mer 29 apr 2026

Seguici su:

Cursano (Confcommercio Toscana): “I negozi sono il fulcro di un microsistema sociale. La sfida è recuperare relazioni e vitalità, a prova di globalizzazione”

“Dal 20 dicembre al 6 gennaio le rubriche di CUOREECONOMICO racchiuderanno le idee, le riflessioni e gli interventi che hanno contribuito ad analizzare il quadro economico e sociale italiano nel 2024”

(Aldo Cursano, Presidente Confcommercio Toscana)

Il resiliente carattere delle imprese toscane ha dimostrato più volte la sua dinamicità di fronte ai precari equilibri internazionali e alla crisi del commercio tradizionale.

Oggi la sfida è preservare la vitalità dei negozi per tornare a un consumo di relazioni che spesso la globalizzazione tende a scoraggiare. Di seguito l’intervista ad Aldo Cursano, Presidente Confcommercio Toscana. 

Qual è la sua valutazione sull'andamento del tessuto imprenditoriale in Toscana nel 2024? Quali sono le principali difficoltà che i lavoratori e gli artigiani stanno affrontando sul territorio?

"Le imprese toscane hanno sempre dimostrato di saper reagire alle crisi di ogni tipo con grande dinamismo, ma è indubbio che la difficile congiuntura internazionale, che già ha compromesso le performance dell’export, preoccupi un po’ tutti a cascata.

Dopo il rimbalzo post-pandemico, la crescita rallenta, la propensione agli investimenti cede il passo ai timori per il futuro e molte imprese, specie le piccole, restano sottocapitalizzate.

Il turismo e i servizi innovativi del terziario per fortuna segnano risultati positivi, ma il commercio tradizionale vive una crisi profonda: negli ultimi dieci anni, i capoluoghi toscani hanno perso il 21% dei negozi, trasformando molte strade in deserti urbani. I negozi non sono solo economia, ma presidio sociale e identitario, sono il fulcro di un microsistema sociale.

Senza loro è a rischio la tenuta del modello di vita e di accoglienza a cui siamo abituati. Tornare a un consumo di qualità, centrato su relazioni autentiche e prodotti eccellenti, è la sfida per recuperare vitalità e tenuta sociale, a prova di globalizzazione".

Ci può parlare dei settori che hanno registrato una crescita significativa in Toscana e di quelli che, invece, stanno attraversando una crisi (es. settore moda)? Quali dinamiche stanno influenzando questi andamenti?

"I conflitti e le tensioni politiche internazionali in atto non offrono una cornice favorevole allo sviluppo del terziario, fatto per prosperare in tempi di pace. Penso ad esempio al turismo, che in Toscana offre ottime performance e sostiene in via diretta e indiretta commercio, pubblici esercizi, produzione agroalimentare e artigianale.

Ma vive di equilibri fragili, è in evoluzione continua e dobbiamo stare attenti che la nostra offerta sia sempre in linea con le richieste del mercato. La sfida è mantenere alta l’attrattività con servizi eccellenti e infrastrutture moderne, dove accusiamo ancora ritardi.

Cambiamenti climatici e nuove abitudini di viaggio mettono in discussione il nostro primato: Paesi del Nord Europa, per esempio, attraggono sempre più turisti con un'offerta balneare inedita.

Dobbiamo rafforzare la sostenibilità ambientale e sociale, ripensando città e territori in chiave ecologica. Per quanto riguarda la moda, pur con difficoltà può tornare protagonista puntando su innovazione, tracciabilità e made in Tuscany, un marchio ancora vincente nel mondo".

Guardando al futuro economico della regione, quali sono le sue principali preoccupazioni e quali speranze intravede per sostenere le imprese toscane e i lavoratori nei prossimi anni?

"L’intelligenza artificiale e l’accelerazione che ha impresso al cambiamento; il mismatch tra domanda e offerta sul mercato del lavoro; la perdurante emarginazione di donne e giovani dai contesti economici: sono questi i fattori che mi preoccupano di più.

Ma se è vero che ogni ostacolo nasconde un’opportunità, possono diventare trampolini di lancio per un nuovo sviluppo, migliore e più inclusivo. Per colmare il gap e rilanciare l’economia dobbiamo però puntare su ricerca, formazione e riqualificazione dei lavoratori già attivi.

Le imprese cercano competenze che spesso non trovano, e i giovani, pur con aspettative diverse dal passato, rappresentano un potenziale enorme. Per attrarli, occorre ripensare il lavoro, puntando su welfare e conciliazione vita-lavoro: ai soldi e alla carriera preferiscono il tempo per vivere passioni e affetti.

Serve un nuovo Rinascimento economico e sociale: dalla Toscana, terra di innovazione e cultura, possono partire idee capaci di indicare la strada".

Di Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com