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14/04/2023

Bonne (Abi): “Banche pronte a sostenere la ripartenza. Imprese e famiglie, serve rinegoziazione del debito”

(Luca Bonne, presidente Abi Umbria)

Il presidente umbro dell’associazione bancaria italiana fa il punto sulla situazione nazionale del credito dopo il recente rialzo dei tassi: “Per adesso il sistema tiene perché è solido, ma gli effetti si sentono e quindi bisogna mantenere l’attenzione alta. Torna a crescere la raccolta da obbligazioni”

Il sistema bancario italiano è alle prese col momento più delicato della sua storia recente, stretto fra i continui rialzi dei tassi di interesse decisi dalla Bce e la necessità di evitare il rischio di una bomba sociale, con le imprese – in particolare le Pmi – che fanno sempre più fatica ad accedere al credito e le famiglie che hanno visto schizzare i mutui alle stelle ma crescere anche il carrello della spesa.

Il ruolo degli istituti di credito dunque in questa fase diventa assolutamente decisivo per il mantenimento dell’economia nazionale.

CUOREECONOMICO ne ha parlato con Abi, associazione bancaria italiana e nello specifico con Luca Bonne, presidente della sezione umbra.

Dopo l’annuncio della Bce del rialzo dei tassi di interesse, come cambia la situazione per le banche? Inoltre, per molte Pmi si pone di nuovo il problema dell’accesso al credito…

Il settore bancario italiano affronta la situazione congiunturale partendo da una condizione complessivamente solida. La patrimonializzazione del settore mostra valori storicamente elevati e prosegue il forte processo di miglioramento della qualità degli attivi.

Tuttavia, dall’incremento dei tassi di interesse è atteso anche un impatto negativo diretto sui bilanci bancari per effetto della riduzione del valore del portafoglio dei titoli contabilizzati al prezzo di mercato, in particolare dei titoli di Stato.

Quanto alle imprese, il trend rialzista dei tassi Bce, avviato nell’estate 2022, non si è ad oggi tradotto in una riduzione degli impieghi a imprese e famiglie.

Le ultime stime del Rapporto Mensile Abi indicano che a gennaio 2023 i prestiti alle imprese sono rimasti sostanzialmente stabili su base annua, facendo segnare un progresso dello 0,1%. Ma, ancora a novembre 2022, il segmento delle imprese faceva segnare un ragguardevole +2,8% annuo degli impieghi (+3,1% a ottobre 2022 e +4,4% a settembre 2022).

Particolare attenzione, quindi, andrà posta all’evoluzione futura dell’economia e soprattutto alla capacità prospettica di resilienza delle imprese.

In questo senso, riteniamo opportuno, per consentire alle imprese di rendere il livello di debito più sostenibile, reintrodurre misure di garanzia per favorire la rinegoziazione del debito in essere su scadenze più lunghe, lasciando alle imprese maggiori risorse per far fronte all’andamento dei costi dell’energia e per realizzare gli investimenti programmati”.

Sempre in relazione alla Bce, Lagarde ha chiesto ai Governi di farsi promotori di un’azione per venire incontro a chi ha i mutui a tasso agevolato. Può esserci a suo parere il rischio di un’insolvenza da parte delle famiglie meno abbienti? E se sì, quali sono le soluzioni?

Di fronte ad eventuali difficoltà dei mutuatari, il mondo bancario è disponibile a venire incontro alle necessità dei consumatori ricordando tutti gli strumenti a disposizione: dalla cosiddetta portabilità dei mutui, cioè la possibilità di surroga del mutuo senza costi per il mutuatario che può quindi cambiare banca e tipologia di mutuo senza oneri aggiuntivi, al fondo di solidarietà prima casa (cosiddetto fondo Gasparrini) che permette di sospendere il pagamento della rata del mutuo fino a 18 mesi in caso di eventi quali perdita posto di lavoro, cassa integrazione.

Infine, la possibilità di rinegoziare il proprio finanziamento con la propria banca attraverso quanto previsto dalla legge di Bilancio per il 2023 che ha introdotto l’obbligatorietà per la banca di convertire il mutuo da variabile a fisso in caso di richiesta del proprio cliente”.

L’Italia è nella fase più delicata della sua ripresa: dopo due tranches dei soldi del Pnrr, è in arrivo la terza ma è anche il momento di mettere a terra i progetti. Qual è il ruolo degli istituti di credito in questa fase e cosa vi attendete dal Pnrr?

La piena realizzazione del Pnrr rappresenta un’occasione unica per l’Italia per aumentare il suo potenziale di sviluppo.

In questo senso, le banche sono elemento di grande supporto, ne sosteniamo l’attuazione in termini finanziari, siamo interessati che le cose vadano bene e ci sia un’efficacia di applicazione sia dei piani ordinari europei strutturali che di quelli straordinari appunto come il Pnrr.

I compiti specifici che svolgono le banche riguardano la canalizzazione degli incentivi pubblici verso le imprese beneficiarie; la prestazione di garanzie per consentire alle imprese di partecipare alle gare di appalto; l’erogazione di finanziamenti per realizzare i nuovi investimenti connessi al Piano.

Occorre quindi che si creino le migliori condizioni affinché le banche possano apportare efficacemente il loro contributo a tale rilevante iniziativa”.

Questa situazione sta disincentivando gli italiani ad investire?

Gli italiani sono alle prese con un quadro di ristrettezze e crisi globali e ciò dà certamente elementi di incertezza. Contestualmente le decisioni di politica monetaria si stanno riflettendo non solo sui tassi sui prestiti ma anche sui tassi che le banche offrono a risparmiatori e investitori per raccogliere capitali a breve e medio-lungo termine.

Dopo anni di costante calo, nell’ultimo trimestre la raccolta da obbligazioni ha fatto segnare, con andamento crescente di mese in mese, un’inversione di tendenza: a febbraio 2023 la raccolta a medio e lungo termine è cresciuta del 3,7% annuo a 211,0 miliardi.

L’altro grande segmento di mercato è rappresentato dai mutui per acquisto di abitazioni che sta segnando un rallentamento ma ciò dipende da andamento dei tassi e prezzi immobiliari. Come sempre bisogna auspicare in condizioni migliorative della congiuntura economica”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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