Come cambia il Patto di stabilità e cosa dovrà fare ora l'Italia

Dopo il via libera dell'Ecofin alle nuove regole, pareri contrastanti. L'Italia ha ottenuto un bonus fino al 2027 ma al termine della legislatura scatteranno norme più stringenti. E attenzione alle multe
Cambia il patto di stabilità, una riforma che premia sicuramente le proposte tedesche e che - nonostante ì le parole del Governo - penalizza l'Italia, la quale dal 2027, alla fine cioè della legislatura, si troverà a fare i conti con una maggiore rigidità.
Dopo la decisione dell'Ecofin, tuttavia, la presidenza di turno della Ue, detenuta dallo spagnolo Pedro Sanchez ritiene le nuove regole "realistiche, equilibrate, adatte alle sfide presenti e future”.
"Le nuove regole di bilancio per i Paesi membri dell'Ue sono più realistiche ed efficaci allo stesso tempo. Combinano cifre chiare per deficit inferiori e rapporti debito/Pil in calo con incentivi per investimenti e riforme strutturali.
La politica di stabilità è stata rafforzata”. dice invece sempre su X il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, dopo l'accordo all'Ecofin sulla riforma del Patto di stabilità.
I contenuti del Patto di stabilità
È previsto “un trattamento speciale” per le riforme e gli investimenti dei Next Generation Recovery Plan, nonché per il cofinanziamento nazionale di altri fondi europei. Ci si concentra su un unico indicatore per l'intero periodo di aggiustamento: il percorso di spesa per ciascun paese, raccogliendo le possibili deviazioni accumulate in un “conto di controllo”.
Sono previste salvaguardie per garantire la riduzione del debito e lo spazio di bilancio. In particolare si prevedono
- soglie di riferimento per tutti i paesi al fine di garantire un'effettiva riduzione media annua del rapporto debito di 1 punto percentuale per i paesi con debito superiore al 90 percento (tra cui l’Italia) e dello 0,5 per quelli tra il 60 e il 90 percento. Soglie durissime da raggiungere per l'Italia in ogni caso.
- un margine di bilancio del disavanzo strutturale pari all'1,5 percento del Pil inferiore al 3 percento nel “braccio preventivo” del Patto di stabilità (quando il deficit/pil è inferiore al 3 percento)
- una velocità di aggiustamento del deficit primario strutturale per questi Paesi pari allo 0,4 percento del pil all'anno, che potrà ridursi allo 0,25 in caso di estensione da 4 a 7 anni.
Le norme contemplano un regime transitorio fino al 2027 che attutisce l'impatto dell'aumento del peso degli interessi, tutelando la capacità di investimento.
Si prevede che a breve inizieranno le discussioni sul testo concordato nella fase di negoziazione interistituzionale, comunemente nota come trilogo, alla quale partecipano tre istituzioni dell'Unione europea: Consiglio Ue, Parlamento europeo e Commissione.
Ora i lavori tecnici proseguiranno per completare il testo giuridico conformemente all'accordo provvisorio. Una volta finalizzato, il testo sarà presentato al comitato dei rappresentanti permanenti degli stati membri (Coreper) per l'approvazione.
L'accordo rivisto dovrà essere adottato formalmente dal Parlamento e dal Consiglio prima di poter essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale ed entrare in vigore nel 2024, con effetto dalla pianificazione di bilancio 2025.
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Le parole del Governo e dell'opposizione
"Abbiamo partecipato all'accordo politico per il nuovo Patto di stabilità e crescita con lo spirito del compromesso inevitabile in un'Europa che richiede il consenso di 27 Paesi". Così il ministro dell'economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti al termine "Ci sono alcune cose positive e altre meno.
L'Italia ha ottenuto però molto e soprattutto quello che sottoscriviamo è un accordo sostenibile per il nostro Paese volto – aggiunge – da una parte a una realistica e graduale riduzione del debito mentre dall'altra guarda agli investimenti specialmente del Pnrr con spirito costruttivo".
"Ci sono regole più realistiche – dice ancora Giorgetti – di quelle attualmente in vigore. Le nuove regole naturalmente dovranno sottostare alla prova degli eventi dei prossimi anni che diranno se il sistema funziona realmente come ci aspettiamo".
“Consideriamo positiva – conclude il ministro dell'Economia – il recepimento delle nostre iniziali richieste di estensione automatica del piano connessa agli investimenti del Pnrr, l'aver considerato un fattore rilevante la difesa, lo scomputo della spesa per interessi dal deficit strutturale fino al 2027".
Ma è chiaro, che l'Italia non ne esce bene. Lo sottolinea Carlo Calenda (Azione) che ricorda come "ci saranno limiti automatici, numerici, quantificati alla discesa del deficit e del debito, con conseguenti multe automatiche".
E anche il resto dell'opposizione va all'attacco: "Meloni mette una grande ipoteca sul futuro: quello sul Patto di stabilità è un cattivo compromesso per l'Italia.
Perchè l'Italia è stata assente nel negoziato: l'Italia ha accettato a testa bassa l'accordo di Francia e Germania. Noi dovevamo batterci di più.
Se torniamo ai rigidi parametri quantitavi è come se non avessimo imparato niente dalla pandemia. Avrebbero dovuto lottare molto più prima e io penso che questo è un accordo che farà molto male all'Italia", sottolinea la segretaria del Pd Eddly Schlein.
Una nota di Palazzo Chigi considera "importante che sia stato trovato tra i 27 Stati membri della Ue un compromesso di buonsenso per un accordo politico sul nuovo Patto di stabilità e crescita.
Nonostante posizioni di partenza ed esigenze molto distanti tra gli Stati, il nuovo Patto risulta per l'Italia migliorativo rispetto alle condizioni del passato".
Sono "regole meno rigide e più realistiche di quelle attualmente in vigore - scrive Meloni - che scongiurano il rischio del ritorno automatico ai precedenti parametri, che sarebbero stati insostenibili per molti Stati membri".
E ancora: "Sebbene il nuovo Patto contempli dei meccanismi innovativi volti a tener conto degli effetti di eventi esterni e straordinari nel computo dei parametri numerici da rispettare, rimane il rammarico per la mancata automatica esclusione delle spese in investimenti strategici dall'equilibrio di deficit e debito da rispettare. Una battaglia che l'Italia intende comunque continuare a portare avanti in futuro".
"Ho sempre combattuto, quando ero al governo, per contrastare le vecchie logiche di austerità e trasformare il 'Patto di stabilità e crescita' in un 'Patto di crescita nella stabilità'.
Purtroppo da un anno se ne occupa Giorgia Meloni e il suo patriottismo a chiacchiere sta rifilando all'Italia un 'Pacco di stabilità' che si tradurrà in un cappio al collo per il Paese", ha scritto su X il leader del M5S.
"Bene il via libera al nuovo Patto di stabilità dopo l'accelerazione franco-tedesca. Vedremo i dettagli. L'Italia di Meloni, che si era inventata una strategia a pacchetto, che è ancora incartata sul Mes, che aveva avuto l'idea geniale di attaccare il commissario Gentiloni, infine minacciato e poi tolto il veto, non ha brillato per strategia e lungimiranza", ha detto invece il deputato di Più Europa Benedetto Della Vedova. 'Escluse le spese per la difesa!'.
'Esclusi gli interessi sul debito!'. Tra poco girerà voce che abbiamo vinto 21-0 e che ha segnato pure Zoff di testa su calcio d'angolo.
L'operazione mediatica è chiara: far passare il messaggio che è stata una Grande Vittoria Italiana, in modo che quando tra due giorni leggeremo le carte (e ci accorgeremo che la realtà è un'altra) il messaggio sarà già passato. Perché così si fa in pubblicità", ha scritto ancora su X Luigi Marattin, deputato di Italia Viva.
Le parole di Gentiloni
Così invece Paolo Gentiloni, commissario Ue all'economia: "L'Italia ha contribuito in modo rilevante, direi decisivo, soprattutto nell'ultimissima fase, insieme alla Francia e alla Germania, a raggiungere questa intesa” sul Patto di stabilità.
Penso che per l'Italia siano molto importanti alcuni aspetti che riguardano il percorso di correzione del deficit che tenga conto dei maggiori costi per i tassi di interesse, il riconoscimento dell'importanza degli investimenti nel Pnrr per ottenere un periodo più lungo dell'aggiustamento e il riconoscimento dell'importanza delle spese della difesa”.
I prossimi passi
L'intesa raggiunta all'unanimità dall'Ecofin conclude il lungo negoziato tra i 27 sul Patto di stabilità, ma dà il via a una nuova fase non meno complessa. Il prossimo anno, già a gennaio, si attende che il Parlamento Europeo dia il via libera alla sua posizione negoziale sulle nuove regole fiscali.
Da lì in poi inizieranno i triloghi tra Consiglio Ue e Parlamento europeo, con la mediazione della Commissione. In questo contesto le posizioni negoziali del Consiglio e del Parlamento Ue saranno confrontate per arrivare a un testo unico.
A quel punto la palla passerà nuovamente al Pe, chiamato a ratificare il testo finale. L'ultima Plenaria disponibile prima della campagna per le Europee è quella di aprile. Dunque la strada è ancora lunga
Redazione Cuoreeconomico
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