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25/11/2022

Ceolini (Assocalzature): “Il settore tiene, ma l’inflazione può cambiare gli scenari. Governo aiuti lo sviluppo del Made in Italy”

(Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici)

La presidente dell’associazione: “Nonostante lo stop all’export verso Russia ed Ucraina, il comparto è in crescita, ma bisogna recuperare le perdite passate. Sostenibilità chiave per la filiera”

Il settore della calzatura e la transizione ecologica e la sostenibilità. CUOREECONOMICO fa il punto con Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici.

Come arriva il settore della calzatura alla fine del 2022?

Il comparto calzaturiero italiano continua nella sua ripresa segnando nel primo semestre dell’anno – dopo il +18,7% a consuntivo 2021 – un’ulteriore crescita nel fatturato (+14,5% nel campione di Associati contattati).

Il settore nel suo insieme denota un significativo recupero ma caro energia, costi delle materie prime e conseguenze del conflitto russo-ucraino (-30% in valore l’export nei due mercati, con un -46% dall’inizio della guerra) mettono a rischio l’evoluzione a breve.

Stiamo riscontrando soddisfazione sul fronte delle vendite verso i mercati nordamericani e nei principali paesi UE, mentre i lockdown primaverili hanno frenato quello cinese. Se le griffe registrano performance brillanti, però, metà delle imprese sono ancora sotto gli standard di fatturato pre-Covid.

La ripartenza nei livelli di attività dopo lo shock determinato dall’emergenza pandemica ha favorito un’inversione di tendenza sul fronte occupazionale: i dati camerali indicano infatti a fine giugno un saldo positivo di 1.062 addetti rispetto al consuntivo 2021 (+1,5%), insufficiente peraltro a recuperare le perdite dello scorso anno.

Un rimbalzo dopo i cali registrati negli ultimi 6 anni – in cui la forza lavoro del settore ha perso oltre 6.400 unità – accompagnato dal ridimensionamento nel ricorso agli ammortizzatori sociali (-80% la Cig sui primi 6 mesi 2021 nella filiera pelle, ma numero di ore ancora doppio rispetto alla prima metà 2019)”.

La filiera della pelle e quindi della calzatura è una delle eccellenze italiane nel Mondo. Quanto sta incidendo sull’export lo scenario economico esito della guerra? Si va verso un cambiamento degli scenari e dei mercati?

Nei primi 5 mesi dell’anno le esportazioni sono cresciute del 24% in valore e del 15% in quantità sull’analogo periodo 2021.

Una performance che ha permesso di superare anche in volume (+2,4%) i livelli pre-emergenziali, benché risulti significativo come il comparto delle calzature con tomaio in pelle, da sempre tipico delle produzioni Made in Italy, sia ancora molto al di sotto delle paia di tre anni addietro (-10,5% su gennaio-maggio 2019).

Tra le destinazioni, bene l’Unione Europea (+23% in valore), trainata da Francia e Germania (i primi due sbocchi esteri in volume per gli operatori italiani); ancor più sostenuta la crescita negli USA e in Canada (nell’ordine del +65% in valore), favorita da tassi di cambio più vantaggiosi; positivo il Far East, +15% in valore nell’insieme, ma con la Cina in netto rallentamento nel bimestre aprile-maggio (-25% in quantità) per i lockdown imposti dalle autorità in diverse importanti città; brillano gli Emirati Arabi; riparte il Regno Unito, dopo la battuta d’arresto post-Brexit.

Crolla l’export in Russia e Ucraina per lo scoppio della guerra, con pesanti conseguenze per i distretti produttivi tradizionalmente votati a quest’area.

Lo scenario è ancora tutto da valutare perché in mutevole evoluzione. Il conflitto e altre cause esogene potrebbero cambiare molte cose”.

L’inflazione farà rinunciare gli italiani alla scarpa di qualità?

I prezzi al consumo nell’ultimo periodo hanno subito un tasso di inflazione fra i più rilevanti degli ultimi anni, costringendo gli italiani a ridurre drasticamente le spese. Certo, una ripresa dopo la congiuntura altamente sfavorevole del Covid vi è stata.

Gli ultimi dati ci dicono che  sul mercato interno è proseguito l’avvicinamento ai livelli non soddisfacenti di tre anni addietro: +18,2% in valore gli acquisti delle famiglie nei primi 6 mesi e +14% in quantità.

Tutte le voci merceologiche mostrano un segno positivo su gennaio-giugno 2021: nell’ordine del +20%, sia in quantità che in valore, i recuperi per le calzature classiche per uomo e donna (le più penalizzate durante la quarantena); superiori al 10% per le scarpe per bambini e ragazzi (prossime ai livelli pre-pandemia).

In crescita del 13% in volume il comparto delle sportive e sneakers (l’unico sopra i dati del 2019); più debole quella della pantofoleria (di poco superiore al +7%), ma sufficiente – stante il maggior utilizzo nei mesi di isolamento e quindi la minor contrazione subìta nel 2020 – a riportarla vicino ai livelli di tre anni prima.

In merito alle vendite online: dopo il boom registrato nel 2020 durante la pandemia, che ha forzatamente modificato le abitudini di acquisto, e il rallentamento del 2021, nei primi 6 mesi di quest’anno hanno subìto un ridimensionamento ulteriore (-8,9% in volume e -4,4% in valore tendenziali) pur rimanendo però decisamente al di sopra (+24% in quantità) rispetto al primo semestre 2019. Staremo a vedere però come si evolve la situazione complessiva dove incidono il rincaro delle materie prime e dell’energia i cui riflessi si faranno sentire sul prezzo finale”.

Come vi state muovendo sul fronte della sostenibilità?

La sostenibilità è ormai uno degli asset imprescindibili per le nostre aziende. Il consumatore si è evoluto ed ha posto il rispetto per l’ambiente e l’ecocompatibilità nei processi quali punti determinanti in fase di acquisto prodotto.

D’altro canto la nostra associazione ha dedicato uno spazio crescente della propria attività su questo fronte. La sostenibilità è un pilastro su cui costruire una solida strategia d’impresa.

Insieme all’innovazione è la chiave per creare il valore della propria azienda ed affermare i propri prodotti nei confronti del pubblico.

Non è più un plus ma qualcosa di imprescindibile. La prova provata è il grande interesse riscontrato per Vcs - Verified and Certified Steps, la prima certificazione di sostenibilità specializzata per il settore calzaturiero di proprietà di Assocalzaturifici.

Un progetto che ha registrato grandissimo interesse tra le aziende allo scorso Micam (la fiera mondiale della calzatura ndr), in cui è stato allestito uno spazio speciale dedicato alle tematiche green“.

Quali sono le vostre richieste al Governo?

"La nostra filiera, congiuntamente alle altre associazioni del comparto moda, chiede in primo luogo alle istituzioni governative di continuare ad  intervenire sul fronte del cuneo fiscale per permettere di liberare più risorse possibili da destinare alle buste paga dei lavoratori, quindi al reddito delle famiglie, e agli investimenti delle aziende in innovazione competitiva.

Sarebbe utile anche estendere al 2023 la possibilità per le aziende di erogare, su base volontaria, fino a 100 euro al mese aggiuntive alla normale retribuzione dei dipendenti, totalmente esenti da ritenute fiscali e contributive. Questo per contribuire al contrasto degli aumenti del costo della vita dovuto all’inflazione. 

È necessario rafforzare i sostegni economici alla partecipazione delle piccole e medie imprese italiane alle manifestazioni internazionali e a quelle patrocinate dal sistema confindustriale, recuperare il coordinamento tra Ice Agenzia e le associazioni nazionali di categoria per la messa a punto di strategie per la promozione del made in Italy sui mercati internazionali.

Naturalmente non va trascurata affatto l’eventualità di ritornare a finanziare il piano Industria 4.0 e il Transizione 4.0, che hanno portato ad una maggiore competitività internazionale dell’intero settore.

Per far fronte alle nuove sfide di mercato sono necessari ulteriori investimenti in tecnologie digitali abilitanti prioritarie, come quelli in sistemi di efficientamento energetico, autoproduzione ed economia circolare.

E mantenere quanto già riconosciuto dal Mise (oggi ministero delle Imprese) per il credito di imposta, ovvero l’equiparazione della ricerca e sviluppo di nuovi design e nuove collezioni del settore tessile, moda e accessorio a quella tecnico-scientifica, in modo che le attività di ideazione dei campionari continuino a poter beneficiare della misura del credito d’imposta che offre un ulteriore elemento di competitività alle imprese a livello internazionale“.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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