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03/03/2022

Cappotto (Geologi): «Il 43% del gas dalla Russia, ecco come puntare su geotermico, solare, eolico e idroelettrico»

(Filippo Cappotto, vicepresidente Consiglio Nazionale Geologi)

Il vicepresidente del Consiglio nazionale assieme ai colleghi Emani e Spagna illustrano le percentuali di approvvigionamento e propongono: «Implementare il Tap dal Caspio. La sfida è la Geotermia a bassa e media entalpia, ma abbattere la burocrazia»

Il tema dell’energia, dove la prendiamo, quanto pesa in percentuale l’approvvigionamento dalla Russia e cosa fare per essere autosufficienti.

Ne abbiamo parlato con Filippo Cappotto, vicepresidente Consiglio Nazionale dei Geologi; Paolo Spagna, Vicepresidente del Centro studi del Consiglio Nazionale dei Geologi; Emanuele Emani, Coordinatore dell’area tematica energia e materie prime del Consiglio Nazionale dei Geologi.

Caro energia, da chi dipende l’Italia? E in che percentuali?

«L’Italia è un Paese sostanzialmente povero di materie prime fossili e le deve importare dall’estero per far fronte al fabbisogno annuo interno di energia, che si aggira intorno 334 TWh.

Il 60%, infatti, proviene dalle centrali termoelettriche che utilizzano combustibili fossili di cui il gas naturale, che importiamo dalla Russia per quasi il 43% del totale, è la fonte preponderante con circa 70-75 Mld di metri cubi anno.

La parte rimanente la importiamo dall’Algeria (21,5%), dal Qatar (10%), dalla Norvegia (10%), dalla Libia (6%) e dall’Arzebaijan attraverso il TAP (6%), il nuovo gasdotto che unisce Kipoi a Melendugno, in Puglia.

Inoltre, possiamo contare sui 3,34 Mld di metri cubi annui di gas naturale che proviene dai giacimenti italiani».

Con la guerra ucraina, continuerà a crescere la bolletta? Con che conseguenze per le imprese?

«L’Europa dipende dal gas russo e la crisi energetica potrebbe intensificarsi facendo aumentare ulteriormente i prezzi della bolletta.

Come detto, il nostro Paese importa il 43 per cento del gas dalla Russia e lo utilizza per produrre circa il 60 per cento dell’elettricità il cui costo al contatore è più che triplicato in due anni generando sulle Imprese italiane e sui piccoli consumatori effetti devastanti con la bolletta elettrica legata al prezzo del gas in continua risalita e con ripercussioni a cascata su tutti gli altri costi correlati».

Siamo il paese dei no, No al nucleare, no alle trivellazioni, ma allora come fare?

«Nella situazione attuale e nella prevedibile maggiore richiesta di energia nel prossimo futuro, il governo ha pensato di limitare la dipendenza dalle forniture estere evocando anche il ritorno al nucleare, ancorché l’Italia nel 1987, attraverso un referendum, abbia detto stop a queste centrali e oggi, anche se la tecnologia ha reso le nuove centrali nucleari più sicure con i reattori di quarta generazione, la popolazione è comunque rimasta abbastanza diffidente perché fortemente toccata dai fatti catastrofici avvenuti negli USA, in Ucraina e in Giappone».

Quindi?

«Sul gas possiamo implementare l'approvvigionamento con il Tap dal Caspio. La sfida dei prossimi anni, in linea con l’azione di governo e la cosiddetta “transizione ecologica”, sarà quella di utilizzare sempre più le fonti energetiche rinnovabili con l’abbandono graduale di quelle fossili coniugando le più moderne tecnologie applicabili agli impianti eolici e fotovoltaici, anche offshore, ma anche prevedere lo sfruttamento della temperatura del mare e delle sue correnti, viste le favorevoli condizioni geografiche del territorio nazionale e dei suoi mari.

L’obiettivo è il doveroso processo di decarbonizzazione ambientale, relazionabile ai ben noti cambiamenti climatici, che dovrà portarci al difficile obiettivo di zero emissioni di CO2 nel 2050».

Come si può rivoluzionare l’approvvigionamento energetico?

«E’ certamente necessario un connubio delle fonti energetiche rinnovabili come solare, eolico, idroelettrico e geotermico (anche se forse non sarebbe sufficiente per raggiungere un'autonomia nel breve periodo).

Il PNRR, pur assegnando adeguate risorse alla “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, non affronta in maniera adeguata la geotermia, una risorsa rinnovabile e programmabile, naturalmente fornita dal nostro Pianeta, con potenzialità enormi per l’Italia, soprattutto per la forte predisposizione e per le favorevoli caratteristiche geologiche del suo territorio».

Di che cosa si tratta?

«La geotermia si basa sullo sfruttamento del calore terrestre, nelle sue diverse condizioni, poiché presenta temperature costanti tutto l’anno, è praticamente inesauribile e utilizzabile ovunque.

L’Italia in questo settore è stata la prima a utilizzare, già un secolo fa, il calore dei soffioni boraciferi di Larderello.

Oggi produce il 30% dell’energia elettrica della Toscana, rifornendo oltre 10 mila utenze tra abitazioni civili, servizi pubblici e attività industriali».

Come si può replicare in altri contesti?

«Per questa fonte di energia: rinnovabile e sostenibile, il Consiglio Nazionale dei Geologi ha istituito e coordina, con il benestare del MITE e del MISE, la Piattaforma Geotermia, un tavolo di lavoro con tutti gli stakeholders del settore con l’obiettivo di fornire soluzioni normative per l’applicazione delle tecniche di sfruttamento della geotermia e una delle prime proposte riguarderà, infatti, l’applicazione della geotermia superficiale, cioè quella a bassa e bassissima temperatura (entalpia) a circuito chiuso, cioè senza interferenze con l’ambiente visto che lo scambio termico avverrà solo per contatto con il terreno o con i fluidi in esso circolanti (geoscambio) mediante l’utilizzo di particolari sonde geotermiche.

Allo studio vi sono anche proposte per la media entalpia a ciclo combinato, un’applicazione che oggi è già presente in diverse realtà regionali italiane attraverso il teleriscaldamento.

Il CNG ritiene importanti anche eventuali forme di semplificazione procedurale (unitamente all’incentivazione alla realizzazione di tali opere) connesse sempre alla geotermia a “bassa entalpia” a circuito chiuso (che auspichiamo possano essere approvate a breve) e aperto.

Infine, considera opportuno proporre azioni di sviluppo dei sistemi geotermici a “media e alta entalpia”, in quanto strategici per il nostro Paese.

Il CNG e la Piattaforma Geotermica hanno inviato al Ministro della transizione ecologica una comunicazione dove si affronta il problema della lentezza della burocrazia nell’iter autorizzativo, la cui risoluzione permetterebbe un cambio di passo ed eviterebbe, tra l’altro, che aziende e famiglie continuino a pagare il costo della transizione energetica».

Qual è il progetto allora?

«La geotermia certamente da sola non può rappresentare la soluzione, ma sicuramente può fare la sua parte, infatti con il geoscambio, ad esempio, si prevede che in Italia possano essere realizzati più di un milione di impianti, oggi c’è ne sono qualche decina di migliaia, troppo pochi.

Entro il 2050 potrebbe incidere fino al 5% della produzione elettrica nazionale. Ci vogliono volontà politica, e semplificazione procedurale e forme di incentivazione (detrazioni fiscali) se vogliamo vedere i primi risultati nel breve periodo».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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