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18/05/2021

Consiglio nazionale ingegneri: «Dalle grandi opere alle rigenerazioni urbane, il futuro passa per la velocità degli investimenti»

Armando Zambrano, presidente del Cni: «In Italia per realizzare un’opera di 1 milione di euro servono 5 anni, serve un cambio di passo. Pensare alle infrastrutture e rendere strutturale il Superbonus per agganciare la ripresa»

La ripartenza passa dai grandi cantieri, ma anche dalle rigenerazioni urbane. La parola d’ordine è però superare la “lentezza delle decisioni”.

Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli ingegneri ne ha parlato a CUOREECONOMICO.

«Il Pnrr deve essere l’occasione per ottenere le riforme di cui abbiamo bisogno, in tutti i settori. Quanto agli investimenti che pioveranno sul Paese, le infrastrutture sono la chiave del rilancio soprattutto nel meridione.

Dobbiamo pensare in grande, alle autostrade, ferrovie, alta velocità, scali portuali e ragionare anche di nuovo del ponte sullo Stretto per collegare la Sicilia.

Il Sud Italia può essere davvero una piattaforma logistica per l’Italia e per l’Europa perché un sistema efficiente di trasporti cambierebbe le prospettive economiche. Potremo tornare centrali nella distribuzione delle merci, essere una nuova via della Seta. Ma serve una riforma nei tempi di approvazione dei cantieri».

(Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli ingegneri)

Qual è il peso della burocrazia che scontiamo?

«La questione Suberbonus è la più chiara dimostrazione del fenomeno della sovrapposizione delle norme. La loro complessità e i conseguenti iter burocratici rappresentano un clamoroso freno agli interventi, perché manca il tempo necessario per realizzarli.

Per il 2021 era stato previsto un investimento per il Superbonus di 6 miliardi euro. A marzo 2021 risultano completati investimenti per appena 500 milioni. Il traguardo di 6 miliardi, dunque, non sarà mai raggiunto.

Per questo noi abbiamo chiesto a gran voce la proroga al 2023. Andrebbe reso strutturale, questo permetterebbe di avere anche nuove costruzioni efficienti da un punto di vista energetico e sismico. Un rinnovamento del patrimonio edilizio fondamentale per il paese».

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Per un cambio di passo serve velocità, possiamo permettercela?

«La lentezza delle decisioni ha un impatto immediato sui tempi di realizzazione. In Italia per realizzare un’opera di 1 milione di euro servono 5 anni. Più della metà di questo tempo serve alla PA per l’espletamento di gare, autorizzazioni, verifiche e controlli.

Per la realizzazione di un’opera di 100 milioni di euro si arriva addirittura a 15 anni. Tra i motivi delle lentezze l’interpretazione della norma e il processo decisionale.

Bisogna snellire e semplificare i pareri, definire i rapporti stato, regioni e province. Non ci deve essere competizione tra gli enti, o tutto rallenta.

La burocrazia non deve essere un ostacolo, per questo serve una continua formazione delle competenze nelle Pa che devono essere sempre più digitali e informatizzate».  

Verso dove vanno diretti gli investimenti oltre che nelle grandi opere?

«C’è bisogno di una rete di piccoli interventi nei Comuni, interventi di rigenerazione urbana che possono mettere in moto l’edilizia e tutta l’economia.

Assieme alla filiera delle costruzioni abbiamo presentato una serie di proposte per realizzare una effettiva semplificazione.

Come CNI, in particolare, riteniamo si debba intervenire nelle seguenti direzioni: semplificazione Codice dei Contratti; piano di qualificazione delle Stazioni Appaltanti un piano per rafforzare l’organico della PA con specifiche competenze tecniche».  

Che partita può giocare il Cni?

«I professionisti possono fare molto per la semplificazione. Basterebbe applicare il principio della sussidiarietà.

Siamo disponibili a essere d’aiuto allo Stato per risposte dare veloci per l’approvazione di progetti. Agganceremo la ripresa, ma dobbiamo essere rapidi e avere progetti credibili».

Di Luigi Benelli

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