall’Unione Europea e non ci sarà con la prospettiva di medio-lungo periodo richiesta dai cittadini stessi e dalla next generation, faro delle decisioni che dovremo prendere. I fondi europei rappresentano una occasione irripetibile per disegnare, da oggi al 2026, l’Italia del domani.

Non solo in termini di spesa, come stimolo per invertire il ciclo economico, bensì per le quattro riforme inserite: pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione normativa, promozione della concorrenza.

Rimuovere gli ostacoli che oggi minano la piena realizzazione degli investimenti sarà la chiave di volta per attuare il Piano Nazionale».

(Roberto Pella, vice presidente vicario Anci)

Ci sono passi avanti nel Pnrr e cosa chiede Anci per la semplificazione?

ANCI chiede semplificazione in materia di accesso ai Fondi, finanziamenti diretti e non intermediati, assegnati ai Comuni che già abbiano i progetti cantierabili.

ANCI chiede semplificazioni al codice degli appalti, da consolidare ed ampliare; snellimento dei monitoraggi sui fatti finanziari e sulle opere pubbliche, ancora troppo complessi e spesso duplicati.

Allo stesso tempo abbiamo bisogno di semplificazione in tema personale e di capacità di assumere profili con competenze specifiche relativamente alla gestione del ciclo di progetti.

Il PNRR approvato prevede circa il 40% delle risorse assegnate ad Autonomie locali, Regioni, Province, Comuni: una opportunità storica che potrà essere veramente colta, nei tempi richiesti, se la cabina di regia per il monitoraggio della spesa contemplerà gli aspetti che ANCI ha richiesto.

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Che ruolo devono avere i comuni per avviare opere pubbliche e rimettere in moto gli investimenti? Quali tavoli vanno aperti e quali lacciuoli vanno eliminati per essere protagonisti?

Potrei partire da un dato: nonostante il contesto sfavorevole al nostro agire, dalla burocrazia alle limitazioni sul personale e sulla formazione, i Comuni hanno dimostrato di essere i primi investitori pubblici del Paese, con circa il 25%.

Meritiamo per questo fiducia anche nei confronti di un processo di semplificazione che ci metta nelle condizioni di dare un forte contributo per la ripartenza di un’Italia più forte e più coesa. Le azioni di rigenerazione urbana necessitano di regole semplici, risorse stabili e rimesse all’autonoma gestione delle città e dei Comuni.

Sul recente testo di legge dedicato alla Rigenerazione Urbana, abbiamo chiesto semplificazioni su tutto l’impianto e la costituzione di un Fondo pluriennale e stabile di finanziamento diretto dei progetti di Comuni e Città Metropolitane.

Ad esempio, come ambito di rigenerazione sono considerate solo le aree degradate e dismesse; si introduce una forte complessità procedurale con la previsione di ‘piani di rigenerazione’ a vari livelli di governo con tempistiche assolutamente incongrue o indeterminate, in netta opposizione con le esigenze di semplificazione per realizzare investimenti di cui il Paese ha estremo bisogno.

Invece, le risorse del Fondo dovrebbero finanziare progetti dei Comuni e delle Città Metropolitane che abbiano già adeguato i propri piani urbanistici a leggi regionali in materia di rigenerazione urbana sostenibile.

Come vanno ripensate le città anche in base ai progetti di "rigenerazione urbana?"

La pandemia ha evidenziato elementi di fragilità e vulnerabilità nelle comunità, nel nostro sistema di gestione della città e degli spazi. Una dimensione centrale per “build back better” è la necessità di una ripresa incentrata sulle persone, senza discriminazioni tra e all'interno dei paesi e tra i generi.

Le politiche di ripresa dovranno quindi essere misurate su qualcosa di più della semplice crescita economica a breve termine, bensì abbracciare una visione complessiva come la qualità del lavoro, dell'alloggio, della mobilità, dell’ambiente, dell’istruzione e dei servizi educativi, tutti fattori determinanti il livello di salute e benessere per i cittadini, dimostrando l’importanza fondamentale della prossimità.

ùIl PNRR rappresenta per i Comuni italiani un’opportunità per dimostrare di essere centri di innovazione e competenza per la prossima generazione di cittadini europei.

Oggi le città sono al centro della rinascita: aree policentriche, secondo il modello della città dei quindici minuti, e quindi non più certo un arcipelago di periferie sconnesse dal centro; allo stesso modo i centri di minore dimensione possono rappresentare laboratori di pratiche innovative, dalle comunità energetiche alle farmacie di servizi, alla mobilità intermodale a progetti di attrattività culturale e turistica.

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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