Cavallo (Cisl Basilicata): “Accordo di filiera per l’automotive e no tax area per aiutare Zes unica”

(Vincenzo Cavallo, segretario Cisl Basilicata)
Il segretario generale del sindacato lucano a CUOREECONOMICO: “Tagli alle tasse per almeno 10 anni e snellimento burocratico: solo così si potrà sostenere un grande ciclo di investimenti. E vanno tutelate le aree deboli. Per la Lucania servono politiche industriali che spingano verso l’alto la competitività: troppi provvedimenti spot e poche misure strutturali”
“Un buon punto di partenza da cui costruire”. È il pensiero del segretario della Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo, che appare ottimista sulle recenti decisioni economiche assunte dal governo Meloni.
Il numero uno lucano della Cisl, invece, è molto più critico nei riguardi della linea intrapresa da Vito Bardi, presidente della Regione Basilicata, con cui non è mai stato avviato un vero dialogo tra le parti. La valutazione finale? Solo “provvedimenti spot e poche misure strutturali” per il rilancio del territorio.
Nei giorni scorsi è stato pubblicato il Rapporto di Bankitalia sull'economia lucana. Cosa emerge?
“La Banca d’Italia registra per la Basilicata un rallentamento della crescita, peraltro abbastanza prevedibile e in linea con il dato nazionale e con quello del Mezzogiorno. È una tendenza che a nostro avviso va presa con responsabile attenzione.
Ci sono segnali positivi come la crescita di Stellantis, altri negativi come l’indebolimento delle costruzioni, il tutto dentro un contesto congiunturale che deve fare i conti anche con la forte instabilità internazionale.
La stessa crescita dell’occupazione, pur se positiva in termini aggregati, andrebbe analizzata in modo approfondito per cogliere i mutamenti qualitativi che stanno avvenendo nella struttura occupazionale della nostra regione”.
Quindi qual è il tema su cui dibattere?
“Il tema è capire che tipo di lavoro è quello che si crea per adottare le giuste politiche attive. Questi dati confermano la necessità di politiche industriali per spingere verso l’alto la capacità competitiva del tessuto imprenditoriale locale, questione che va di pari passo con il tema delle infrastrutture materiali e immateriali sulle quali scontiamo ritardi storici.
Purtroppo, c’è il rammarico per un confronto con la Giunta regionale che non è mai decollato, col risultato di aver visto molti provvedimenti spot e poche misure strutturali in grado di rilanciare stabilmente l’economia lucana”.
Il Decreto Sud rappresenta un passo in avanti nelle politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno?
“Ci sono aspetti del decreto che accogliamo favorevolmente come la previsione di un maggiore coordinamento delle politiche di coesione per evitare dannose duplicazioni e dispersioni di risorse.
Nel complesso il decreto è un buon punto di partenza per aprire una grande stagione di partecipazione e di protagonismo sociale e per rimettere il riscatto delle regioni meridionali al centro dell’agenda europea.
Come Cisl sosteniamo da tempo la necessità di una politica ambiziosa che rilanci il Mezzogiorno con una no-tax area di almeno dieci anni e robusti sgravi contributivi per sostenere un grande ciclo di investimenti e per creare buoni posti di lavoro per i nostri giovani, nella consapevolezza che per crescere il Sud ha bisogno di un quadro normativo stabile.
La soluzione della Zes unica è potenzialmente una misura in grado di assicurare quel coordinamento e quella semplificazione burocratica che spesso sono mancati nelle politiche di incentivazione degli investimenti nel Mezzogiorno, a patto di incrementare le risorse e di adottare regole chiare e trasparenti a tutela delle aree più fragili dal punto di vista economico e socio-istituzionale.
Dobbiamo scongiurare il rischio che le aree meno forti e meno attrezzate dal punto di vista della governance e con un tessuto produttivo meno concentrato, come la Basilicata, possano essere penalizzate da questo tipo di scelta, vanificando l'obiettivo strategico della convergenza tra aree forti e aree deboli”.
Dal suo punto di vista, come è possibile valorizzare al meglio le opportunità del Pnrr per il rilancio del Sud?
“Il Pnnr è uno strumento di assoluto rilievo per il rilancio del Sud, tuttavia serve superare le esitazioni degli ultimi tempi. Lo sblocco della terza rata indica che c’è la volontà della Commissione Europea di assecondare un adattamento del piano alle mutate esigenze del contesto economico globale.
Questo però non deve significare che si punta a tirare a campare, come si è soliti fare. Bisogna agire con speditezza perché il Mezzogiorno ha bisogno di investimenti e di progetti di ammodernamento delle sue strutture fondamentali, e ne ha bisogno subito poiché c’è un riallineamento delle catene di valore globali e noi rischiamo di rimanere fuori e diventare periferia.
Noi diciamo che se c’è il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle parti economiche e sociali non si va più lenti ma, al contrario, si va più veloci. Poi c’è un tema che riguarda la condizionalità sociale degli investimenti: dobbiamo fare in modo che i progetti producano un impatto reale sugli indicatori sociali come occupazione, povertà, istruzione”.
Il settore automotive rappresenta la prima emergenza socio economica della Basilicata. Qual è la vostra posizione?
“La schiarita sui piani futuri per lo stabilimento Stellantis di Melfi è una buona notizia che infonde fiducia ma che allo stesso tempo richiama tutti ad esercitare il massimo della responsabilità per affrontare una transizione che resta una sfida impegnativa.
Grazie alla mobilitazione dei lavoratori e dei sindacati oggi abbiamo un quadro più quadro sugli intendimenti dell’azienda per i prossimi mesi con un crono-programma della messa in produzione dei nuovi modelli elettrici.
Significativa è stata la scelta di destinare allo stabilimento di Melfi un quinto modello ibrido a marchio Jeep per trainare i volumi produttivi nella fase di transizione all’elettrico, opzione che Cisl e Fim hanno sempre caldeggiato con grande convinzione nella consapevolezza che fosse necessario mettere in campo ogni azione utile a rendere il passaggio dalla tecnologia endotermica a quella elettrica sostenibile sul piano occupazionale e sociale”.
Dunque quali sono gli auspici?
“L’auspicio è che si arrivi in tempi rapidi ad un accordo di sistema con il Governo nazionale per accompagnare tutta la filiera automotive italiana verso il nuovo paradigma della mobilità elettrica. Allo stesso tempo ci aspettiamo dalla Regione Basilicata un impegno sotto forma di azioni e misure concrete di politica industriale.
Il bando per l’innovazione delle imprese dell’indotto è un primo passo, ora bisogna lavorare per creare l’infrastruttura di rete per le colonnine di ricarica anche nella nostra regione e per accompagnare i processi di riqualificazione delle persone”.
Nelle scorse settimane avete lanciato un allarme legato all'invecchiamento della forza lavoro in terra lucana.
“I dati sono eloquenti. In dieci anni abbiamo perso quasi un terzo dei giovani nella fascia di età 18-34 anni. Molti di questi giovani che sono andati via sono laureati. Questo ha chiaramente dei riflessi anche sul mercato del lavoro.
Se i giovani partono, avremo una forza lavoro sempre più anziana. Già oggi la quota prevalente di forze di lavoro è quella che ricade nella fascia di età 55-64 anni.
Con questo dobbiamo fare i conti, sia mettendo in campo misure per frenare l’emorragia di giovani, sia investendo sulla resilienza, l’aggiornamento e la capacità di adattamento di adulti e anziani attraverso la formazione continua sulle nuove tecnologie e metodologie di lavoro e sulla digitalizzazione, nonché nella innovazione organizzativa per adattare le politiche di gestione delle risorse umane ad una forza lavoro che sarà sempre più multi-generazionale”.
Tanti parlano di collasso della sanità lucana. È così?
“Il collasso della sanità lucana è nei numeri delle liste di attesa e dell’emigrazione sanitaria, fenomeni che sono gli indicatori di una gestione che non è stata all’altezza delle sfide con le quali deve sapersi misurare una sanità che guarda al futuro.
La pandemia ha messo a nudo le criticità e le debolezze di un sistema sanitario centralizzato in cui la medicina territoriale è stata depotenziata in favore dei grandi ospedali.
Questo paradigma ha aggravato le disparità territoriali e ha reso impraticabile una reale integrazione socio-sanitaria. Noi vogliamo ripensare profondamente il sistema sanitario con l’obiettivo di costruire una vera assistenza integrata, focalizzata sulle esigenze di presa in carico delle persone, sempre più anziane e sempre più fragili, in special modo nei territori marginali in cui i presidi sanitari si sono rarefatti mettendo in discussione il diritto stesso alla salute di un’ampia fascia di popolazione, come dimostra la preoccupante carenza di medici di famiglia in alcuni comuni.
Per questo noi diciamo che il sistema deve essere sviluppato principalmente nel perimetro dei servizi territoriali, riservando ai grandi ospedali la gestione delle acuzie. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma che valorizza i presidi e le professionalità della medicina territoriale e che ruota intorno ai bisogni di salute delle persone”.
Gas e acqua sono i principali fattori da cui la Basilicata vuole rilanciarsi. Si ritiene soddisfatto? È abbastanza o si poteva fare meglio?
“Sul gas la Giunta regionale ha scelto di perseguire la strada solitaria del bonus a pioggia che, a nostro avviso, non è mai una soluzione appropriata, soprattutto quando non si tiene conto delle differenti condizioni economiche delle famiglie.
Non sempre ciò che è popolare è anche giusto. La posizione della Cisl è chiara: gli aiuti vanno indirizzati alla tutela dei redditi bassi per ragioni di equità sociale.
Sulla questione acqua, c’è un grande tema che è quello delle reti di distribuzione che vanno ammodernate per ridurre gli sprechi e migliorare la qualità del servizio alle utenze finali.
È una questione di sostenibilità ambientale che non possiamo ignorare perché la risorsa acqua sarà il petrolio del futuro e ci sono aree del mondo dove l’acqua è il motivo alla base di conflitti sanguinosi.
Sulle risorse naturali la Basilicata deve saper costruire un modello di economia solidale e sostenibile, una vera green economy che guarda con coraggio al futuro e investe in una transizione verde socialmente sostenibile”.
Di Vincenzo Tortorelli
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