Banche, la sfida continua tra Nord e Sud

Al Settentrione le banche forniscono alle imprese una quantità di liquidità triplicata rispetto all’opposto Meridione. Una disparità che segna una profonda disparità che penalizza le aziende del Sud
Nel Nord Italia, le imprese beneficiano di livelli di liquidità bancaria che superano di tre volte quelli disponibili nel Sud. Ciò comporta una notevole limitazione per le aziende meridionali che si trovano in una condizione di svantaggio rispetto alle al resto del Paese.
Il primo posto lo conquista il Trentino Alto Adige con un tasso medio di liquidità del 0,78%, mentre la Sardegna segue con un significativo 0,58%, occupando la seconda posizione nella classifica. Le regioni in questione mostrano tassi di interesse superiori alla media del paese, il che potrebbe tradursi in una redditività più alta per chi vi deposita denaro.
In contrasto, le regioni con i tassi più bassi sono la Calabria e la Campania, con rispettivamente 0,24% e 0,26%. Questi valori, essendo i più bassi, suggeriscono una remunerazione inferiore sui depositi bancari, fattore che può incidere sulle scelte finanziarie di residenti e aziende di queste aree.
Un’indagine condotta dal Centro studi di Unimpresa ha rivelato che il tasso medio nazionale applicato dalle banche alla liquidità aziendale si attesta allo 0,45%, una percentuale piuttosto bassa se confrontata con il 4,5% di costo del denaro fissato dalla Banca centrale europea per l’area euro.
Per i conti aziendali, il tasso medio è dello 0,22% per saldi fino a 50.000 euro, dello 0,27% fino a 100.000 euro, dello 0,32% fino a 250.000 euro, e raggiunge l’1% per quelli che superano i 250.000 euro.
Secondo gli analisti di Unimpresa le fluttuazioni nei tassi medi di interesse applicati dalle banche sui depositi tra le regioni del Nord e del Sud Italia mettono in luce la necessità di valutare le peculiarità locali quando si prendono decisioni finanziarie.
Se da un lato alcune aree possono vantare tassi di interesse più vantaggiosi sui depositi, altre regioni affrontano difficoltà legate a una minore remunerazione dei conti. Questa situazione crea significativi squilibri e disuguaglianze nella gestione finanziaria, nonché nella programmazione e realizzazione di investimenti.
Redazione Cuoreeconomico
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