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01/07/2022

Biagini (Mare Libero): «Stop alle lobby dei balneari, i canoni non incidono molto sul fatturato»

(Roberto Biagini, presidente Mare Libero)

Il presidente del Coordinamento: «Direttiva non applicata per l’opposizione anche della politica. Aumentare al 50% le spiagge libere»

Mare Libero è il coordinamento fra operatori del settore balneario che viaggia in senso contrario rispetto a quelle di categoria e difende il provvedimento del Governo di attuare la direttiva Bolkestein e mandare all’asta le concessioni per gli stabilimenti balneari.

CUOREECONOMICO ha parlato col presidente, l’avvocato riminese Roberto Biagini.

Come è nato il Coordinamento Mare Libero?

«Siamo nati in maniera del tutto spontanea. Io personalmente scrivevo articoli di commento alle sentenze del Consiglio di Stato, della Corte di Giustizia e del Tar su un sito di Rimini. Sono stato per dieci anni assessore comunale, dal 2006 al 2016 e nell’ultimo quinquennio mi sono occupato di urbanistica e demanio marittimo.

Erano intanto nate associazioni locali a difesa di arenili e spiagge libere ad Ostia, in Versilia, in Cilento ed in Liguria. Mi hanno contattato e abbiamo deciso di creare un coordinamento nazionale che le riunisse.

Ora siamo circa 70 soggetti con alcune associazioni che radunano centinaia di persone. Abbiamo avuto una interlocuzione in Senato sul DDL Concorrenza.

Vogliamo essere un punto di riferimento per chi ha una visione diversa rispetto a quella dei gestori degli stabilimenti: non a caso siamo stati contattati da realtà che vorrebbero provare ad avere accesso alla gestione degli arenili, che adesso non hanno.

Il nostro scopo prevalentemente è quello di tutelare le spiagge libere e chiederne un aumento. Poi siamo per il libero mercato, tenendo conto la specificità di ciascun comune».

Qual è la vostra posizione sulla direttiva Bolkestein? Perchè siete a favore?

«La Direttiva Bolkestein, ha aperto il varco per eliminare la privatizzazione degli arenili, il monopolio che da anni vige in quel settore.

La possibilità a tutti gli imprenditori turistici di poter ambire alla gestione degli arenili, le nuove regole sulla comparazione dei canoni al valore effettivo della redditività del bene, l’equilibrio tra spiagge libere e in concessione, la maggior sensibilità all’ eco-sistema, gioveranno al pubblico interesse, la sola bussola per orientare le scelte degli enti pubblici in materia di concessioni».

Perchè l'Italia non ha mai recepito la Bolkestein, in vigore dal 2006? Cosa ha ostacolato tutto questo?

«Perché la lobby dei balneari, imprenditori del settore e politici-imprenditori, ha volutamente impedito il recepimento dei principi Ue in materia di libera circolazione dei servizi e tutela della regola della concorrenza concedendo ventiquattro anni di proroghe dal 2009 al 2033, tutte bocciate dai vari organi di giustizia.

Tutto l’arco parlamentare è compromesso basta vedere quanti imprenditori balneari- parlamentari siedono a Palazzo Madama o a Montecitori.

Tutti per il libero mercato, dal lunedì al venerdì; mentre sabato, domenica e festivi, sotto l'ombrellone, si ritorna monopolisti e proibizionisti.

Solo la magistratura, esercitando una funzione suppletiva alla precisa volontà di non decidere della politica, è riuscita con le sue pronunce a scalfire il patto elettorale tra i partiti ed i balneari tutelando i diritti di tutti ed il pubblico interesse».

Siete anche contrari agli indennizzi. Perchè?

«La Corte di Giustizia con la famosa sentenza Promoimpresa-Melis del 14 Luglio 2016 e la giurisprudenza successiva fino alle due recenti sentenze gemelle del Consiglio di Stato, hanno correttamente stabilito che il legittimo affidamento per i concessionari uscenti, può essergli riconosciuto solo ove ne ricorrono i presupposti e cioè: solo per investimenti attuati prima del 26 Marzo 2010, data di recepimento delle Bolkestein nel nostro ordinamento, in quanto da quel momento in poi difetta la buona fede.

Un riconoscimento all'indennizzo generalizzato costituirebbe un ostacolo all' ingresso di nuovi operatori sul mercato e sarebbe bocciato dall’Europa».

Le associazioni di categoria dicono che quella dei canoni troppo bassi è una scusa e che questa direttiva mette in ginocchio le aziende perchè aprirà alle multinazionali e getta discredito sulle realtà balneari italiane. Voi cosa rispondete?

«Simulazione per dissimulare il vero obiettivo: quello di mantenere intatti i privilegi di pochi su un bene che è di tutti. I canoni? Attualmente lo Stato richiede come canone circa 1,2 euro di media al metro quadro.

Una zona di 6000 mq versa allo Stato 7.200 euro l'anno di canone. Un Chiosco-Bar di 150 mq fino al 31 Dicembre 2020 versava allo Stato circa 385 euro di canone annuo (minimo richiesto).

Dal 1° Gennaio 2021 il canone minimo è aumentato a € 2.500 euro l'anno. Il canone balneare non arriva ad incidere al 3% del fatturato, mentre per un normale affittuario privato il canone di affitto incide circa dal 25 al 30% ed oltre del fatturato».

C'è il rischio che le spiagge libere si riducano ancora a beneficio di altri concessionari?

«Il demanio marittimo è per legge un bene di tutti e la regola è l'uso generalizzato per la collettività. La modalità concessoria è una mera eccezione.

Dei 3.346 km di spiagge accessibili il 42% è in concessione e l'8% è privato sotto altre forme. Il resto è libero solo sulla carta in quanto si tratta prevalentemente di tratti di mare non balneabili per l'inquinamento o perché in prossimità di foce dei fiumi.

Noi come Coordinamento Nazionale Mare Libero abbiamo chiesto che già a livello di legislazione nazionale si fissi esplicitamente il 50% di spiagge libere con la possibilità per ogni  Regione di ampliare la quota libera in base alla propria morfologia territoriale e valenza turistica».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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