Carrassi (Assitol) “Ripensare il Green Deal per ridurre la dipendenza dalle produzioni estere”

(Andrea Carrassi, Direttore Generale di Assitol)
Il presidente dell’associazione dell’industria olearia: “Bene gli interventi del Governo Draghi, ora serve una Pac che renda complementari industria e agricoltura”
Nonostante il prestigio riconosciuto nel mercato italiano e internazionale, la produzione di olio di oliva sarà influenzata della siccità della scorsa estate e dei rincari energetici.
Secondo l’ultima stima di Coldiretti, il raccolto di olive sarà di quest’anno sarà inferiore del 30% rispetto a quello del 2021. Fra gli aumenti più significativi quelli dei concimi (+170%), del gasolio (+129%) e dell’elettricità che è quintuplicato.
“Gli interventi del Decreto Aiuti Ter hanno dato una mano ma non sono stati risolutivi perché le aziende si trovano lottare contro il caro energia e l’aumento indiscriminato delle materie prime, della logistica e del packaging”, dice Andrea Carrassi, Direttore Generale di Assitol (Associazione Italiana dell’Industria olearia).
“Per stabilizzare la situazione - continua - occorre maggiore certezza sugli approvvigionamenti energetici e alimentari. Ecco perché l’Europa deve fare massa critica, promuovendo azioni comuni”.
Direttore Carrassi, quindi sarebbe giusto stabilire un tetto al prezzo del gas?
“Anche questo è uno strumento utile, ma sarebbe irrazionale pensare che da solo possa sciogliere la questione. Di sicuro potrebbe mettere in difficoltà gli speculatori ed alleviare le difficoltà delle imprese e delle famiglie italiane.
Come abbiamo visto, è bastato annunciare che si era prossimi all’accordo in Europa per vedere i prezzi del gas scendere repentinamente”.
Con il caro-bollette e la crisi delle materie prime, secondo Lei occorre modificare gli obiettivi della Pac?
“In occasione dei 50 anni di Assitol il presidente di Confagricoltura Giansanti ha detto che oggi La Pac va rivista profondamente, perché si è ridotta ad essere il reddito di cittadinanza degli agricoltori.
Noi auspichiamo una sua revisione, in un’ottica di mercato e di rilancio economico.
Non sarà l’assistenzialismo a salvare il nostro agroalimentare. Piuttosto, speriamo in una Pac capace di rendere complementari agricoltura e industria, in modo da produrre di più e pesare di più all’estero”.
Crede che relativamente al vostro settore vada cambiato il Green New Deal?
“Il Green Deal va ripensato alla luce del conflitto ucraino e delle difficoltà dell’ultimo anno. L’incremento dei costi delle materie prime e l’aumento dei prezzi dell’energia cominciano ben prima della guerra e sono causate da varie motivazioni, prima tra tutte la ripresa precipitosa post-Covid, il meteo estremo e le difficoltà della logistica.
A fronte della riduzione della sostenibilità, la strategia europea prevede il taglio della produzione, ma quello che abbiamo appena imparato da questa crisi è che occorre implementare le produzioni per ridurre la dipendenza dall’estero.
Il paradosso è che ora non riusciamo nemmeno a reperire i fertilizzanti. Il rischio è che, per decarbonizzare il mondo, si rischi di impoverire sempre più la nostra economia, mentre Cina, India e altri grandi Paesi si muoveranno per conto loro, senza vincoli di sorta.
Se Bruxelles continuerà la strada del Green Deal senza modificarlo, è più probabile che perderemo altri posti di lavoro, perché le imprese decideranno di delocalizzare, pur di non sottostare a obblighi da realizzare, e che aumenti la dipendenza dalle importazioni al 65% per l’olio d’oliva”.
Secondo lei gli interventi del governo Draghi sono stati incisivi per la transizione energetica?
“Certamente il Ministero della Transizione Energetica ha mostrato di saper ascoltare le imprese e di avere a cuore il tessuto economico italiano. Il problema, a nostro avviso, è culturale.
Pensiamo ai rigassificatori: il ministero ha messo in campo idee e risorse in questo senso, ma se poi gli amministratori locali non ti seguono, cosa fare?
Il tempo stringe, oggi più che mai le scelte di posizione puramente ideologiche rischiano di bloccare l’Italia e di farci restare al freddo”.
Visto che sta crescendo il movimento del turismo legato all’olio, crede che il governo che verrà debba mantenere il Ministero del Turismo?
“Il turismo rappresenta uno splendido ambasciatore del nostro cibo e l’olio extra vergine è un prodotto straordinario che ha un ruolo essenziale nella dieta mediterranea.
La sua promozione non può avvenire in autonomia, ma deve incastonarsi in un discorso più strutturale.
Se si confermasse la sua presenza potrebbe continuare a promuovere l’immagine del nostro Paese a tutto vantaggio della nostra bilancia commerciale”.
Di Matteo Melani
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