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28/01/2022

Capone (Ugl): «Persi 115 mila posti di lavoro, servono investimenti ad alto moltiplicatore del Pil»

(Paolo Capone, segretario nazionale Ugl)

Il segretario nazionale del sindacato: «Il Pnrr occasione per colmare il gap Nord-Sud, solo una crescita robusta potrà ridurre il debito pubblico. Rilanciare anche garanzia-giovani»

L’Unione Generale del Lavoro ha da poco festeggiato i 71 anni dalla sua fondazione. Alternativo ai tre confederali anche per l’area politica alla quale fa riferimento, per questo è spesso una voce fuori dal coro.

CUOREECONOMICO ha intervistato il segretario nazionale Paolo Capone sui temi dell’attualità politico-economica.

Come giudica la ripresa del Paese nel 2021 dopo lo stop all'economia per la pandemia e come vede Ugl il 2022?

«L’anno appena trascorso è stato caratterizzato dal progressivo allentamento delle restrizioni e dalla graduale ripartenza dell’economia.

Nonostante la crescita dell’occupazione registrata dall’Istat fino al mese di novembre, tuttavia, sono ancora 115.000 i posti di lavoro persi dall’inizio della pandemia.

La strada per ritornare ai livelli pre-covid appare ancora lunga. Per un rilancio dell’occupazione, dunque, sarà necessario ripensare gli attuali modelli di lavoro e le relazioni industriali in modo da incentivare la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese».

Finiti gli incentivi a sostegno delle imprese ci sarà da fare i conti con il rischio di una ripresa dei licenziamenti. Quali sono le proposte di Ugl in merito a questa situazione?

«Occorre rafforzare programmi come ‘Garanzia Giovani’ al fine di incoraggiare le assunzioni e intercettare la domanda crescente di nuove competenze come quelle legate al settore della salute e della gig economy.

Lo shock della pandemia ha inevitabilmente accelerato tale processo di cambiamento in atto nel mondo del lavoro.

Il rischio di ulteriori flessioni del comparto manifatturiero e l’espansione dei servizi, impongono più che mai di investire in formazione e riqualificazione professionale per far fronte all’impatto dell’automazione industriale e dell’intelligenza artificiale».

Cosa si aspetta dal Pnrr italiano?

«Le risorse stanziate con il Pnrr, pari a 46 miliardi di euro complessivi per il 2022, rappresentano un’opportunità senza precedenti per attuare politiche industriali di medio e lungo periodo indispensabili per la modernizzazione e lo sviluppo del nostro Paese.

È prioritario impiegare tali finanziamenti nel rilancio delle politiche attive del lavoro, implementando, al contempo, l’attuale sistema di ammortizzatori sociali.

In questa prospettiva, è cruciale potenziare lo strumento della contrattazione collettiva, valorizzando il ruolo dei corpi intermedi al fine di tutelare i lavoratori»

L'Italia è ancora un Paese a due velocità con enormi differenze fra Nord e Sud. Come secondo lei si può colmare questa situazione?

«Il Meridione ha grandi risorse e un importante potenziale per il suo sviluppo. In tal senso, il 40% dei fondi del Pnrr sono destinati al Mezzogiorno e rivestono un ruolo essenziale per ridurre il gap con il Centro Nord del Paese e l’Europa.

Si tratta di finanziamenti fondamentali per accelerare il processo verso la transizione digitale ed energetica e attuare una riforma della pubblica amministrazione incentrata sulla semplificazione della burocrazia.

Un’occasione storica per le Regioni del Sud Italia che non possiamo permetterci di perdere se vogliamo davvero colmare l’attuale divario infrastrutturale e occupazionale».

La ripartenza del Paese però dovrà essere lineare, senza intoppi, perché adesso si sta facendo debito “buono”, per usare le parole di Draghi. Ma intanto siamo arrivati a quasi 3000 miliardi…

«In questo momento sarebbe certamente dannosa una stretta alle politiche espansive che hanno immesso liquidità nel sistema economico consentendo alle imprese di ripartire.

A tale proposito, urge una revisione del Patto di stabilità per continuare a realizzare investimenti ad alto moltiplicatore del Pil e permettere all’Europa di competere ad armi pari con le principali economie emergenti.

Soltanto attraverso una crescita robusta e duratura sarà possibile ridurre progressivamente l’elevato debito pubblico che ha ormai raggiunto livelli impressionanti pesando non poco sul futuro delle prossime generazioni».

L'Italia è alle prese con l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Come vede la situazione e qual è lo scenario che preferisce?

«La più grave crisi sanitaria ed economica dal dopoguerra chiama le singole forze politiche a compiere una scelta responsabile e condivisa.

In questa fase più che mai occorre dare stabilità al Paese individuando un profilo istituzionale in grado di garantire l’unità nazionale e assicurare una tutela effettiva del diritto al lavoro, che l’articolo 1 della Costituzione pone a fondamento della Repubblica».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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