Chiude per 4 mesi il traforo del Monte Bianco, Turcato (Confindustria VDA): "Colpo di grazia al Nord-Ovest"

(Francesco Turcato, presidente Confindustria Valle d’Aosta)
L'infrastruttura necessità di una manutenzione che comporterà stop prolungati a singhiozzo per almeno 19 anni. Mondo imprenditoriale in subbuglio, perchè nel tunnel transitano 4600 mezzi al giorno. Il numero uno degli industriali valdostani: "A rischio 11 miliardi di Pil". Il piemontese Gay: "Penalizzare una zona così strategica per l'export vuol dire penalizzare l'Italia intera". Uggè: "Non credo che saranno tempi semplici per la nostra economia, produrremo merci che rischiano di restare sui piazzali"
Dalle 17 di lunedì 4 settembre il Traforo del Monte Bianco (che collega Courmayeur a Chamonix) si chiuderà al traffico per quasi quattro mesi: uno stop che durerà fino al 18 dicembre deciso a 60 anni dalla realizzazione dell'infrastruttura per realizzare il rifacimento di due porzioni di volta di 300 metri ciascuna.
Interventi che riguarderanno un nuovo sistema di drenaggio delle acque e il rifacimento della volta con elementi prefabbricati resistenti al fuoco, oltre alla sostituzione dell'illuminazione e dei ventilatori appesi in galleria: l'obiettivo di questi lavori portati avanti in autunno (poiché, si spiega dalla società, è il periodo con il minore flusso di veicoli leggeri) è allungare - anzi, rendere perenne - la vita utile dell'opera inaugurata nel 1965.
Nessuna alternativa al blocco totale
"Le due concessionarie SITMB e ATMB - si spiega in una nota - continuano a lavorare con le autorità dei due Paesi per proporre, in occasione della realizzazione di questi importanti lavori, le migliori soluzioni alternative di collegamento tra l’Italia e la Francia".
Ma le immagini di queste ore, con l'impatto del maltempo sulla circolazione fra Piemonte e Alta Savoia, oltre ai disagi 'abituali' (3 ore di attesa per gli automobilisti in questi ultimi giorni di transito per il Traforo), sembrano anticipare un autunno 'caldo' per i trasporti fra le due grandi economie dell'Eurozona.
Non c'è però alternativa alla chiusura totale. La realizzazione di tali lavori - dal costo di 50 milioni di euro - comporterà infatti lo smontaggio di tutti gli impianti di sicurezza presenti sulla volta – gli acceleratori per il controllo della corrente d’aria longitudinale, le telecamere e la rilevazione automatica di evento, il cavo termometrico, ecc. – impianti che rappresentano uno dei pilastri su cui si fonda il dispositivo di sicurezza.
Nell’impossibilità di rimuoverli ogni sera e rimontarli ogni mattina, questo cantiere richiede una chiusura totale al traffico.
In caso di esito positivo della tecnologia di intervento utilizzata quest'anno, il risanamento sarà ripetuto nel 2024 su ulteriori 600 metri. Ma è proprio sul 'dopo' che si accentrano le maggiori preoccupazioni.
Infatti al termine di questi due stop 'sperimentali' "potrà essere determinato più precisamente il proseguimento del risanamento della volta", che, considerata la lunghezza di 11.600 metri del Traforo, rischia di bloccare ogni anno l'infrastruttura più o meno fino al 2040.
Facile immaginare le pesantissime ricadute economiche e logistiche di un simile stop ventennale, vista l'assenza di alternative fruibili (e non a caso si torna a riparlare di raddoppio dell'opera).
Confindustria Valle d'Aosta e Piemonte: Pil Nord-Ovest a rischio
L’allarme viene lanciato da Confindustria Valle d’Aosta, che parla di 72 mesi totali di lavori che andrebbero a incidere sul Pil della Regione con una contrazione del 9,8%. A cui aggiungere l’impatto negativo, stimato oltre i 5 punti di Pil, per tutto il Nord-Ovest.
A risentirne di più sarebbero la logistica e il turismo, con gli alberghi che già hanno deciso di chiudere per i prossimi mesi a fronte di un sicuro calo dei flussi. La richiesta per i prossimi anni è quella di procedere con un raddoppio dell’opera per evitare 18 anni di chiusure.
"Si tratta di un incubo, di un buco nero, con chiusure inevitabili di aziende, perdita di posti di lavoro ed effetti anche sul comparto turistico”, dichiara il presidente Francesco Turcato. Oggi sono 4.600 i transiti al giorno, poco meno di 1,7 milioni l’anno.
“Lo stop a rate ci darà il colpo di grazia”, dice Turcato al dorso piemontese di Repubblica. E rilancia “Perché non realizzare la seconda canna, senza interrompere il traffico, e dopo intervenire su quella storica?”.
Il progetto c’è. Ed anche i soldi. A disposizione 1 miliardo. Dopo l’incendio del 1999, che provocò 39 morti e la chiusura fino al 2002 per mettere in sicurezza la galleria, una quota del pedaggio è stata accantonata. La galleria sarebbe pronta in cinque anni. La Francia, però, dice no.
Gli esempi contrari, invece, non mancano, come la seconda canna del Frejus - in Piemonte il tunnel bis sarà pronto a inizio 2024 per cercare di contenere la ricaduta dalla Valle d’Aosta - o il raddoppio del Gottardo. Dall’altra parte delle Alpi, a Chamonix, temono la crescita dei Tir: “Mettiamo un tetto al transito”, propone Turcato.
Molto negativo anche il parere del numero uno di Confindustria Piemonte Marco Gay: "Penalizzare una zona così stategica per l'export vuol dire penalizzare l'Italia intera". Contando anche gli effetti su Piemonte e Liguria, si parla di una ricaduta negativa di 11 miliardi di Pil.
Durissima anche la presa di posizione degli albergatori: "Anche solo l'ipotesi di un avvio della prossima stagione turistica invernale con il Tunnel del Monte Bianco chiuso sarebbe un vero e proprio disastro.
Sono perfettamente consapevole dell'importanza della sicurezza e degli interventi di manutenzione sulle infrastrutture, mi spiace però debbano accadere questi eventi straordinari perché vengano avviati dei ragionamenti seri su eventuali azioni e interventi infrastrutturali che eviterebbero situazioni del genere", sottolinea.
Luigi Fosson, presidente regionale di Federalberghi, esprimendo "una seria e crescente preoccupazione a causa degli impatti negativi derivanti dalla chiusura del Traforo stradale del Frejus".
Sulla questione è intervenuto anche Graziano Dominidiato, presidente di Confcommercio Valle d'Aosta: "La realizzazione di una seconda canna, che evidentemente in questa situazione emerge come ancora più necessaria, deve essere messa in campo parallelamente alla realizzazione dei lavori di manutenzione programmata del Tunnel del Bianco proprio per evitare situazioni di disagio come quelle che stiamo vivendo in questi giorni".
(Marco Gay, presidente Confindustria Piemonte)
Uggè: Italia troppo poco preoccupata
Paolo Uggè, già presidente di Conftrasporto e tuttora presidente della Federazione Autotrasportatori, sottolinea come "il Traforo del Monte Bianco chiuderà a breve, ma in Italia vedo ancora poca preoccupazione: mi sarei aspettato un intervento del governo su una situazione che vorrei definire drammatica per il nostro sistema dei trasporti".
"Non credo che saranno tempi semplici per la nostra economia, produrremo merci che rischiano di restare sui piazzali" aggiunge, ricordando come questo stop va a inserirsi in uno scenario complessivo di quasi 'isolamento' per i nostri Tir.
"Il problema al Traforo - spiega - non può essere visto a se' stante ma va considerato nel complesso" dei vincoli posti dalla Svizzera, "che ha messo un tetto massimo di 650.000 transiti annui di Tir" mentre sul Brennero "l'Austria sta violando da anni i trattati europei sulla libera circolazione delle persone e delle merci" e comunque "oggi deve fare interventi di manutenzione bloccando i nostri mezzi".
Il Politecnico di Torino
Attualmente è in corso anche uno studio del centro Siscon del Politecnico di Torino. “Si potrebbero studiare lavori diversi, più puntuali, come i “cerotti” sulle volte utilizzati da Autostrade nelle sue 900 gallerie”, sottolinea il professor Bernardino Chiaia che considera la seconda canna una soluzione più sicura.
E il governatore della Valle d’Aosta, Renzo Testolin, dopo la frana che a Modane in Francia ha provocato la chiusura del Frejus, rilancia l’opzione raddoppio: “La soluzione della seconda canna del Bianco, soprattutto in situazioni di interruzioni di altri tunnel alpini, emerge ancora più necessaria rispetto a quella che poteva essere una supposizione di alcuni mesi fa”.
Regione Valle d'Aosta: ragionare su futuro infrastruttura
Nel frattempo, il presidente della Regione Valle d'Aosta Renzo Testolin ha riferito ai colleghi del Governo i dettagli della situazione del traffico emersi dalla riunione di ieri sera del Comitato operativo viabilità- Cov e i contenuti delle sue interlocuzioni istituzionali in atto.
“Dall’ultimo colloquio avuto con i vertici del Geie Traforo del Monte Bianco - sottolinea Testolin - è emerso che, al momento, non c’è una variazione della programmazione degli interventi manutentivi previsti. Seguiremo di ora in ora l’evoluzione della situazione anche attraverso la costante interlocuzione con tutti i soggetti istituzionali coinvolti.
Proprio in queste ore è evidente quanto il collegamento transalpino sia vitale per la nostra regione, per tutto il Paese e per l’Europa; dopo aver risolto questa emergenza, non è più rinviabile un serio ragionamento politico-istituzionale sul futuro di questa infrastruttura”.
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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