Banche-imprese, una questione di fiducia

(Enrico Coppotelli, Segretario Generale Cisl Lazio)
Gioco di squadra e fiducia reciproca sono i garanti dell’efficienza e della longevità del legame tra i due titani dell’economia nazionale.
A parlarne a CUOREECONOMICO è Enrico Coppotelli, Segretario Generale Cisl Lazio.
Cosa chiedono oggi le banche alle piccole imprese? Viceversa?
"Per rispondere a questa domanda devo innanzitutto partire dal sottolineare uno dei ruoli fondamentali delle banche, il ruolo sociale che oltretutto è ben evidente nelle relazioni che questi istituti hanno con le piccole imprese.
Ruolo che viene ben rappresentato dal supporto bancario all’accesso al credito, fondamentale per le aziende, in particolar modo per quelle di piccole e medie dimensioni che senza finanziamenti non riuscirebbero ad avere l’ossigeno necessario alla loro sopravvivenza.
Ruolo che purtroppo con la graduale ma inesorabile riduzione degli sportelli bancari sul territorio comincia a venir meno ed ha già determinato un sistema “ibrido”, nel quale la digitalizzazione sta assumendo un ruolo vieppiù importante.
Teniamo inoltre presente che, in questo particolare momento storico di grandi trasformazioni che vanno nella direzione di transizioni digitali ed ecologiche per tutti, un imprenditore, anche piccolo ha la necessità di una sostenibilità integrale che significa performance economiche e riduzione degli impatti ambientali.
Quindi sempre più le piccole e medie imprese necessitano di controparti bancarie vicine ed altamente specializzate, ma che, come studi recenti confermano, nel campo dell’accesso al credito il bisogno siano più un “partner” che una controparte.
Le caratteristiche delle banche da declinare appaiono quindi perfino obbligate: referente competente, costo e qualità dei servizi bancari, trasparenza nelle risposte, giusti indirizzi e veloce riscontro sull’erogazione del credito. Poi naturalmente i rapporti umani che creano quell’elemento imprescindibile affinchè tra la banca ed il cliente possa esserci una buona relazione, la fiducia.
Il contesto di oggi, oltre a quanto già evidenziato, aggiunge anche gli innumerevoli progetti del Pnrr e non può quindi transigere da supporti in cui competenza e vicinanza diventano necessariamente il mix vincente.
Dal canto loro le banche chiedono, in riferimento alla concessione del credito, alle piccole e medie imprese chiarezza di idee e di progetti, rispetto delle norme, solidità, trasparenza totale e cronoprogrammi precisi perché solo con una corretta pianificazione si possono rispettare i tempi necessari al buon funzionamento delle aziende.
Concludendo le sfide della modernità e del futuro (dalla sostenibilità ambientale alla digitalizzazione) impongono un potenziamento del lavoro di squadra e della fiducia reciproca".
In che modo gli Istituti di credito possono sostenere le MPMI in attività di reporting ESG?
"Intanto una premessa. Per reportistica Esg intendiamo la comunicazione di dati riguardanti le operazioni dell’azienda in tre ambiti: ambientale, sociale e di governance. Le imprese devono dare risposte a clienti, investitori, dipendenti. Perfino alle organizzazioni non governative chiamate a valutare l’impatto sul pianeta di determinati progetti.
Va da sé che la reportistica delle prestazioni ambientali, sociali e di governance è un passaggio irrinunciabile per contribuire a creare un valore a lungo termine. Il sostegno degli istituti di credito alle piccole e medie imprese può esplicarsi nell’ambito delle dichiarazioni quantitative e qualitative.
Perché se queste ultime sono positive, allora il contributo all’orientamento degli investimenti può fare la differenza. Per un motivo semplice: gli investitori sono tranquilli perché sanno che quelle società non rappresentano un rischio sul versante delle performance ambientali, delle pratiche sociali e della governance.
Va da sé che le imprese devono farsi trovare pronte su questi ambiti, dando agli istituti di credito tutte le risposte necessarie. Il che presuppone di avere una struttura aziendale in regola con i parametri richiesti. Pensiamo all’efficienza energetica, alla qualità dell’aria e dell’acqua, alla gestione dei rifiuti, perfino al cambiamento climatico.
Il concetto è che rischi ambientali possono determinare rischi finanziari imprevisti. Sul piano sociale le aziende devono rispettare i criteri dell’inclusività, della parità di genere, del coinvolgimento dei dipendenti nelle dinamiche delle imprese.
Oltre alla privacy, alla protezione dei dati personali, ai diritti umani, agli standard sul luogo di lavoro. La governance attiene al sistema interno di controlli attuati dall’azienda. Per esempio le modalità con le quali si contrastano eventuali violazioni. Ma anche tutta una serie di fattori: composizione del cda, leadership aziendale, compensi ai dirigenti.
Oggi la reportistica Esg è inserita nelle relazioni annuali: buone performance sono correlate ad una maggiore e migliore redditività degli investimenti, ma pure ad una migliore resilienza e alla diminuzione di rischi.
Pure in tal caso il rapporto tra banche e piccole e medie imprese si sviluppa su un sistema binario: avere le carte in regola (da parte dell’azienda) significa poter usufruire di un giudizio positivo che aiuta l’erogazione del credito e degli investimenti.
Come sindacato, però, vorremmo aggiungere una considerazione: tra i fattori che sempre di più dovrebbero contare e pesare non può mancare il lavoro.
Mi riferisco alla sicurezza nei luoghi di lavoro diritto fondamentale di chi lavora ed alla dignità di lavoratori che deve essere misurata non solo da retribuzioni giuste ed adeguate, ma anche da contratti chiari ed esigibili che diano garanzie e serenità".
Redazione Cuoreeconomico
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