mer 28 gen 2026

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Blandina (Sicindustria): “Autonomia differenziata valorizza i territori, ma serve maggiore equità”

(Ivo Blandina, vicepresidente vicario di Sicindustria)

Il vicepresidente vicario di Confindustria Sicilia a CUOREECONOMICO: “Bene soldi delle Zes prioritariamente a noi e Sardegna: rispetta principio insularità. Dobbiamo lavorare per sanare il grande gender gap”

«L’autonomia differenziata, se ben calibrata, può rappresentare l’occasione per incrementare la competitività e valorizzare le specificità dei territori. Viceversa, il rischio è quello di accentuare la forbice che separa il Nord del Paese dal suo Mezzogiorno e le conseguenze sarebbero negative per tutta Italia».

Sono le parole del vicepresidente vicario di Sicindustria, Ivo Blandina, intervistato da CUOREECONOMICO sul progetto di regionalismo differenziato portato avanti dalla Lega, in particolare dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie della Repubblica Italiana, Roberto Calderoli. Ma non solo. Tra i temi affrontati: Zes unica, lavoro e gender gap.

«L’autonomia differenziata può, potenzialmente, contribuire a migliorare la qualità dei servizi al livello locale all’insegna della responsabilizzazione - aggiunge Blandina - puntando innanzitutto alla determinazione dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni, e alla individuazione delle risorse necessarie e farvi fronte.

Serve una equità al momento assente. Basti pensare a sanità e istruzione. Due servizi fondamentali per i cittadini, che però ad oggi mostrano al Sud gap intollerabili».  

La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento che consente di destinare prioritariamente alla Sicilia e alla Sardegna una parte delle risorse per le Zes, le Zone economiche speciali istituite nel Mezzogiorno. Cosa ne pensa?

«Credo si tratti di un intervento necessario per due ordini di fattori: il primo, il rispetto del principio di insularità reintrodotto in Costituzione nel 2022; il secondo perché se l’obiettivo deve essere quello di garantire sviluppo e benessere dei territori svantaggiati allora l’unica strada da percorrere è quella di promuovere investimenti e attrarre nuovi investitori».

Secondo l’Osservatorio economico di Unioncamere Sicilia su dati Infocamere, sono state registrate in Italia 59.236 nuove imprese, con il maggiore contributo che arriva dal Mezzogiorno (18.295, di cui ben 3.944 partite Iva hanno sede in Sicilia). In che modo sostenere lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese nei prossimi mesi?

«Sicindustria, in quanto partner di Enterprise Europe Network, la rete della Commissione europea che si occupa di internazionalizzazione, innovazione e ricerca, da anni lavora per sostenere le pmi nel percorso di crescita verso nuovi mercati.

Il calendario è fittissimo. Proprio pochi giorni fa abbiamo concluso la missione di incoming destinata alle imprese dell’agroalimentare. Ma non solo.

Abbiamo in programma appuntamenti sull’intelligenza artificiale, sul digital marketing & e-commerce e siamo in grado, grazie al supporto di Een, che è presente in oltre 50 paesi del mondo con più di 460 organizzazioni, di sostenere le imprese per accrescerne le competenze, partecipare a missioni e fiere, trovare partner commerciali o tecnologici, accedere a finanziamenti nazionali ed europei, prepararsi alle sfide della transizione digitale ed ecologica».

Si evidenzia un forte aumento delle nuove attività innovative (1.560) e delle costruzioni (57), mentre perdono posizioni i settori tradizionali, come l’agricoltura (-153), il manifatturiero (-102), il commercio (-510) e il turismo (-111). Come si sta evolvendo l’industria siciliana?

«Nell’era della globalizzazione ragionare per compartimenti stagni sarebbe limitante. L’industria siciliana non può che seguire i trend globali dell’economia, puntando su ricerca e innovazione per restare competitiva, ma senza perdere le specificità che la rendono unica.

Questo è quello che stanno facendo le nostre imprese, che continuano a mostrare grande resilienza e capacità di affermarsi sui mercati di tutto il mondo».

La Sicilia è sempre in fondo alle classifiche europee per l’occupazione femminile. Meno di 4 donne su 10 lavorano nell’Isola. E in media sono retribuite in misura nettamente inferiore rispetto agli uomini. È quanto emerso dalla tavola rotonda organizzata dalla Cisl Sicilia a Palermo sul tema “Diversità, equità e inclusione. Una nuova cultura del lavoro per la crescita e lo sviluppo”. Come ridurre il gender gap e il gender pay gap?

«Il problema del gender gap va oltre i confini regionali. Purtroppo tutto ciò che richiede una evoluzione culturale, ha tempi più lenti. È per questo che dobbiamo impegnarci ancora di più per creare parità di trattamento tra uomini e donne, affinché l’unico elemento di differenza sia quello legato al merito».

Di Mario Catalano
(Riproduzione riservata)

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