Cuzzilla (Cida): “Mancano decisioni che rafforzino la politica industriale. Tagli a spesa improduttiva, no altro debito”

(Stefano Cuzzilla, presidente di Cida)
Intervista con il presidente della Confederazione Italiana dei dirigenti e delle alte professionalità: “Ripartire da lavoro ad alto valore aggiunto, politiche economiche e sociali inclusive, investimento in istruzione, ricerca e sviluppo”
L’esperienza e le capacità gestionali dei manager ed in generale dei dirigenti possono essere determinanti in questo momento nel quale l’Italia si gioca molto del suo futuro.
Eppure, nonostante questo, proprio una recente indagine di 4Manager, ha confermato come ci sia carenza di questa importante professionalità nelle imprese italiane, soprattutto quando si parla di sostenibilità ed economia circolare, punti chiave per la crescita nei prossimi anni.
Uno squilibrio che rischia di frenare lo sviluppo industriale.
CUOREECONOMICO fa analizza gli scenari economici con Stefano Cuzzilla, presidente di Cida, la confederazione dei manager e delle alte professionalità: “I manager - spiega Cuzzilla - con le loro esperienze e, soprattutto, con le loro competenze possono e devono essere il vero motore di questa ripartenza che l’Italia e gli italiani aspettano con ansia.
In un’economia che deve affrontare così tanti cambiamenti, l’elemento essenziale per la competitività e per la salvaguardia di un Paese e del proprio tessuto economico è dato dalla capacità di adattarsi con la stessa velocità ai cambiamenti.
Ciò è possibile soltanto puntando sull’utilizzo e sulla diffusione di conoscenze e competenze scientifiche, tecniche e, inderogabilmente, gestionali”.
Più interventi sulla politica energetica
L’Italia sembra resistere agli scenari più neri o almeno finora è riuscita a superarli, ma la vera sfida per il Paese arriva adesso, con un Governo appena insediato chiamato a non stravolgere l’impianto che ha portato nelle casse dello Stato i soldi del Pnrr, ma che comunque dovrà bilanciarlo con le proposte caratterizzanti la nuova maggioranza.
Cuzzilla disegna lucidamente il quadro che attende l’Italia: “Il conflitto in Ucraina - spiega - ha portato a un forte rallentamento dell’economia, sono aumentati i prezzi dell’energia e nel terzo trimestre i problemi di approvvigionamento di materie prime hanno interessato circa il 60% delle aziende industriali italiane.
Nonostante questo, nel 2022 il nostro sistema produttivo ha retto alla crisi, dimostrando capacità di resilienza ed efficienza.
Mi preoccupa piuttosto ciò che accadrà nei prossimi mesi, con un 2023 che tutti dicono sarà a crescita zero. Penso che la Legge di Bilancio vada migliorata confermando il legittimo sostegno alle famiglie ma, allo stesso tempo, intervenendo più decisamente su politica energetica ed economica”.
Troppi bonus e poche misure strutturali
E aggiunge: “Ci sono troppi bonus e misure una tantum, quando invece avremmo bisogno di interventi strutturali. In questo Paese mancano decisioni di politica industriale che rafforzino la nostra posizione rispetto agli altri competitors.
Manca, se posso aggiungere, un investimento in competenze manageriali adatte a guidare la trasformazione ecologica e digitale.
Ecco, nello scenario economico che abbiamo davanti, bisogna stare molto attenti a fare maggior debito. Piuttosto, bisognerebbe tagliare un po’ di spesa pubblica improduttiva e stimolare il mercato del lavoro, invece che sussidiare”.
Investire su welfare, tutele e fiscalità
Su tutto aleggia ovviamente la scure dell’inflazione, che ha abbassato drasticamente il potere di acquisto degli italiani e che ora rischia di danneggiare i consumi e quindi innescare una pericolosa spirale: “Secondo gli ultimi dati Istat - sottolinea Cuzzilla - l'indice dei prezzi al consumo per la collettività ha raggiunto livelli che non si vedevano da 40 anni.
Si va dai rincari energetici a quelli dei beni alimentari. Su questi punti bisogna intervenire, arginando prima di tutto ulteriori rincari. È necessario trovare soluzioni sostenibili, per evitare un ulteriore gap tra ricchi e poveri.
Bisogna investire in welfare, in maggiori tutele per le donne lavoratrici, in una fiscalità che difenda il patto intergenerazionale tra attivi e pensionati.
Dobbiamo ripartire dal lavoro ad alto valore aggiunto, da politiche economiche e sociali inclusive, da un forte investimento in istruzione, ricerca e sviluppo”.
I soldi del Pnrr e le sfide da affrontare
Intanto è arrivata la seconda tranche del Pnrr da 21 miliardi. Cuzzilla non ha dubbi sull’allocazione che dovrebbe avere questo denaro: “Diversi campi necessitano di un intervento immediato - sottolinea il presidente dei manager - In primis bisogna ripartire dal lavoro, forza motrice di ogni sistema economico e soprattutto dal lavoro giovanile e dalle donne.
Siamo il secondo Paese in Europa con la più bassa percentuale di giovani occupati (solo il 31,1%), siamo al penultimo posto per occupazione femminile e siamo primi in classifica con oltre 3 milioni di giovani non inseriti in percorsi di formazione e istruzione (i cosiddetti Neet).
In questo il Pnrr è una leva importante se teniamo conto che, secondo i dati elaborati da Cida le due Missioni che maggiormente prometteranno di trainare l’occupazione giovanile si concentreranno sulla digitalizzazione con un +0,9% (Missione 1) e sulla transizione ecologica, con una percentuale del +0,8% (Missione 2). Poi investire in ricerca e sviluppo.
Nel 2020 la nostra spesa complessiva era all’1,53% del Pil contro la media europea del 2,32%. Ma ancora fisco, nuove tecnologie, Mezzogiorno e Sistema Sanitario. Sono tutti task dai quali lo sviluppo del nostro Paese non può prescindere e sui quali la nostra Confederazione sta già lavorando.
Abbiamo la grande opportunità di potere utilizzare le risorse economiche che il Pnrr ci mette a disposizione e che rappresentano una concreata possibilità di rilancio, ma è fondamentale che queste risorse vengano indirizzate e gestite nel migliore dei modi”.
Il nuovo Governo alla prova dell’Europa
Per la terza tranche, bisognerà attendere che il nuovo Governo continui a “fare i compiti”. Operazione non così scontata viste le divergenze anche interne – oltrechè con la Ue – su alcune posizioni.
Cuzzilla però è fiducioso: “Sono sicuro - conclude - che prevarrà il senso unanime del bene del Paese. Sull’Ucraina poi mi sembra che la Premier abbia espresso a più riprese la sua posizione.
Penso piuttosto che si debba accelerare nel mettere in pratica tutte le possibilità che abbiamo per rimettere in moto il Paese. Sicuramente in uno scenario mondiale di questo tipo è fondamentale cooperare, lavorare per la pace e per una risoluzione veloce del conflitto”.
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 7023475
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com












