Commercio al dettaglio, l’inflazione si mangia la mini-crescita

Il dato di Novembre 2022 segnala una leggera risalita delle vendite, ma la congiuntura economica costringe a fare selezione. Confcommercio: “Riforme e Pnrr non bastano per l’Italia dello zero virgola”. Confesercenti: “Pagano soprattutto i piccoli negozi, il Governo intervenga”
Per il commercio al dettaglio, l’anno nuovo si chiude a tinte fosche, le stesse che aprono il 2023. Lo dice il centro studi di Confcommercio, nella tradizionale analisi, ma anche le altre associazioni di categoria confermano il trend.
Il dato complessivo
Secondo Confcommercio, a novembre le vendite al dettaglio sono aumentate (+0,8% in valore e +0,4% in volume) rispetto al mese precedente.
In particolare, le vendite di beni alimentari sono aumentate in valore (+0,6%) e sono rimaste stazionarie in volume, mentre quelle dei beni non alimentari hanno fatto registrare una variazione positiva in valore e in volume (rispettivamente +1% e +0,7%). Lo ha reso noto l'Istat diffondendo le stime preliminari.
Su base tendenziale, invece, le vendite sono aumentate del 4,4% in valore e calate del 3,6% in volume, con i beni alimentari cresciuti in valore (+6,6%) e diminuiti in volume (-6,3%). Stesso trend per le vendite dei beni non alimentari, in aumento in valore e in diminuzione in volume (rispettivamente +2,9% e -1,8%).
Nel trimestre settembre-novembre 2022 le vendite al dettaglio sono cresciute in valore (+0,8%) e calate in volume (-1,4%) in confronto ai tre mesi precedenti, con i beni alimentari in aumento in valore (+1%) e in calo in volume (-2,3%), così come quelle dei beni non alimentari (+0,7% in valore e -0,5% in volume).
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Inflazione fa spendere meno.
“Il modesto incremento congiunturale dei volumi acquistati non attenua la portata negativa del profilo delle vendite al dettaglio.
Nei primi undici mesi dell’anno, al netto della variazione dei prezzi, le vendite sono risultate sostanzialmente ferme rispetto allo stesso periodo del 2021, evidenziando una contrazione significativa degli acquisti di alimentari e difficoltà di recuperare i volumi del 2019 in molti comparti”, sottolinea l’Ufficio Studi Confcommercio, per il quale “è sempre più evidente come le perdite di reddito e l’erosione del risparmio accumulato generate dall’inflazione costringano le famiglie a comportamenti selettivi nei confronti dei consumi.
La riallocazione della spesa per adesso ha interessato principalmente i beni, ma l’espansione del costo dei consumi obbligati potrebbe presto interessare anche l’ambito dei servizi”.
“Forse la recessione mite potrebbe essere evitata, non il forte rallentamento dell’attività economica, innescato proprio dalla frenata dei consumi, come testimoniato dalle variazioni tendenziali del mese di novembre per le varie formule distributive: riguadagna terreno l’e-commerce, soffrono i piccoli negozi e, nell’ambito della grande distribuzione, corrono i discount, una configurazione non nuova per l’Italia della crescita allo ‘zero virgola’ che si vorrebbe archiviare con le riforme e gli investimenti del Pnrr. Una sfida resa più difficile proprio dall’elevata inflazione”.
Confesercenti: nessun vero miglioramento
"L'inflazione continua a pesare sul commercio al dettaglio, il cui quadro, purtroppo, resta critico in particolare per i piccoli negozi": è quanto afferma Confesercenti.
In una nota l'associazione sottolinea infatti che se il dato sulle vendite di novembre sembra, da un lato, registrare una mini ventata positiva, nel complesso la situazione non volge al miglioramento.
"Le variazioni delle vendite, rispetto allo scorso anno, - spiega Confesercenti - sono tutte 'drogate' dalla crescita dei prezzi, presentando oscillazioni positive in valore ma riduzioni in volume.
Che per i piccoli negozi sono diventate un vero e proprio crollo, lasciando sul terreno il 6% del volume di vendite rispetto allo scorso anno"
"Inflazione e bollette - dice la Confederazione - hanno determinato una flessione dei volumi di vendita, le famiglie hanno speso di più per una quantità di beni che diminuisce" e il 2023 "si prospetta difficile" con le famiglie che "hanno quasi terminato le 'scorte' di risparmi con le quali hanno finora sostenuto gli acquisti, mentre proseguono le incertezze sul mercato delle materie prime alimentari e dell'energia".
Per questo Confesercenti auspica che il Governo "prosegua con decisione sulla strada dei sostegni a famiglie ed imprese, a partire dal fisco: tutelare la domanda interna è prioritario per la tenuta dell'economia in questa fase delicata".
Una strada da percorrere potrebbe essere quella della detassazione degli aumenti salariali: un intervento che, dicono gli esercenti, darebbe una spinta alla ripartenza della contrattazione e, quindi, ai salari.
Redazione Cuoreeconomico
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