Cualbu (Coldiretti Sardegna): “Psr incoraggi ciò che piace al mercato, si tutelino prodotti Igp”

(Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna)
Il presidente dei coltivatori diretti sardi a CUOREECONOMICO: “Produrre grano costa sempre di più e rende sempre meno: bisogna aiutare le aziende. Innovazione fondamentale, ma la burocrazia blocca molto”
Con le alluvioni e gli incendi il poco grano che viene coltivato in Italia ha subito un drastico calo e in Sardegna è a rischio estinzione. Secondo una stima di Coldiretti Sardegna, i costi di produzione continuano a salire (1100 e 1200 euro a ettaro) ma con bassi ricavi.
“La superficie totale di grano si è ridotta rispetto a prima e per gli agricoltori la remunerazione resta bassa, con circa 30 euro a quintale”, dice Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna.
“Supportando l’agricoltura con gli strumenti giusti - continua - è possibile dare una nuova vita ai terreni abbandonati e le dotazioni finanziarie da quasi 11 milioni per le imprese che coltivano grano sono di aiuto per il rilancio della filiera della cerealicoltura”.
Presidente, a questo proposito la convince il Piano di Sviluppo rurale della Giunta regionale?
“Da tempo denunciamo che servono misure per incoraggiare ciò che piace al mercato, così da valorizzare la nostra agricoltura e realizzare una filiera agroalimentare con quanti più attori possibili.
Un esempio riguarda mandorle che in Sardegna vengono usate per tanti dolci, ma che nessuno coltiva. Poi occorre tutelare maggiormente i prodotti Igp e promuoverli in maniera efficiente”.
Rimanendo sulle politiche regionali, i bandi sull’innovazione vanno nella giusta direzione?
“Sì, perché aiutano le imprese che fanno parte della nostra tradizione agricola e credo che la Sardegna abbia tutte le carte in regola per avere un distretto unico dell'agroalimentare, non solo per il pregio dei suoi prodotti ma anche per l’attenzione alle tecniche sostenibili.
Purtroppo gli agricoltori e gli allevatori in questi anni sono stati accusati ingiustamente di essere i principali responsabili dell'inquinamento, ma invece si sono dimostrati sensibili al rispetto dell'ambiente, tanto che in Sardegna è stato realizzato il primo agnello al mondo totalmente sostenibile.
Noi ci battiamo perché cambi la mentalità generale nei nostri confronti e apprezziamo la legge che vieta la produzione di cibo sintetico perché si tratta di metodo che richiede più dispersione di acqua e maggiore emissioni di anidride carbonica”.
Relativamente all’agricoltura, come valuta i progetti legati al Pnrr?
“Il Pnrr offre tante opportunità che potrebbero risollevare l’agricoltura dopo l’inflazione e gli eventi meteorologici, a cominciare dagli accordi di filiere per la riqualificazione di zone abbandonate perché oggi si coltiva solo un terzo dei terreni disponibili.
Sono contento che la Regione abbia istituito una regia per l'ammodernamento delle infrastrutture idriche che oggi registrano perdite anche oltre il 40 percento.
Per raggiungere gli obiettivi del Pnrr occorre migliorare l'attuale burocrazia, non solo con leggi apposite ma anche assumendo figure professionali con le competenze giuste”.
Per la salvaguardia dell’agricoltura occorrono anche i lavoratori. Voi avete difficoltà a trovare persone che vogliono lavorare?
“Anche noi agricoltori facciamo fatica a trovare lavoratori, mentre fino a qualche anno era più facile reperire persone anche straniere.
Il Decreto Flussi non ha dato gli effetti sperati, ma anche fra gli italiani si fa fatica a trovare manodopera perché non a tutti piace il lavoro nei campi e il alcuni casi il reddito di cittadinanza non è stato certo di aiuto”.
Di Matteo Melani
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