Capobianco (Conflavoro): «Shock energetico, le aziende producono meno e licenziano: serve uno scostamento di bilancio»

(Roberto Capobianco, presidente Conflavoro Pmi)
Il presidente nazionale: «Guerra e sanzioni, a farne le spese anche le nostre imprese che hanno perso 7,7 miliardi di export nella moda e componentistica. Detassare i contratti collettivi nazionali, così da rendere più attrattive le offerte di lavoro»
Nonostante l’arrivo dell’estate e l’allentamento delle restrizioni, le piccole e medie imprese continuano a registrare problemi nella loro attività economica. La guerra in Ucraina ha portato all’aumento dei costi delle materie prime, con filiere ormai bloccate.
Le ultime previsioni del Governo riflettono tutta l’incertezza della situazione attuale: per il 2022 si prevede una riduzione della crescita del Pil dal 4,7% al 2,9% e nel 2023 dal 2,8% al 2,3%.
«Con la guerra in Ucraina, tutti i settori produttivi ne sono colpiti. I primi a farne le spese sono state le imprese che operano nel settore nella moda e nella componentistica, che con le sanzioni alla Russia hanno perso 7,7 miliardi di export.
Nonostante le buone intenzioni, il fondo per le imprese che hanno subito danni non è sufficiente - spiega Roberto Capobianco, presidente di Conflavoro Pmi - Le sanzioni ci appaiono ingiustificate perché oltre alla perdita di affari, diversi istituti di credito sono arrivati chiudere i conti correnti di aziende italiane solo perché fra i soci c’è un cittadino russo».
Presidente Capobianco, con la guerra sono aumentati i prezzi di elettricità e gas. Secondo lei il Decreto Energia va nella giusta direzione?
«Come il Decreto Carburanti anche questo è un palliativo che non risolve i problemi dell’aumento dell’energia, che sta spingendo le aziende a produrre di meno e a licenziare il personale.
L’unico rimedio è quello di fare uno scostamento di bilancio per ridistribuire le risorse con un metodo equo e frenare l’inflazione».
Rimanendo in tema di energia, crede che i tempi per la transizione verde vadano rivisti?
«No, ma credo che occorra trovare soluzioni sostenibili non solo per il rispetto dell’ambiente ma anche per l’economia.
Ovviamente questo processo non deve essere svolto singolarmente da ogni stato, ma con la regia dell’Unione europea».
La moratoria sui muti ha dato gli effetti sperati?
«Le aziende hanno bisogno di liquidità e quindi doveva essere prorogata perché molte aziende che non ce l’hanno fatta a pagare le rate sono state segnalate.
D’altronde con le sanzioni molti settori hanno registrato cali e da parte delle banche ci sono delle frizioni».
La convincono i progetti legati al Pnrr?
«Vedremo cosa verrà fuori, ma oltre che ai soldi occorrono norme che possano semplificare il meccanismo burocratico attuale, troppo farraginoso e inefficiente.
Poi credo che dovremmo unificare le leggi regionali sulle opere pubbliche, che ad oggi sono disomogenee e quindi scoraggiano gli investimenti.
Il mio auspicio è che quando un’impresa partecipi a un bando possa trovare opportunità di crescita e gli strumenti più idonei per lavorare».
Per l’arrivo dell’estate molte imprese ricettive e della ristorazione sono in difficoltà a trovare i lavoratori stagionali.
«Purtroppo i problemi non riguardano solo gli stagionali, ma i lavoratori in generale al di là della mansione e dei contratti.
L’appello del Ministro del Turismo Garavaglia di aumentare i flussi di immigrati lavoratori fotografa la realtà, perché ci sono tanti disoccupati che non lavorano nonostante ottime offerte.
Occorre abbandonare la politica dei bonus e detassare i contratti collettivi nazionali, così da rendere più attrattive le offerte di lavoro, anche perché la difficoltà di ricerca di manodopera abbassa la qualità del nostro turismo».
Di Matteo Melani
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