DDL Concorrenza, tassisti sul piede di guerra. Bittarelli (Uri): «Liberalizzare? Non è vero che lo chiede l’Europa»

(Loreno Bittarelli, presidente URI – Unione Radiotaxi d’Italia)
Dopo lo sciopero di due giorni, parla il presidente della maggiore organizzazione: «Il Governo applica un capriccio del Garante. Non si può liberalizzare ciò che è regolamentato da una licenza»
Monta forte la polemica nel mondo dei taxi dopo la decisione del Governo di dare corso alla direttiva Bolkestein sulla concorrenza, recepita a livello europeo nel 2010, ma nei fatti mai applicata in Italia.
La protesta è culminata con due giorni di sciopero: sotto accusa, da parte dei tassisti, l’articolo 10 del DDL concorrenza, che apre alla liberalizzazione del mercato e quindi delle licenze “al fine di stimolare standard quantitativi più elevati” e prevede “l'adeguamento dell'offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante applicazioni web e che utilizzano piattaforme tecnologiche per l'interconnessione dei passeggeri e dei conducenti".
Nel mirino dei tassisti c’è il Noleggio con conducente, ed in particolare Uber, la multinazionale che sta sempre più prendendo piede fra i viaggiatori.
CUOREECONOMICO ha voluto ascoltare la posizione di URI – Unione Radiotaxi d’Italia ed in particolare il presidente Loreno Bittarelli.
Qual è la vostra posizione in merito al DDL Concorrenza?
«Sin dalla audizione in Commissione al Senato abbiamo formalizzato, con un documento la nostra richiesta di stralcio della delega al Governo per la liberalizzazione del settore focalizzando l’attenzione su due punti sostanziali.
Il primo è che non si può liberalizzare un’attività regolamentata con tariffa amministrata e contingentamento delle licenze a compensazione dei tanti vincoli che caratterizzano un servizio che ha natura pubblica con obbligo del tassista di espletarlo anche quando lo deve fare senza marginalità rispetto ai costi.
Il secondo aspetto, legato al primo, è che non si possono liberalizzare le licenze a favore delle grandi società di capitali perché la nostra Costituzione prevede la funzione sociale degli investimenti di capitale nelle attività economiche che operano nel mondo del lavoro.
Infatti neanche l’Europa ci chiede di liberalizzare il sevizio taxi in quanto è arcinoto che la Direttiva Bolkestein ha escluso, espressamente e specificamente, il servizio taxi dalle liberalizzazioni: quindi liberalizzare anche quello che l’Europa stessa non chiede di fare appare una follia priva di senso e, soprattutto, di necessità e razionalità.
Questo era stato ben chiaro al Governo Monti che, infatti, in ben due Decreti Legge in tema di liberalizzazioni aveva escluso il servizio taxi: e non si comprende perché Draghi vuole essere più realista del Re e liberalizzare anche quello che nessun’altro - a parte il garante per la concorrenza - chiede di fare.
Sugli altri punti dell’articolo 10 del DDL Concorrenza abbiamo presentato proposte correttive e di buon senso su cui contiamo si possa trovare un punto d’intesa con il Governo».
Perchè la vostra associazione ha deciso di sottoscrivere un contratto collettivo per il trasporto pubblico locale non di linea?
«Uri associa le strutture radiotaxi operanti sul territorio italiano e presenti nelle principali città ed ognuna di queste strutture ha propri dipendenti: è stato naturale che la prima preoccupazione che abbiamo avuto quando ci siamo costituiti è stata quella di garantire alle parti datoriali ed ai dipendenti la sottoscrizione di uno specifico CCNL di categoria, fino ad allora inesistente. Siamo i più rappresentativi del settore, non a caso ci chiamano la Confindustria dei taxi».
Quanto sta incidendo il caro-energia sul trasporto pubblico locale ed in particolare sui taxi?
«Tanto e la prospettiva è ancor più preoccupante in assenza di una presa d’atto, da parte delle Istituzioni che il taxi non può essere considerato un servizio pubblico solo quando si prevedono obblighi ed oneri a carico dei tassisti.
Dal mancato riconoscimento dell’attività tra quelle usuranti, che stiamo chiedendo inascoltati da anni, al sostanziale abbandono a noi stessi subito durante il Covid, sembra palese che di noi le Istituzioni si ricordino solo quando il Garante chiede di inserirci nelle liberalizzazioni».
L'inflazione è al 7% e sta erodendo il potere di acquisto degli italiani? Pensate che questo possa condurre ad una riduzione dei viaggi?
«Intanto è evidente e certo che falcidia il valore degli attuali corrispettivi fissati dalle tariffe vigenti che i Comuni dovranno, necessariamente, adeguare in fretta.
Poi certo, le prospettive di generalizzata contrazione dei redditi sollevano uno scenario di grande incertezza e timore.
Invece di parlare e pensare a liberalizzare occorrerebbe l’apertura di un confronto strutturale finalizzato a queste tematiche che certo non ci risolve l’Europa».
Qual è la posizione di Uri sulla transizione verso le auto elettriche voluta dalla Ue?
«Da anni siamo promotori dell’adozione di autovetture elettriche e la più grande delle cooperative a noi associate, ovvero il 3570 di Roma, ha attuato verso i soci una politica di concreta incentivazione con realizzazione, presso la sede, di svariate postazioni di ricarica dei veicoli che acquisiscono energia da pannelli fotovoltaici a servizio delle necessità di tutta la ventrale.
Anche su questo aspetto tengo ad evidenziare che si tratta di investimenti autofinanziati dai tassisti soci della cooperativa. Il problema è sempre identico: noi siamo sempre stati promotori di ogni forma di innovazione tecnologica e soprattutto in campo energetico, ambientale, con specifico riferimento all’ elettrico.
Ma siamo sempre stati lasciati soli dalla Istituzioni e lo abbiamo fatto nella più completa indifferenza dei media che magari si soffermano e fanno un servizio di mezz’ora per il singolo ed isolato tassista che rifiuta il pagamento con il pos oppure opera scorrettamente, ma omettono completamente di valorizzare l’impegno anche economico profuso verso l’uso sempre più diffuso delle auto elettriche e dell’uso in centrale delle energie pulite o l’investimento per la realizzazione del nuovo sistema tecnologico di interconnessione tra l’offerta e la domanda It Taxi, che è il più avanzato del settore, utilizzato anche da Uber».
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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