DDL SICUREZZA. Cisl, Rossi: “Colpisce manifestazioni e forme di protesta. Governo e maggioranza raddrizzino queste storture”

Il Decreto Sicurezza diventato legge nella giornata di ieri, mercoledì 4 giugno, è stato definito da giuristi, associazioni e dall’opposizione “liberticida” a causa delle misure mirate a inasprire le pene per proteste, blocchi stradali, occupazioni abusive e rivolte in carcere. A far parte del dissenso è la Cisl, la quale “ribadisce forte critica per l’introduzione nel disegno di legge Sicurezza di nuove fattispecie di reato che colpiscono le manifestazioni e le forme di protesta”
Il Governo Meloni, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al vicepremier Matteo Salvini, hanno presentato il Decreto Sicurezza come uno strumento per garantire sicurezza e tutelare le forze dell’ordine. Tuttavia, la rapidità dell’approvazione, la severità delle pene e l’attenzione a scoraggiare l’attivismo e qualsiasi forma di dissenso, hanno reazioni significative da parte di giuristi, associazioni e opposizione, timorosi di una deriva autoritaria.
“È una scelta sproporzionata e sbagliata, che rischia di comprimere il diritto a manifestare pacificamente e di criminalizzare l’espressione del dissenso sociale. Un approccio così repressivo potrebbe mettere in ombra anche gli elementi positivi e condivisibili del provvedimento, come il rafforzamento del contrasto alla criminalità organizzata e l’attenzione finalmente dedicata alle condizioni di lavoro del personale delle forze dell’ordine, che vanno nella direzione auspicata anche dai sindacati di categoria”, dichiara il segretario confederale della CISL, Sauro Rossi.
Pensiero che la Cisl aveva già segnalato ai capigruppo di maggioranza al Senato sul precedente Ddl in merito alle norme sull’ordine pubblico che “invece di rafforzare il senso di sicurezza, rischia di alimentare tensioni sociali e delegittimare il diritto di mobilitazione pacifica – continua Rossi -. Alcune misure appaiono più rispondere a insicurezze percepite che a reali esigenze di tutela. È possibile e doveroso contemperare la salvaguardia dei beni pubblici e privati con il pieno riconoscimento delle libertà civili, senza ricorrere a sanzioni detentive. Un confronto più aperto e costruttivo con le parti sociali avrebbe consentito di migliorare il provvedimento, evitando forzature e rafforzando il suo impianto complessivo. Per questo chiediamo a governo e maggioranza di aprire a miglioramenti che raddrizzino queste storture.”
Redazione Cuoreeconomico
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