AUTOMOTIVE. Auto a idrogeno: ecco perché non hanno ancora conquistato il mercato

Le auto a idrogeno (Fcev) promettono una mobilità a zero emissioni, ma i problemi di natura tecnica ed economica ne frenano la diffusione. Ecco come funzionano e perché faticano ad espandersi nel mercato
Le auto a idrogeno utilizzano celle a combustibile che combinano ossigeno e idrogeno per generare elettricità, emettendo solo vapore acqueo. Tra i numerosi vantaggi rientrano quindi: zero emissioni di CO2 durante la guida (se l’idrogeno è “verde”); rifornimento rapito in 3-5 minuti (più veloce rispetto alle ore di ricarica delle auto elettriche); lunga autonomia e versatilità.
La domanda sorge spontanea: perché dunque non hanno conquistato il mercato? Di contraltare, le sfide che ostacolano la diffusione delle Fcev sono numerose. A partire dalla produzione di idrogeno “verde” (prodotto da elettrolisi con rinnovabili) che è costosa e rappresenta solo il 4 per cento della produzione globale (il resto è “grigio”, con emissioni di CO2). In secondo luogo la filiera dell’idrogeno perde più energia rispetto alle auto a batteria (Bev), che dominano il mercato per costi inferiori e infrastrutture diffuse.
In Italia, il Piano Nazionale prevede 27 mila veicoli a idrogeno entro il 2025, ma la scarsa rete di rifornimento frena il progresso. L’Unione europea investe 3 miliardi di euro per l’idrogeno verde, con costi attesi di 1,5 €/kg entro il 2030. L’idrogeno potrebbe brillare nei trasporti pesanti, ma per le auto sembrano prevalere le batterie, anche se l’idrogeno resta una soluzione complementare.
Redazione Cuoreeconomico
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