Biondo (Uil Calabria): “Autonomia, Pnrr e infrastrutture, Governo dia certezze su tempi e soldi o il Sud muore”

(Santo Biondo, segretario di Uil Calabria e segretario confederale nazionale)
Il segretario regionale e confederale del sindacato: “Troppo potere centralizzato dopo Zes unica e autonomia, i territori saranno penalizzati. Il blocco delle assunzioni sta mettendo in difficoltà tanti comuni che non riescono a mettere a terra i progetti del Pnrr”
Oltre ai partiti il dibattito sull’autonomia differenziata ha coinvolto anche i sindacati perché i suoi effetti si ripercuotono anche sul lavoro.
Secondo un rapporto di Svimez l’autonomia differenziata avrà costi che vanno dagli 80 ai 100 miliardi di euro e ad oggi nel Mezzogiorno la povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata è salita di 1,7 punti percentuali tra il 2020 e il 2022 (dal 7,6 al 9,3 percento), con un incremento del 3,3 percento tra le famiglie di operai e assimilati.
“L’autonomia differenziata produce un regionalismo anomalo perché la discrezionalità sulle spese delle risorse come Fsc o delle programmazioni operative regionali rimane a Palazzo Chigi anziché ai territori”, dice Santo Biondo, segretario di Uil Calabria e segretario confederale nazionale.
“Il Ministro Calderoli - continua - non ha ancora detto dove si prendono i soldi e come si finanzieranno le prestazioni essenziali per le regioni che ne faranno richiesta.
Segretario, ora che la Zes unica è entrata in funzione pensa che possa portare benefici alla Calabria?
“Lo spirito delle zone economiche speciali era quello di fare del Mezzogiorno la piattaforma del Mediterraneo, ma con l’attuale meccanismo normativo i poteri legati alla tassazione e alla burocrazia sono in mano al Governo anziché alle regioni.
Quanto agli incentivi, oggi non sono programmati anno per anno ma hanno tempi più lunghi e non dà vantaggi per compensare il divario infrastrutturale. Noi crediamo che serva più selettività negli investimenti e più contatto con i territori”.
Dopo l’approvazione della Legge di Bilancio dal suo punto di vista quali sono gli effetti sul lavoro?
“Ci siamo opposti a questa Manovra perché non affronta il problema dei salari bassi e non adegua i contratti pubblici all’inflazione o detassarli come avevamo chiesto.
Penso che la prossima legge di bilancio sarà dura perché con il Patto di stabilità vengono tolti 2 miliardi al sostegno contro la povertà”.
Sulle infrastrutture come valuta le promesse del Ministro Salvini, anche a fronte del lavoro della Giunta regionale per l’aeroporto di Reggio Calabria?
“Sull’aeroporto la regione sta facendo un buon lavoro e l’ultimo bando da 120 per le linee low-cost continente principi giusti, anche se occorre impegnarsi promuovere di più le nostre aree turistiche.
Il Governo invece fa propaganda su Stretto ma dimentica la strada statale 106 e la parte ionica della nostra regione e Reggio Calabria dove manca l’alta velocità. Noi siamo per una progettazione infrastrutturale con progetti che abbiano tempi certi e che coinvolga tutto il territorio”.
Ora che il Pnrr è arrivato alla quarta rata pensa che i progetti possano andare a buon fine?
“Il Pnrr è alla parta più complessa perché sono stati aperti i primi cantieri, ma i ritardi hanno penalizzato il Mezzogiorno con la rimodulazione del piano edilizio scolastico e della scuola dell’infanzia.
Oltre alle risorse, anche il blocco assunzioni della Pubblica Amministrazione complica lo svolgimento delle opere perché le burocrazie non dispongono di figure professionali con le giuste competenze e con i salari bassi tanti giovani scelgono di lavorare nel privato.
Spero che da qui al 2026 si possano realizzare i progetti e spendere i soldi nel giusto modo per realizzare i progetti e per formare i lavoratori dato che da noi mancano 400mila unità di persone da inserire nelle imprese”.
Con quale stato d’animo state seguendo la desertificazione bancaria?
“Pensiamo che questa tendenza sia pericolosa perché banche sono il canale legale del credito e quando vengono a mancare si rischia di cadere nell’usura, anche perché il credito cooperativo da solo non è in grado di coprire tutti gli investimenti. Le banche stanno sempre più perdendo la propria funzione sociale e il Governo è venuto meno alla promesse di tassare gli extraprofitti degli istituti di credito”.
Di Matteo Melani
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