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25/06/2022

Cuzzilla (Cida): «Stagflazione non ci deve cogliere impreparati: il ruolo dei manager sarà fondamentale»

(Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager)

Intervista al neopresidente della confederazione dei dirigenti: «No a instabilità politica. Il Pnrr è ancora più importante, servono professionalità per gestirlo bene. Non possiamo permettere che altri periodi di stagflazione ci colgano impreparati»

La Cida, Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, ha un nuovo presidente: è Stefano Cuzzilla, attuale numero uno anche di Federmanager.

CUOREECONOMICO lo ha intervistato per capire le linee programmatiche, anche alla luce dell’attuale situazione.

Lei è stato appena eletto presidente: quali sono i punti chiave attorno ai quali ruoterà il suo operato?

«Sono onorato di essere stato chiamato a gestire l’alto compito di rappresentanza sindacale a cui Cida lavora da oltre 75 anni, ma altrettanto consapevole che la complessità storica che stiamo attraversando rende urgente un riposizionamento strategico della nostra Confederazione.

E’ necessario andare verso un nuovo modello di governance più incisivo, perché Cida diventi protagonista del dibattito pubblico sulle decisioni che il governo intende assumere in campo economico e sociale.

Fisco, pensioni, sanità, rapporti con i territori, politiche inclusive e rappresentatività in ambito europeo, sono questi i punti cardine a cui lavorerò, sapendo di poter contare su una grande squadra che condivide l’urgenza di rispondere alle nuove sfide che il Paese ha di fronte.

In particolare voglio ringraziare Mario Mantovani, Giorgio Rembado e Guido Quici che mi accompagneranno in qualità di Vicepresidenti e Maurizio Argentieri che sarà il nuovo Tesoriere».

Quale è il ruolo che la Cida ed i manager possono ricoprire in questa fase delicata in cui l'Italia rischia una stagflazione?

«Alla crisi pandemica si sono affiancate quella energetica e quella bellica che incidono drasticamente sul nostro sistema economico e rendono il compito dei manager ancora più complesso.

Siamo consapevoli, però, di essere responsabili del futuro del nostro Paese, un compito importante che richiede prima di tutto una ricostruzione etica, morale, civile e culturale dell’Italia.

Lo dico con convinzione e grande senso di responsabilità perché come più volte ho sottolineato: la dirigenza e le alte professionalità sono la spina dorsale di questo Paese.

Non possiamo permettere che altri periodi di stagflazione ci colgano impreparati, quindi noi manager, quale forza propulsiva del sistema economico, dovremo mettere in campo le nostre competenze, in uno stretto dialogo con le istituzioni, affinché questo non accada». 

La crisi russo ucraina con tutte le sue conseguenze economiche può fermare il processo virtuoso dell'Italia che il Pnrr con le sue missioni aveva innescato?

«Le conseguenze di questa crisi stanno generando impatti da gestire con la massima attenzione e proprio per questo dobbiamo dare il massimo contributo all’operato del Governo.

Le risorse del PNRR rappresentano un serbatoio di opportunità di rilancio che non possiamo sprecare e che, proprio perché indispensabili per il nostro motore economico, devono essere investite e gestite nel migliore dei modi.

È in questa fase che le competenze e le capacità decisionali dei manager giocheranno la partita più importante.

Ecco perché chiediamo che i manager siano coinvolti nei tavoli istituzionali in cui si stanno decidendo i percorsi di attuazione del Pnrr, in ragione della loro esperienza sul campo e delle competenze maturate negli anni».

Come cambieranno gli scenari economici mondiali dopo questa guerra? La Russia odierna è assai diversa da quella uscita dall'Urss, ma l'isolamento si farà sentire. E l'Ucraina è da ricostruire...

«Con lo scoppio della guerra in Ucraina il Pil ha subito di nuovo un forte rallentamento dovuto, senz’altro, alle numerose incognite legate alla tenuta complessiva del settore produttivo e al problema dell’approvvigionamento di materie prime.

Gli scenari internazionali sono cambiati e l’Italia è impegnata in una delicata opera di confronto volta a definire equilibri politici e a creare nuove alleanze.

Per quello che concerne la Russia, l'isolamento si farà sicuramente sentire perché le sanzioni rivolte a Mosca assumono una portata sempre più significativa.

L’intero assetto geopolitico mondiale è in fase di grande evoluzione e non possiamo permetterci di essere spettatori passivi, ma dobbiamo posizionarci da protagonisti autorevoli nel dibattito internazionale».

Dal mondo della politica tornano a sentirsi sirene pericolose che rischiano di far saltare il banco del Governo. Teme che questo possa avere contraccolpi per il lavoro che si sta facendo sul piano economico e delle riforme?

«L’Italia non può permettersi una fase di instabilità politica. È il momento della coesione e della comunione d’intenti per garantire che il Paese consolidi la propria reputazione e cresca in termini di competitività. Dobbiamo rispettare il piano di riforme concordato con Bruxelles per utilizzare i fondi del Pnrr.

Il programma portato avanti da questo Esecutivo, sia pure con i necessari adeguamenti dovuti alle mutate condizioni economiche e sociali, è l’unico possibile se si vogliono ottenere le risorse messe a disposizione dall’UE. E noi siamo pronti a mettere in campo le migliori competenze manageriali affinché ne benefici tutto il sistema Paese».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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