Dadda (Legacoop Lombardia): “Cooperazione resiliente alla crisi, accelerare sulla transizione ecologica”

(Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia)
Il presidente di Legacoop Lombardia a Cuoreeconomico: “Abbiamo affrontato questa emergenza energetica facendo ricorso alle nostre riserve finanziarie ed economiche e abbiamo retto meglio di come ci aspettavamo. Ora la sfida è inglobare in modo efficace la sostenibilità nelle scelte strategiche delle imprese in un’ottica lungimirante. Il Pnrr è una grande opportunità, ma bisogna semplificare le procedure”
Il ruolo delle mondo delle cooperative come propulsore di iniziative economiche in grado coniugare sostenibilità ambientale e sociale; la necessità di integrare i principi della transizione ecologica e digitale tra gli obiettivi chiave delle strategie di crescita delle imprese; e l’importanza di cogliere tutte le opportunità legate al Pnrr puntando su una semplificazione delle procedure.
Di questi temi abbiamo parlato con il presidente di Legacoop Lombardia, Attilio Dadda, che ha tracciato per CUOREECONOMICO un quadro del settore delle cooperative in Lombardia illustrando i risultati ottenuti finora dal comparto e le sfide che si delineano all’orizzonte.
Come la crisi energetica e l'aumento del costo delle materie prime hanno influito sul settore delle cooperative lombarde? Come stanno reagendo queste realtà?
“L’anno scorso, all’apice della crisi energetica, c’era molta preoccupazione. Adesso fortunatamente la situazione non è più così impattante dal punto di vista della tenuta del sistema e possiamo affermare che il nostro comparto ha reagito bene.
Come spesso succede nei momenti di crisi, sono state prese quelle decisioni rapide ed efficaci che in condizioni normali non sarebbero invece state attuate con la stessa celerità.
Tutto questo ha generato un importante salto di qualità che ha portato a una forte spinta verso l'autoproduzione di energia, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili.
Tra i settori che hanno risentito maggiormente dell’aumento dell’emergenza energetica c’è stato sicuramente quello delle cooperative di estrazione e lavorazione del marmo, un comparto notoriamente energivoro, che ha dovuto bloccare la produzione in quella fase in cui i prezzi dell’energia continuavano a crescere in maniera vertiginosa.
Per gestire la situazione sono state messe in atto una serie di misure volte a mitigare il costo energetico, come l’organizzazione su turni. Il tutto con l’obiettivo di ottenere un risparmio importante dei costi.
Un discorso analogo è stato fatto per la tenuta della catena freddo sui beni di consumo alimentari, che hanno avuto importanti ripercussioni sulle bollette, poi tradottesi in un aumento di costo dei beni consegnata alla grande distribuzione.
Nonostante tutte queste criticità, posso affermare con soddisfazione che il settore delle cooperative ha retto bene. Abbiamo affrontato questa emergenza energetica facendo ricorso alle nostre riserve finanziarie ed economiche e abbiamo retto meglio di come ci aspettavamo.
Ora la sfida è trasformare le difficoltà legate a questa particolare fase storica in un’opportunità per accelerare il processo di transizione ecologica”.
Può fare qualche esempio delle iniziative messe in atto in ottica green sulla spinta dell’emergenza energetica?
“Per esempio sull’autoproduzione di energia abbiamo registrato segnali importanti di investimento. Alcune imprese sono arrivate quasi al 100% di autoconsumo.
Abbiamo dati significativi sulle installazioni dei pannelli fotovoltaici nella grande distribuzione, avvenute, fra l’altro, in tempi di record.
Ma le iniziative sono davvero tante: abbiamo realizzato delle comunità energetiche coinvolgendo diversi punti della grande distribuzione a Milano; e stiamo poi lavorando sulle cooperative di housing, realizzando grandi interventi di efficientamento e di autoproduzione.
Come sempre, quando le crisi arrivano in maniera così repentina e dirompente generano uno shock e inducono risposte altrettanto veloci.
Stiamo intraprendendo finalmente la giusta strada verso la transizione ecologica, e ciò sta avvenendo in maniera concreta al di là di meri slogan”.
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Al di là delle misure emergenziali messe in atto per far fronte alla crisi energetica, in generale, qual è l’approccio del settore delle cooperative ai temi della transizione ecologica e digitale? Quali sono i nodi cruciali da affrontare per permettere che questi ambiti diventino parte integrante dei modelli economici di questo comparto?
“Dobbiamo smetterla di parlare di transizione ecologica in maniera astratta e pensare invece a inglobare in modo efficace questo concetto nelle scelte strategiche, e quindi nella mission, delle imprese. Faccio degli esempi concreti.
I problemi che dobbiamo affrontare riguardano, oltre all’energia, anche gli eventi climatici estremi. Queste questioni avranno diversi risvolti relativi, ad esempio, all’impatto della scarsità di acqua su quelle filiere che fanno ricorso massiccio a questa risorsa.
A ciò si aggiungono anche i rischi di inondazioni e i conseguenti possibili danni alle sedi produttive. Tutte problematiche che bisogna saper affrontare attraverso una strategia mirata.
Da questo punto di vista è fondamentale realizzare una valutazione approfondita dei rischi ambientali, predisporre un piano di resilienza, di adattamento al cambiamento climatico in un’ottica predittiva.
La struttura economica di un’impresa che vuole valutare i rischi finanziari legati alle proprie attività produttive non può permettersi di trascurare, nella sua visione strategica, le tematiche legate ai rischi ambientali e a quelli digitali.
Per quanto riguarda il digitale, in particolare, il nodo cruciale non è solo quello della sicurezza informatica.
E’ importante anche garantire anche la disponibilità dei dati in ogni momento e sfruttare al meglio il valore aggiunto legato a un efficace analisi predittiva di queste preziose informazioni.
Dobbiamo lavorare molto su questi temi, perché nelle nostre cooperative abbiamo bravissimi manager che si occupano di rischi finanziari, ma non abbiamo manager formati adeguatamente sulla valutazione dei rischi ambientali e digitali.
Questo è un cambiamento di paradigma che deve essere portato avanti con rapidità, potenziando le competenze in questo ambiti. In quest’ottica la formazione è un elemento centrale”.
In questo percorso virtuoso legato al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla transizione ecologica e digitale quale opportunità rappresenta il Pnrr?
“Il Pnrr è una grandissima opportunità che dobbiamo sfruttare al meglio, le cui leve però non stanno in mano al mondo economico, ma al mondo delle istituzioni.
La sfida per sfruttare al meglio queste risorse è superare tutte quelle criticità legate ad esempio alla gestione dei bandi di gara e all’aumento generale dei costi. Bisogna considerare tutti questi aspetti, evitando di muoversi in maniera frettolosa nella realizzazione dei progetti.
Altro tema chiave è poi quello della pubblica amministrazione, che deve essere messa nelle condizioni di affrontare le importanti sfide legate al piano”.
Lo scorso 15 febbraio si è tenuto il Congresso di Legacoop Lombardia. Qual è stato il quadro del settore emerso? Quali sono le sfide principali che il mondo delle cooperative si pone per il futuro?
“Sono rimasto molto colpito dalla grande partecipazione all’evento, una partecipazione che non vedevo da molto tempo.
Ciò testimonia la grande voglia di ciascuno di dare un contributo alla crescita del settore, partecipando attivamente al dibattito sui temi chiave del comparto. Ciò mi dà la conferma che stiamo operando bene.
Detto questo, penso che il mondo delle cooperative abbia davanti a se’ importanti sfide: non rimanere ancorato a grandi eventi per celebrare i risultati raggiunti finora in 137 anni di storia, ma guardare al futuro, cercando di essere protagonisti del cambiamento in atto e, allo stesso tempo, di valorizzare i giovani.
Al di là dei dati positivi a livello economico che abbiamo registrato finora, dobbiamo cercare di guidare il cambiamento in atto nell’economia sociale in Italia.
Questo obiettivo deve essere raggiunto in tempi rapidi, perché altrimenti avremo un sistema economico non equilibrato, ma caratterizzato da molte disuguaglianze.
In questo contesto la cooperazione deve rivestire un ruolo chiave come aggregatore sociale, propulsore di iniziative incentrate sul sociale, riuscendo a dare delle risposte concrete ai bisogni.
In sostanza dobbiamo guardare al passato, alla nostra storia come un perno su cui far leva per proiettarci in modo efficace verso le nuove sfide che si stanno delineando all’orizzonte”.
Di Monica Giambersio
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